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Grafica - Angolo Grafica - Curva Maschile-Femminile

 

Grafica / Grafologia

© Elisa Zampa, 2001

…è possibile un rapporto tra Grafica e Grafologia?

Quest'ipotesi nasce dall'idealistico tentativo di immaginare una relazione profonda tra comunicazione visiva e comunicazione interiore.

L'obiettivo del grafico è di comunicare attraverso i segni o gli scritti, utilizzando vari procedimenti tecnici.La funzione della grafica è quella di porsi come tramite tra chi vuole comunicare e il pubblico cui la comunicazione è diretta; disponendo di materiali comunicativi in modo corretto e con l'adozione di tecniche idonee, è possibile raggiungere l'obiettivo di rendere più chiara ed evidente la comunicazione stessa.
La grafica si svolge in un contesto autonomo e assume una ben definita identità; in alcuni casi, attraverso la semplificazione, l'elaborazione, la manipolazione o la traduzione di messaggi, di forme o di elementi artistici, diventa forma artistica essa stessa.*
Quando si parla di stile si riconosce alle opere un'originalità che inevitabilmente riflette la personalità del progettista; inconsciamente, egli ha fatto ricorso alla propria individualità per rappresentare al meglio le proprie idee.
L'evoluzione tecnologica dell'ultimo decennio ha permesso alla progettazione grafica e tipografica di disporre di una varietà infinita di forme e mezzi espressivi che consentono di scegliere, indipendentemente dalla funzionalità della comunicazione, l'immagine più adatta al temperamento del grafico.
Nei progetti di comunicazione visiva possiamo notare come l'autore, per determinare una particolare sensazione sul fruitore, attinga a quel patrimonio segnico e simbolico dal quale prende anche la grafologia.
Raccogliere l'immaginario collettivo delle tradizioni, delle credenze, delle culture, dei segni e delle simbologie serve al grafologo per individuare le motivazioni profonde di un comportamento e per estrinsecare attitudini e prospettive di chi scrive, al grafico per comprendere il modo più efficace di trasmettere un messaggio.
Ciò che ci interessa analizzare sono le forme in relazione al contenuto che si vuole trasmettere ed i segni con cui è possibile procurare una determinata sensazione in chi legge.
Con la parola "forma" si intende il modo di presentarsi, di disporsi, di configurarsi di un oggetto, prescindendo dal contenuto.

La forma è condizionata e scelta dall'immagine anticipatrice in funzione dell'impressione che il soggetto vuole dare di sé e del proprio lavoro Quindi, l'autore riceve già, prima e nel momento di progettare, delle influenze dalle forze più profonde e nascoste dell'uomo.
Queste forze conservano la loro valenza archetipica primitiva: l'uomo reagisce agli stimoli producendo risposte dirette ad imprimere la propria traccia nell'ambiente.*
In effetti, la nostra storia individuale e la storia "collettiva" dell'umanità agiscono, qui e adesso, nel nostro comportamento, nel nostro gesticolare, nella nostra scrittura, nelle nostre scelte indipendentemente dalla nostra volontà.
L'inconscio è formato da una parte individuale fatta di pulsioni, emozioni e sentimenti personali, nate con l'individuo e da una parte che comprende tutte quelle esperienze innate, quindi ereditarie, che sono le stesse dappertutto in ogni epoca e per tutti gli individui.
Questo deposito stabile, nella psiche, di una esperienza costantemente ripetuta durante moltissime generazioni, si definisce Archetipo.
L'Archetipo diventa un centro autonomo di energia tendente a produrre la ripetizione e la rielaborazione delle stesse esperienze. Esso si manifesta per esempio attraverso i sogni, nelle visioni, nelle nevrosi, nel lapsus e probabilmente nei segni grafologici e nelle forme grafiche, perché esprimono idee e sentimenti di cui non siamo del tutto coscienti e di cui non abbiamo un totale controllo.
Le forme impiegate nella scrittura e nella progettazione grafica cosciente derivano dunque in gran parte da un disegno inconscio.
Chi usa determinate forme non è del tutto consapevole di quali strumenti egli si serve: egli modella e forma avendo in mente un modello e uno scopo, ma obbedendo ai potenti influssi dell'inconscio personale e collettivo.*
Chi scrive o chi compone un testo non sempre si rende conto della simbologia messa in atto, che, perciò, stimola chi guarda.
Nella maggior parte dei casi la comunicazione è voluta da parte del progettista perché il messaggio possa provocare una particolare reazione sul lettore; in altri casi, forse, l'artista sceglie inconsciamente delle forme di espressione che rivelano il proprio temperamento.
Sarebbe interessante scoprire se esistono realmente delle implicazioni psicologiche nei progetti di comunicazione visiva confrontando l'analisi del temperamento del progettista (la sua scrittura) e quella del suo lavoro.
L'argomento andrebbe approfondito da specialisti del campo grafologico e psicologico, per quel che riguarda questa ricerca ci si è limitati ad analizzare le forme dei segni tipografici (la scelta del carattere) e la loro disposizione nello spazio attraverso la simbologia proposta dalla grafologia morettiana (i segni).
Gli articoli che seguiranno avranno l'obiettivo di elencare alcune delle relazioni scoperte, di descrivere le emozioni offerte dalle forme del carattere tipografico e dall'impaginazione e in alcuni casi, di comprendere la simbologia che si nasconde dietro una determinata forma.
Ci auguriamo che il contributo della grafologia in questo senso possa essere quello di aggiungere una visione interpretativa diversa e più ricca nei progetti di comunicazione grafica e tipografica.

* Rimandi al

Il dizionario del grafico di Giorgio Fioravanti,

Il Tratto secondo Hegar di Nevia Dilissano

Gli Archetipi dell'inconscio collettivo di C. G. Jung.

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