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Grafica / Grafo logia© Elisa Zampa, 2001 La grafia, il carattere e l'impaginazione "Curva"
La curva è una provocazione atavica. L'uomo primitivo viveva intorno al proprio nucleo di capanne. Se ne allontanava in un certo spazio, ma muovendosi con le proprie gambe non era mai uno spazio sconfinato: doveva essere sempre in grado di tornare prima di notte, o prima di una tempesta. In questo suo deambulare, ha acquisito il concetto di uno spazio tondo, dimensionato sull'andata e sul ritorno. Difatti, ha assimilato alla rotondità l'idea del contenere, la sua vita e quella della sua famiglia, e ha costruito la capanna rotonda. Poi ha scoperto la ruota. Ha visto rotolare i tronchi sul terreno e ha capito che la rotondità eliminava o riduceva le fatiche fisiche del portare. Non siamo ancora alla curva. La curva è una linea e la linea è un'astrazione. Appartiene a uno stadio umano più avanzato. Per l'uomo primitivo era chiaro soltanto il concetto di tondo, che coincideva non solo con l'idea del contenere, ma anche dell'appropriarsi. Una volta non esisteva lo scambio, il contratto, ma solo la lotta per la vita. Che cosa distingueva la lotta degli uomini dalla lotta degli animali? L'intelligenza, sia pure a livello di furbizia. Nella lotta gli uomini scoprirono la tattica, evitarono di affrontarsi frontalmente e cercarono di aggirarsi, di circuirsi. E forse qui la rotondità ha smesso di essere una percezione puramente fisica per cominciare a essere qualcosa di mentale. A questo bisognerà anche aggiungere che l'uomo avrà pure constatato la rotondità, come concetto, nella natura stessa che non è rettiforme, ma continuamente si muove, si deforma, cresce, va a cercare la luce. E da queste osservazioni avrà certamente tratto supporti alle sue fantasticherie. […] Nella curva basta variare i raggi, basta far seguire a una curva una controcurva e subito si invade uno spazio, subito si fa del disegno. Diventa, appunto, creazione. Ma non c'è solo nel segno o nella forma il concetto di curvità. L'uomo ha inventato il linguaggio e anche tra le parole ve ne sono che contengono l'idea di curva. Parole che hanno dentro le curve. Pensaci un pò: elasticità, onda, movimento, felino, strisciare, nuotare, brancolare, esser maldestri, esplorare. Esplorando si procede per tentativi, per intenzioni e direi che persino l'intenzione è già una curva: io penso, comincio a formulare, mi muovo in una direzione, poi in un'altra. Sto intorno al pensiero. Ma anche il pensiero è curvilineo. Non si pensa mai in una sola direzione. Mentre vedere è rettiforme. Ci sono parole che esprimono la linea, oltre a quelle che esprimono la curva: velocità, indicare, battere, spedire, anche volare che sarebbe curvilineo in sé, ma nel nostro concetto fondamentale rimane una congiunzione più rapida tra due punti. E poi sparare, chiamare, progettare ossia tirar linee, tagliare, mirare. Noto che le parole che significano aggressione o comunicazione sono rettilinee. Le parole che hanno significati astratti o oggettuali sono generalmente curvilinee. Quanto meno, sono curvilinee le parole mediate, quelle che non esprimono immediatamente il concetto che vorrebbero suggerire. […] La curva è avventura ed è sempre dinamica. Anche se è un cerchio. Quando la curva chiude totalmente il cerchio, crea uno spazio all'interno, come dire, preponderante. Perché lo spazio nel cerchio è uno spazio compreso, di un valore superiore all'infinito che gli sta intorno. L'infinito ci scappa via, il cerchio si carica di un peso più che altro mentale, ma indiscutibile. E la curva che lo delinea ci crea nuove emozioni. La capacità di emozionarci fa sì che noi attribuiamo alla curva dei significati figurali, dei valori che arricchiscono. Per questo la curva porta a pensare. E d'altra parte è provocatoria, quindi induce a scavalcare il pensiero. La curva
procura infiniti piaceri, o le proiezioni di questi piaceri. Nella curva c'è sempre una implicazione erotica, quindi fortemente evocativa. Mi pare che gli oggetti con molte curve siano apprezzati di più." (Franco Grignani, Linea Grafica n. 2, marzo-aprile 1971).
Il movimento curvo è stato studiato dalla grafologia morettiana che ne ha fatto addirittura una super categoria in quanto tutti i segni del suo sistema presentano o un movimento curvo o un movimento angoloso o un movimento curvo e angoloso. Il segno linguistico caratterizzato dal movimento curvilineo corrisponde al segno grafologico "Curva". Il significante di questo segno è costituito dalla rotondità nei risvolti inferiori e superiori delle lettere. Il movimento curvo ha una simbologia universale: la curva è avvolgente, circonda le forme e la realtà, costeggia amorevolmente il reale come un ruscello sinuoso che svolta intorno agli alberi e supera gli ostacoli abbracciandoli (significato denotativo). Dal punto di vista simbolico, "Curva" sottolinea il passaggio graduale dall'affermazione dell'Io alla potenziale espansione del sentimento (significato connotativo). Indicazioni principali: adattamento, altruismo potenziale, ricettività, disponibilità, potenziale apertura intellettiva. Altre indicazioni "negative": adattamento passivo, scarso sviluppo della personalità, "oralità", lentezza, disimpegno (Pacifico Cristofanelli, Grafologia, dalla scrittura alla personalità 1989).
grafia femminile 47 anni, esempio di curva
Alcuni caratteri tipografici denominati "Lineari" possono avere le stesse caratteristiche del segno "Curva". Il carattere "Lineare" è privo di tratti terminali e si ispira alle lettere lineari dell'alfabeto greco e a quelle dell'arcaico romano. Il primo carattere tipografico "Lineare", come derivazione del carattere detto "Egiziano" è quello disegnato da William Caslon IV e diffuso, senza incontrare molto successo, nella sola serie maiuscola, a Londra nel 1816; successivamente nel 1832, Vincent Figgins completò la serie con il minuscolo, i numeri e altri segni. Il carattere "Lineare", detto anche "bastone", si è definitivamente affermato alla fine dell'Ottocento con la produzione di innumerevoli varianti: stretto, strettissimo, largo, larghissimo, chiaro, neretto, nerissimo e filettato, ecc… per il suo disegno semplice ed essenziale e per la sua leggibilità, è particolarmente adatto ad essere utilizzato nella comunicazione grafica pubblicitaria (Giorgio Fioravanti, Il dizionario del grafico 1993). In seguito nei primi decenni del Novecento il "Lineare" ha avuto diverse evoluzioni grazie alla scuola del "Bauhaus": una scuola fondata da Walter Gropius, uno dei più importanti architetti contemporanei, a Weimar nel 1919. Lo scopo di questa scuola è quello di realizzare l'unità fra le diverse attività artistiche e artigianali. Una delle attività era lo studio di un nuovo lettering dalle proporzioni corrette, funzionale e privo di abbellimenti (tra i tanti troviamo le forme curvilinee del "Bauhaus 93"). Il carattere "Bauhaus 93" può avere le stesse caratteristiche del segno "Curva" perché possiede un alto grado di rotondità nei vertici inferiori e superiori delle lettere (il significante). L'uso di questo carattere crea visivamente una sensazione di accoglienza nel lettore perché le forme così armoniosamente dilatate sembrano avvolgere, abbracciare il fruitore. Le forme esageratamente tonde non hanno dinamismo: sono lente e si adattano poco ai gusti dei nostri tempi (significato denotativo).
carattere Bauhaus 93, esempio di curva
carattere Bauhaus 93, il brano è tratto da Baldassar Castiglione, Il libro del Cortegiano Il segno "Curva" può essere riferito all'impaginazione di un manifesto o progetto grafico: può essere "Curva" una composizione dove la maggior parte degli elementi presenti nella pagina sono delimitati da linee curve (il significante). La "Curva", attraverso la continuità armonica e la fluidità che muovono gli elementi, crea un'ambiente accogliente e sereno (il significante denotativo). Nel caso qui proposto Max Huber e Jan Lenica accompagnano il segno "Curva" con altri segni che rafforzano le indicazioni del segno dominante: il "Disuguale Metodico" e il segno "Fluida". Il "Disuguale Metodico" in grafologia si avvera quando le lettere minuscole minori variano ritmicamente e armonicamente il proprio "Calibro" (altezza media delle lettere minuscole minori). Le disugualianze metodiche sono frutto di continue modulazioni armoniche della dimensione dell'energia vitale, nella sua estrinsecazione attraverso le variazioni del "Calibro". Palaferri definisce la scrittura come "onda grafica" del cervello. Tra le indicazioni positive: intuito, capacità di accettare e organizzare il nuovo, originalità, ricchezza di interessi, ricchezza ideativa, creatività, immaginazione, pensiero divergente. Nei gradi massimi anche questo segno ricco e positivo può presentare dei risvolti "negativi" come cerebralità, l'eccessiva ricerca di originalità o la stravaganza del genio. Nell'impaginazione può avere le stesse caratteristiche del "Disuguale Metodico" quella composizione che organizza in un ritmo armonioso gli elementi, i quali variano piacevolmente tra loro (il significante). Il ritmo armonioso crea una sensazione di vivezza, forza, originalità e ricchezza immaginativa (il significato denotativo). Mentre "Fluida" in grafologia è rappresentata da una grafia scorrevole, spontanea, "Attaccata" (le lettere vengono tracciate in un unico movimento continuo senza sollevamento della penna dal foglio), senza inceppamenti, tentennamenti e angolosità eccessive. "Fluida" è segno fondamentale della spontaneità che, come suggerisce il Moretti, è simboleggiata dal fiume che scorre in pianura e non dall'acqua che precipita dalla montagna. "Fluida" denota spontaneità, spigliatezza, continuità del pensiero e dell'azione, tra interno ed esterno, comunicativa sciolta e facile, disponibilità, simpatia, abilità pratiche. Nell'impaginazione può essere "Fluida" una composizione caratterizzata da una linearità di svolgimento senza contorsioni. In "Fluida" la comunicazione può essere talmente consequenziale da diventare uniforme, se la composizione manca di respiro e di ricchezza di elementi. |
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Note: Max Huber, grafico svizzero. Dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo e un breve periodo di lavoro in una industria grafica, si trasferisce a Milano, dove nel 1940 lavora presso lo Studio Boggeri. Trascorre in Svizzera gli anni della Seconda Guerra Mondiale, per poi ritornare a Milano nell'ottobre del 1945. Nel 1947, insieme ad Albe Steiner, viene incaricato da Giulio Einaudi di studiare la grafica della casa editrice; nello stesso anno collabora con Max Bill all'organizzazione della mosta Arte astratta e concreta a Milano. Nel 1950 crea il nuovo marchio per La Rinascente, con il quale inizia una costante collaborazione. Negli anni seguenti crea la grafica per diversi enti e aziende, quali la RAI, l'ENI e la Montecatini, ponendosi, attraverso proposte innovative, tra coloro che hanno maggiormente contribuito a fornire di nuovi contenuti la grafica italiana. Jan Lenica, grafico polacco. Studente alla Facoltà di Architettura di Varsavia, si occupa dapprima della progettazione e della ideazione di ambienti per mostre e fiere, poi di scenografie cinematografiche. Per quest'ultima attività ottiene riconoscimenti e premi, tra i quali, nel 1958, il Grand Prix di Bruxelles. Nell'attività di grafico si è distinto per la progettazione di manifesti, ottenendo anche in questo campo numerosi riconoscimenti, tra i quali il primo premio alla Biennale di Varsavia (1955). Nei suoi manifesti, soprattutto in quelli per gli spettacoli cinematografici, impiega di preferenza linee sinuose, entro le quali prende forma una figura quasi metafisica che diventa il simbolo della comunicazione; questo tipo di rappresentazione esce dagli schemi tradizionali e, pur attraverso varianti e modulazioni, costituisce il suo stile personale (Giorgio Fioravanti, Il dizionario del grafico 1993). Elisa Zampa progettista grafico |
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