|
Premessa
Obiettivo del presente lavoro era verificare se esistesse una correlazione
tra lo sviluppo degli allunghi inferiori e il pessimismo.
Pensiamo che i risultati di questa ricerca possano portare utili
suggerimenti ai grafologi per i seguenti motivi:
- ha permesso di constatare la difficoltà della misurazioni in generale e,
nel caso specifico di questa ricerca, la misurazione che appariva
semplice, relativa agli allunghi.
- ha evidenziato la difficoltà nel trovare correlazioni tra risultati
grafologici e i risultati dei test ed inventari di psicologia (su
questo argomento seguirà un articolo)
- permette inoltre di mettere in guardia nella scelta del test
e/o dell'inventario di personalità, viste già le difficoltà del punto
due: si dovrebbero, infatti, usare solo test o inventari che siano
già stati validati per la popolazione italiana.
Nel nostro caso un discreto numero di partecipanti ha trovato difficoltà
o nel comprendere alcune domande o nell'immedesimarsi nelle situazioni
proposte perché non tipiche della società italiana.
Parole chiave:
Pensiero positivo (positive thinking); realismo depressivo; locus of
control; ottimismo di dispositional; pensiero automatico
negativo; concretezza/astrattezza; learned helplessness
(impotenza appresa); self-defeating personality.
L'ipotesi di questa ricerca è stata basata sui criteri di lettura dello
spazio grafico cui fanno riferimento tutti i test grafici e la
grafologia. Dalla letteratura grafologica e dalla psicologia
proiettiva relativa ai test grafici (che mantiene pressoché inalterato
lo schema grafico ideato da Max Pulver), apprendiamo, infatti, che la
zona inferiore è tradizionalmente collegata alla realtà concreta ed è la
zona elettiva dei "malinconici".
Un disegno collocato al di sotto della zona centrale del foglio viene,
infatti, interpretato come una tendenza alla realtà concreta o anche
come una espressione di insicurezza che può giungere fino ad uno stato
di depressione.
Diversi autori hanno fatto osservazioni ed interpretazioni dei significati
del settore inferiore, che si possono così riassumere:
insicurezza, inadattamento, depressione, pessimismo, orientamento
realistico verso il concreto, dipendenza, costrizione, mancanza di entusiasmo.
Machover (1948), per esempio, mette in relazione l'asse verticale con
la dimensione ottimismo-depressione dell'individuo.
Nella letteratura grafologica i significati attribuiti agli allunghi
inferiori smisurati si possono riassume in: interessi pratici,
concreti, realistici, capacità organizzative, bisogno di muoversi,
di spostarsi e di viaggiare, pessimismo.
Marco Marchesan (1980, 248) a proposito del segno Radicata parla
di realismo accentuato con contemporaneo pessimismo per idealismi.
J.Peugeot scrive che i prolungamenti in alto o in basso indicano,
a seconda del contesto, dispersione, insoddisfazione, annientamento dell'io.
Vari poi i significati dati dagli autori agli allunghi secondo la lettera,
la forma, le pressione. (una G lunga e gonfia indicherebbe fantasie sessuali,
un tratto verticale lungo e marcato esprimerebbe bisogno di
affermazione eccetera).
Non abbiamo comunque trovato veri e propri studi sperimentali che esplorino
le indicazioni di una esagerazione dei prolungamenti in basso, se non
qualche ricerca in rapporto agli sportivi.
La nostra ipotesi di lavoro è stata formulata sulla considerazione che
un allungo inferiore sia comunque un movimento "discendente", e la
zona "bassa", da un punto di vista neurobiologico, secondo l'ipotesi
del marcatore somatico di Damasio, indicherebbe che il pensiero,
nella risoluzione delle problematiche, sarebbe già sintonizzato su
una preselezione del tipo depressivo e agirebbe come demotivante.
(nota 1)
Abbiamo scartato l'ipotesi di mettere in relazione allunghi spropositati
e depressione perché necessitava di pazienti documentati e abbiamo
preferito optare per una correlazione con la dimensione pessimismo che,
in forme estreme ed assieme ad altri sintomi, si può identificare con
la depressione. Sappiamo infatti che i pensieri dei depressi sono dominati
da interpretazioni negative del passato, del futuro e delle loro capacità.
Gli individui depressi riconducono i fallimenti a cause interne (la colpa è
in se stessi) durature e globali; gli eventi positivi sono attribuiti ad
agenti esterni, instabili e specifici.
Inoltre, l'ipotesi di mettere in relazione gli allunghi spropositati con
la dimensione pessimismo nasce dal significato attribuito da molti autori
alla scrittura prolungata in basso: ancoraggio alla realtà, orientamento
al concreto, tendenza a non farsi illusioni, "realismo".
L'eccessivo realismo, secondo alcuni studiosi , può facilmente portare
al pessimismo e a tendenze ciniche.
Non è infatti da escludere che il realismo possa
caratterizzare individui pessimisti, probabilmente con
prevalente organizzazione depressiva.
Per Alloy e Abramson, come riferisce Locci (2003), i depressi sarebbero
più realisti dei non depressi. Per "realismo depressivo" si
intende infatti la maggiore capacità che avrebbero i depressi,
rispetto ai non depressi, di vedere le cose come effettivamente sono.
Ancora, Haaga e Beck in Seligman (2003) affermano che il
"realismo depressivo" è una attitudine
a vedere le cose con eccessivo realismo; eccessivo nel senso che vi sarebbe
una attenzione selettiva rivolta agli aspetti negativi della realtà, con
una ipervalutazione delle difficoltà ed una minimizzazione dei lati
positivi in altre parole una amara e cruda valutazione della propria
realtà, accompagnata dalla sfiducia di poter modificare la situazione.
Credenze troppo realistiche ed accurate possono, dunque, essere patogene.
Caratteristiche e dimensioni del pessimismo.
Ma cosa intendiamo esattamente con il termine "pessimismo"?
Tralasciando il senso comune del "bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto",
ci riferiamo a una emozione negativa nei confronto del futuro.
I risultati delle ricerche scientifiche mostrano che di fronte a
eventi positivi o negativi vi è una sorta di temporaneo sbalzo d'umore
nell'una o nell'altra direzione. Solitamente in breve tempo l'umore torna
alla sua quota fissa, il soggetto in un certo lasso di tempo ritorna alla
sua condizione di base.
Per Seligman (nota 2), autore celebre nel campo del trattamento
delle depressioni, i pessimisti hanno un modo particolarmente pernicioso
di interpretare le proprie sconfitte e frustrazioni. Pensano
automaticamente che la causa sia permanente, pervasiva e personale.
Gli ottimisti, al contrario, interpretano le sconfitte come
superabili, circoscritte a un singolo problema e causate da
circostanze temporanee o da altre persone.
Seligman, a questo proposito, ritiene che ciascuna persona abbia un
proprio stile esplicativo, cioè una propria modalitàà di interpretare
le cause degli eventi.
Nello specifico lo stile esplicativo è caratterizzato da tre
dimensioni cruciali: la permanenza, la pervasività
e la personalizzazione. Vediamole in dettaglio.
La permanenza riguarda il tempo e quel modo di spiegarsi gli
eventi secondo cui le cause dei propri successi o fallimenti perdurano
nel tempo e non sono modificabili.
Da questo punto di vista, le persone pessimiste sono portate a credere
con facilità che la causa dei loro fallimenti sia da ricercarsi in
aspetti negativi della loro persona o nella mancanza di abilità che
non riusciranno mai ad avere. A partire da questi presupposti è facile
capire come questi individui giungano ad arrendersi più facilmente di
altri di fronte alle difficoltà.
Al contrario le persone ottimiste, quelle che persistono nel cercare
di raggiungere un obiettivo anche in presenza di errori o fallimenti,
sono quelle che da un lato, credono di avere abilità e qualità personali
che le porteranno prima o poi a raggiungere il risultato sperato e
che, dall'altro, identificano come causa dei loro successi qualità e
abilità che appartengono loro.
La pervasività riguarda invece lo spazio. Si tratta in
particolare, dello spiegarsi gli eventi in modo specifico. Ad esempio,
alcune persone riescono a mettere tra parentesi i loro problemi e ad
andare avanti anche quando subiscono una avversità in un campo importante
della loro vita, ad esempio il lavoro o un legame affettivo. Altre
invece tendono a fare di tutto una catastrofe, così che quando un aspetto
della loro vita fallisce, tutto va in rovina. Queste ultime, qualificabili
come persone pessimiste, tendono a dare spiegazioni universali ai
loro fallimenti: in tal modo quando sperimentano un insuccesso in un'area
della loro vita si arrendono anche su ogni altra cosa; viceversa, le
persone ottimiste, quelle che sanno dare spiegazioni specifiche,
sebbene possano anche diventare impotenti nel campo in cui hanno
sperimentato un insuccesso, sanno comunque mantenersi attive e risolute
in altri ambiti della vita.
Anche avere o non avere speranza è connesso a questi due diversi modi
di spiegarsi gli eventi: infatti è più facile riuscire a sperare quando
si trovano cause temporanee e specifiche alle avversità. Da questo punto
di vista, spiegarsi gli eventi con cause temporanee limita l'impotenza
nel tempo e spiegarsi gli eventi usando cause specifiche limita
l'impotenza alla situazione d'origine, impedendole così di dilagare in
tutti i campi dell'esistenza.
Un ultimo aspetto dello stile esplicativo è quello della
personalizzazione. Da questo punto di vista, quando si manifestano
degli eventi negativi, possiamo accusare noi stessi o fattori esterni a
noi per averli provocati. Le persone che si autoaccusano quando
falliscono hanno come conseguenza una diminuzione dell'autostima.
Pensano di essere senza valore, prive di talento e spiacevoli; con più
facilità saranno pessimiste. Viceversa le persone che attribuiscono
gli eventi negativi a fattori esterni, a patto che lo facciano con
cognizione di causa e senza perdere di vista le proprie responsabilità,
non perdono l'autostima e tenderanno ad essere più ottimiste. In questo
senso, mentre la pervasività e la permanenza riguardano le cose che si
fanno, la personalizzazione riguarda come ci si percepisce.
Come si è visto, a partire da questa prospettiva, le origini dell'ottimismo
e del pessimismo sono da far risalire ad un particolare modo di interpretare
le cause degli eventi che ci accadono: in questo senso gli ottimisti da
un lato, tendono ad interpretare gli insuccessi come occasionali,
circoscritti e impersonali; dall'altro tendono ad interpretare i successi
come personali, cioè dovuti alle loro qualità, generali e permanenti.
I pessimisti fanno esattamente l'opposto.(nota 3)
Metodologia e strumenti
Prima dell'impostazione della ricerca è stata effettuata una
indagine bibliografica per accertare il significato psicologico dato
dai principali grafologi, italiani e stranieri, agli allunghi
inferiori eccedenti.
Solo in seguito sono stati impostati i criteri per la sua realizzazione.
L'obiettivo propostoci implicava la determinazione, e quindi la
misurazione, della dimensione pessimismo. Ciò è stato reso
possibile operativamente tramite l'utilizzo dell'inventario costruito
dallo stesso Seligman., che fra i vari metodi usati per valutare
la disposizione ottimista, come il famoso Life Orientation Test
di Scheier & Carver, era quello che a nostro parere, poteva essere
meno falsificabile con una simulazione in positivo.
Il questionario è composto da 32 domande a scelta multipla con 2 alternative
di risposta che misurano le dimensioni permanenza e pervasività.
Nella prima versione del test era inclusa una terza dimensione,
la personalizzazione, perché i depressi spesso si
colpevolizzano eccessivamente per gli eventi negativi, e non
traggono altrettanto motivo di autostima quanto meriterebbero dagli
eventi positivi.
Rivolgendosi a persone non depresse c'era il rischio di causare una
distorsione nella direzione inversa: che ci si colpevolizzasse troppo
poco per i propri insuccessi e ci sentisse troppo orgogliosi dei
propri successi. Di conseguenza, Seligman, l'ha omessa nella seconda versione.
Non essendo il nostro scopo quello di una correlazione con la
depressione, abbiamo utilizzato questa seconda versione dell'inventario.
Al fine di diminuire il rischio che i soggetti, rendendosi conto
della variabile di personalità misurata, falsificassero con simulazione
in positivo il questionario, lo stesso è stato fornito senza
alcuna indicazione.
Inoltre, prima di iniziare la ricerca vera e propria, abbiamo somministrato
il questionario a 10 soggetti scelti a caso per verificare se individuavano
la caratteristica che volevamo misurare. Su i 10 soggetti solo uno
psicologo e un sociologo, hanno individuato tale caratteristica.
Subito dopo la compilazione dell'inventario è stato fornito al soggetto
un foglio di carta bianca A4 e una penna biro. Il soggetto è stato
invitato a ricopiare una "storia" di circa dieci righe, comprendente 31 P, 33
G, 5 Q, 24 F.
Infine, una volta eseguito il compito, si passava alla compilazione
della scheda informativa.
Il gruppo è stato costituto da 27 soggetti scelti a caso; l'età
risulta compresa tra i 19 e 61 anni; 12 uomini e 15 donne.
Tutti i dati sono stati fedelmente trascritti su specifiche schede e
poi elaborati al computer.
Per verificare l'esistenza di una possibile correlazione tra gli
allunghi inferiori ed i risultati ottenuti con l'inventario di Seligman
sul pessimismo abbiamo usato, dato che i dati ottenuti appartengono a
scale ordinali, una statistica non parametrica (distribution free):
la correlazione a ranghi di Spearman.
L'indice di correlazione ottenuto è stato rs = - 0.275
Il meno davanti al valore trovato ci dice che la correlazione trovata
è "eventualmente" inversa cioè agli allunghi maggiori si assocerebbe
un minor pessimismo, ma soprattutto il valore trovato ci dice che non
esiste nessuna correlazione significativa tra le due variabili studiate
cioè tra il pessimismo e gli allunghi inferiori
Per quanto riguarda la misurazione degli allunghi ci siamo attenuti al
modello calligrafico che dà alle aste discendenti delle P, G e Q una
profondità di circa due corpi. L'asta inferiore della F, calcolata da
metà della zona media, incorpora anche essa due corpi.
Abbiamo quindi preso in considerazione soltanto quelli allunghi
che oltrepassavano due volte l'altezza media della scrittura.
Gli allunghi sono stati calcolati, secondo il loro asse, dalla base
della lettera da cui si dipartivano o dalla lettera precedente. Per
la gradazione abbiamo calcolato come estensione media circa il doppio
del calibro e come intensità massima, corrispondente a 10/10, un
estensione 6 volte superiore alla altezza media delle lettere.
Calcolato i singoli valori abbiamo rilevato la moda per ogni tipo di
asta (F, P, Q, G).
Discussione
I risultati di questa ricerca non convalidano l'ipotesi iniziale
di una relazione tra allunghi esagerati e pessimismo.
Le spiegazioni sul perché non si sono ottenuti i risultati attesi
posso riguardare la strumentazione, difficoltà e problemi di misurazione.
Circa i criteri di misurazione, pur essendoci attenuti alle indicazioni
del Marchesan per il segno Radicata, non poche sono state le
difficoltà: grafie a cui mancavano gli occhielli nelle lettere da misurare
ed oltretutto scattanti, grafie estremamente disomogenee nel calibro, grafie
in cui degli allunghi eccessivi si verificavano solo per una delle
lettere prese in considerazione, ad esempio solo per la "p".
Circa l'opinabilità dei dati sulla presenza del pessimismo (così
come d'altronde per qualsiasi altra situazione sperimentale) ci sembra
corretto ricordare che non è ininfluente la scelta dell'inventario.
Gli inventari dei personalità, come anche i test, necessitano di una
taratura in base alle caratteristiche culturali e sociali dell'ambiente
nel quale sono utilizzati.
Appare, inoltre, evidente che una precisa caratterizzazione individuale
non possa essere determinata da un segno solo ma dall'insieme di diversi
segni grafici presenti nella scrittura e dalle loro possibili combinazioni.
In questo senso risulta importante approfondire la ricerca in più
direzioni: anzitutto nella scelta del test, in secondo luogo
nell'ampliamento del campione dei soggetti.
Bibliografia
Fonti:
Deragna Sergio, (2002), Grafologia e Neuroscienze, Roma,
CE.DI.S Editore.
Locci Paola, (2003), Elogio del pessimismo, Milano, Franco Angeli
Life Orientation Test, (1994)
PsychologicaI Americano Assn.
http://www.acupuncturedoc.com/optimism.htm
Marchesan Marco, (1980), Psicologia della scrittura, Milano,
Istituto di Indagini Psicologiche, IV edizione.
Seligman Martin, (1996), Imparare l'ottimismo, Firenze, Giunti
Seligman Martin, (2003), La costruzione della felicità. Che
cos'è l'ottimismo, Milano, Sperling-Kupfer
Articoli apparsi in riviste:
Seligman Martin, (1996), Anatomia dell'ottimismo,
Psicologia Contemporanea, n.138, 50-55.
Note
1) Il "Marcatore somatico" in un certo senso è il mezzo mediante il
quale internamente avvertiamo un suggerimento del tipo: vai, fermati,
cambia direzione.
Tutto ciò è molto suggestivo per l'interpretazione, da un punto di
vista neurobiologico, del sistema dei vettori spaziali nel simbolismo
del campo grafico di Pulver.
Johnson-Laird e Oatley dicono che "ogni emozione ci spinge in una
direzione che, nel corso dell'evoluzione, si è dimostrata migliore
di altre in circostanze ricorrenti"
Secondo le ipotesi del marcatore somatico, i movimenti di avanti,
indietro, alto e basso, sarebbero determinati dall'attività inconsapevole
della mente nell'operare scelte decisionali preselezionate.
L'attività di pensiero nella risoluzione delle problematiche, sarebbe
già sintonizzata su una preselezione del tipo propulsivo - regressivo,
oppure di incentivazione - depressione.
Così, per il vettore "basso" alle sollecitazioni negative del
Marcatore somatico, le disposizioni neuronali spingerebbero l'individuo
alla prostrazione, alla sofferenza fino alla depressione.
(Cfr. Deragna S., 2002)
2) Martin Seligman, primo docente alla Cornell University e ora alla
University of Pennsylvania, dove è anche direttore del Clinical Training
in Psychology.
3) Da:
http://www.benessere.com/psicologia/arg00/ott_pess.htm
|