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GRAFOLOGIA: l'investigazione psicografologica

in collaborazione con la rivista Monitor del grafologo Beppe Amico di Trento.

(Monitor ANNO III - Novembre 2001)

"I segni e le considerazioni grafologiche sono state inserite appositamente per la pubblicazione in Grafservice, quindi non sono apparsi sull'articolo pubblicato sulla rivista Monitor".

Autore Nicola Lamacchia

 

Il caso:

paura delle malattie e difficoltà di realizzazione

in un uomo di 44 anni apparentemente realizzato:

cosa c’è sotto?

 

Il problema accusato: mancanza di input e difficoltà di realizzazione personale, paure e manie per la propria salute al punto da non riuscire a combinare granchè. In passato è stato vittima di depressioni e qualche malattia.

Vediamo di affrontare il caso, basandoci soltanto sulle informazioni che ci dà la sua scrittura.

Il tracciato grafico:

la pressione è ben marcata, il tratto è tendenzialmente preciso, la scrittura si presenta con un Curva Ovale, ma rigida per effetto dell’Accuratezza, del Recisa, del Parallela e dello Staccata superiore alla media; anche il Largo tra parole contribuisce a questo aspetto di rigidità. Rileviamo inoltre il segno Pendente, Calibro Alto e Spadiforme.

La visione generale

In due parole: all’esterno si presenta come persona decisa, sicura (anche troppo), efficiente e pratica.

Internamente ha congelato il rapporto con le proprie emozioni, desensibilizzando in parte la sua componente più vitale (Staccata sup. a media, Recisa, Parallela)..

Si sente scarico, ma vuole dare un’idea di essere padrone della situazione e, anzi, vuole far vedere di essere più forte, più grande, più all’altezza di quanto non si senta, finendo per sentirsi ancora più stressato e stanco (Calibro Alto, Accurata, segni di rigidità e Spadiforme)..

Più nel dettaglio

Si presenta come persona sicura, decisa, tende ad imporsi ed a vedere le cose un po’ in bianco o nero. Passa da un accoglimento fatto di disponibilità di base ad una recisione e chiusura netta nei confronti delle situazioni (Curva Ovale, Pendente e Staccata con Recisa e Parallela). Altre volte dimostra di essere molto prevenuto e diffidente (Stretto tra lettere, Staccata, Parallela). Modera la sua espansività con compostezza e recisione (Accurata - Recisa - Staccata - Stretto tra lettere). Vuole uno spazio in cui emergere e sembrare figura di importanza e rilievo (Allungata, Calibro Alto e Accurata).

 

Come è più profondamente

Il soggetto ha cercato di curare sè stesso e di raggiungere un buon grado di efficienza e capacità di impegno (Accurata e rigidità della scrittura). Si orienta verso le cose fortemente pratiche, materiali, rilevabili sensorialmente, ponendo in secondo piano, o meglio recidendo, quanto ha a che fare con le emozioni, i sentimenti e, più in generale, la componente soggettiva individuale (Recisa, Staccata, stretto tra lettere, Accurata, Contorta). La sua attenzione è sempre fuori, riferita a quello che ha fatto e non a come si sente (emotivamente) (Accurata, Recisa e Parallela).

Il messaggio educativo ricevuto

Nel passato educativo del soggetto, e che ha contribuito notevolmente a formare la sua personalità, è valso un imperativo: quello di fare e dimostrare quello che vale, ma senza esprimere i propri sentimenti, paure, inadeguatezze. Insomma: "fai quello che devi fare, sii all’altezza e non mi interessa ciò che pensi e ciò che provi... perchè questo non ha nessuna importanza", questo – in sintesi - è stato il messaggio educativo ricevuto ed a cui si è adattato (Recisa, Staccata, Allungata, Accurata).

Qual’è stata la conseguenza? Quella di impostarsi su quello che deve essere fatto, di essere sempre all’altezza e di trascurare sempre di più quello che si prova dentro. Pertanto abbiamo delle risorse organizzate come una "macchina da guerra" per l’efficacia a cui tendono, per la decisione con cui intervengono, per l’energia catalizzata...(Rigidità del gesto grafico) e benchè non manchino comunque momenti di cali di tensione e vacillamento (Spadiforme, tenuta del rigo non perfetta). Ma.. c’è un Ma.

Come vive il soggetto il rapporto con la propria interiorità?

Fondamentalmente è lontano da sè stesso (Calibro Alto, Recisa, Staccata, Parallela). Fa tutto quello che deve fare perchè lo deve fare, perchè risponde ad un modello di efficienza introiettato (Accurata e rigidità generale) ed a cui si attiene e che pure in qualche modo sente, ma più fondamentalmente non sente molte emozioni riguardo al suo vivere con passione e vivere con passione quello che fa (Rigidità generale, Stretto tra lettere, Staccata). Vale a dire che tanto ciò che può essere dolce, quanto ciò che può essere amaro, viene tagliato, esattamente come vi troverete a fare voi, in un momento particolare, quando dovete affrontare un problema importante sul posto di lavoro e siete costretti a "tagliare" una preoccupazione personale, girando bruscamente pagina e muovendovi come se non ci fosse più: vi dà strapazzo fare questo? Bene, così si sente il nostro soggetto. Questa strategia è per lui caratteriale, cioè sempre utilizzata e lo allontana dal rapporto con sè stesso, cioè con quel sè più profondo e che comunica alla coscienza con le sensazioni e le emozioni.

Quel "dover essere", così importante, così imperativo per il soggetto, taglia tutto ciò che egli prova nel fondo della sua coscienza e che sia in contrasto con quell’immagine di sè perfezionista ed un po’ "costruita a tavolino"(Allungata-Accurata ). Il risultato è una tendenza all’alienazione, un agire piuttosto meccanico e, in un certo senso, privo di anima. L’anima, cioè la sua parte emotiva, così importante e così fondamentale per un corretto e naturale funzionamento, è abbastanza congelata sul fondo (Staccata, Stretto tra lettere, Accurata).

E’ questo il "ma" di cui parlavamo, il suo essere coinvolto a metà, è questa dinamica che non gli consente di avere sufficiente forza ed energia. Si sente scarico e vuole dimostrare di essere comunque all’altezza per fare cose che non sente emotivamente e questo lo stressa di più(Riccio della Flemma, Spadiforme, tenuta del rigo). Viene un po’ da pensare a quel film "Robocop" dove un computer viene installato su quel che resta di un poliziotto in carne ed ossa, ma che non prova più i sentimenti di quando era perfettamente vitale.

Qual’è il risultato di tutto ciò? Vediamo di leggere i sintomi da lui accusati attraverso quanto abbiamo esposto.

  • Mancanza di input: cioè non ci sono stimoli sufficientemente in grado di risvegliare l’interesse del soggetto. Ma il problema non è l’intensità dello stimolo o la sua adeguatezza. Il problema è che il soggetto "taglia" le sue reazioni, non appena queste iniziano a spingerlo verso un orientamento diverso da quello che si è imposto. Immaginate una voce che, non appena si risveglia un interesse, un’attrattiva per un qualcosa, interviene e dice bruscamente: "No, questo non devi farlo!" e batte un pugno per affermare meglio quanto dice; questo è quanto avviene dentro il soggetto (Recisa, Staccata, Accurata).

  • Mancata realizzazione personale: è l’espressione delle qualità interiori, delle nostre emozioni, è il sentimento che mettiamo nelle cose quello che permette di sentirci realizzati e di apprezzare un’azione che potrebbe anche essere ordinaria e ripetuta, ma valida proprio perchè ci mettiamo dei valori e dei sentimenti. Se questo non c’è, anche l’altisonanza di un impegno professionale socialmente considerato sembrerà vuoto nella percezione soggettiva.

  • Fobia e preoccupazione per le malattie: può essere considerata una maniera inconscia di ricentrare l’attenzione su sè stessi, sia pure in maniera inadeguata e "materializzata" perchè riferita alla corporeità. Inoltre, una stasi riferita alla vitalità che non viene vissuta pienamente provoca un "ascolto eccessivo" delle paure e di tutte le sensazioni negative derivanti dalla corporeità, esattamente come chi incomincia a riposarsi e finisce con il sentirsi sempre più stanco, man mano che si riposa e proprio perchè non orienta altrove la sua attenzione.

Ma da dove iniziare?

Il peggior nemico del soggetto è egli stesso. Deve affrontare tutte quelle credenze, tutti quei modelli mentali che gli fanno mettere continuamente il "carro davanti ai buoi" (Accurata, Parallela, Stretto tra lettere e Largo tra parole), evitandogli di affrontare situazioni nuove con un po’ di attesa e di speranza in più: non c’è niente di peggio che avere l’impressione di aver sempre capito tutto prima di avventurarsi in un qualcosa di nuovo e quindi non riuscire a "credere"... per poter vedere poi qualcosa di positivo, diverso, migliore sulla propria strada.

L’altra cosa da affrontare è la rabbia che si porta dentro, la rabbia che lo porta ad un modello perfezionistico di sè stesso (Recisa, Staccata, Accurata), la rabbia con cui "recide" tutto quello che può essere piacere o generale espressione di quanto è riposto... nei "cassetti meno aperti" della propria psiche. Un lavoro, questo, che dovrebbe affrontare con una guida che lo aiuti a vedere le squadrature riposte in ciò che è apparentemente quadrato dalla sua razionalità e quindi solo superficialmente perfetto.

Qualche nota in più

Le dinamiche evidenziate in questa scrittura potrebbero darci l’occasione per riflettere su problemi più generali, quali:

  • la tecnica priva della componente umanistica: l’uomo non può essere solo calcolo ed efficienza e lasciare indietro, dimenticandola, la sua componente emotiva, ciò in cui ritrova per prima cosa un rapporto con sè stesso;
  • Esteriorità/Interiorità: si può presentare all’esterno un modello fatto di efficienza e "spalle quadrate", ma dentro come stanno le cose? se non c’è un saldo rapporto con quanto si sente interiormente tutto rischia di essere sforzo e di avere difficoltà di tenuta nel tempo; tutto può sembrare costruito sulla sabbia;
  • Razionalità/Emozioni: la "forza di volonta" non vive a sè stante, ma nasce soltanto dai nostri desideri; se non desideriamo profondamente una cosa non avremo l’energia necessaria per raggiungerla e tenerla; impostarsi solo sul "dover essere" può dare un funzionamento a metà, come un’auto che cammina a due pistoni anzichè quattro, per intenderci. In qualche caso, come questo, imporsi di "dover essere" può impedire di "sentire" le emozioni e quando queste finiscono col non essere ascoltate in larga parte, ecco che lanciano messaggi quali fobie, depressioni, sintomi ipocondriaci.

Potremmo dilungarci ancora su questa scrittura, ma abbiamo soltanto voluto delineare un percorso, dopo aver fatto una fotografia sullo status quo. Al nostro soggetto un augurio per un cammino psichico diverso da quello che lo ha portato in questa situazione ed a tutti una buona riflessione.

se volete comunicare con il grafologo potete scrivere direttamente a: Lamacchia.nicola@libero.it