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NOVITA' EDITORIALI 2004
  
Segni come disegni

di Maria Luisa Ferrea

copertina libro    Presentazioni al libro di Pacifico Cristofanelli e Jeanne Rossi Lecerf



"Generalmente parlando si può dire che la chiarezza dell'espressione di qualsivoglia idea, o insegnamento, consiste nel materializzarlo alla meglio, o ravvicinarlo alla materia, con similitudini, con metafore, comunque". La riflessione di Giacomo Leopardi (Zibaldone, p. 1690) che trovo particolarmente adeguata per commentare l'uso massiccio di metafore, paragoni e similitudini a cui Girolamo Moretti fa ricorso nelle sue opere grafologiche per spiegare in qualche modo e rendere più comprensibili le sue intuizioni sulla complessa relazione tra scrittura e personalità, mi è ritornata alla mente leggendo il lavoro di Maria Luisa Ferrea.

Le espressioni artistiche, senza togliere nulla al loro autonomo valore, possono essere considerate metafore della scrittura. O meglio: scrittura ed espressione artistica possono essere guardate come "materializzazioni" non solo di un'idea ma di "qualcos'altro" e cioè della personalità stessa del soggetto che scrive o dipinge o plasma comunque la materia. E - ciò è ancora più importante - le similitudini parallele dell'opera d'arte e della scrittura spontanea seguono probabilmente le stesse regole, affondano nel medesimo humus.

La scrittura, scrive Vallain, un perito calligrafo del Settecento, è "parola dipinta, parola permanente di cui si possono considerare a lungo le diverse espressioni".

Ormai molti anni fa, senza la pretesa di sostituire le definizioni classiche di grafologia proposte dai capiscuola, avevo proposto di considerare la grafologia come studio dell'aspetto non verbale della scrittura. Osservando la scrittura come linguaggio non verbale (e cioè non come contenuto, parole e concetti trasmessi dai segni convenzionali dell'alfabeto, ma come forma e disegno dei caratteri prodotti spontaneamente dal movimento della mano e del cervello) necessariamente siamo costretti ad andare ad esaminare tutte le realtà costruite dall'uomo (ma anche quelle naturali) che comunicano tramite il non verbale come le parole onomatopeiche, il tono della voce, l'impaginazione di un giornale, la fotografia (che è comunque interpretazione e non semplice riproduzione oggettiva della realtà), l'occupazione dello spazio, gli atteggiamenti e i gesti, ma anche gli elementi architettonici, la forma e la struttura di una città, le linee di una scultura o di una pittura, i caratteri tipografici di una pubblicazione.

Ebbene tutti questi settori, cosi distanti tra loro, probabilmente utilizzano regole comuni. Ritengo e ho sempre sostenuto che lo studio della grafologia non solo offre nozioni e competenze specifiche (la storia della grafologia, i vari sistemi grafologici, i segni e le loro ragioni scientifiche, la quantificazione dei segni, le combinazioni, le indicazioni grafologiche, l'analisi grafologica…), ma, direi soprattutto, invita e obbliga ad allargare gli orizzonti, ad andare a riscoprire quei legami profondi più o meno nascosti tra manifestazioni diverse e nei settori più disparati, come quelle a cui si è fatto cenno. E in questa attività risiedono la scoperta e la conoscenza scientifica. E su questa base allargata la grafologia diventa nello stesso tempo teoricamente più solida e operativamente più comprensibile.

È proprio questo legame, l'humus comune delle opere d'arte e della manoscrittura personale, che ha affascinato e che ha cercato di esplicitare e di illustrare Maria Luisa Ferrea, esperta nei due settori dell'arte e della grafologia. Se è vero che la lettura dell'immagine aiuta a comprendere le caratteristiche formali e soprattutto esecutive della grafia personale, è altrettanto vero che non siamo in presenza di semplici paragoni, ma siamo introdotti nella decodificazione degli elementi del comune codice iconico.

L'intento dell'autrice è quello di favorire l'acquisizione della sensibilità visiva, qualità necessaria al grafologo e a chi si avvicina allo studio della grafologia, altrettanto imprescindibile quanto la competenza psicologica. Nelle pagine seguenti il lettore è condotto per mano in un percorso stimolante e affascinante, grazie anche alla chiarezza espositiva e all'apparato iconico di questo originale lavoro.

Pacifico Cristofanelli



L'impostazione di questo libro, basata su un approccio visuale alla grafologia e condotta con apertura culturale e artistica, è sicuramente innovativa.

Rispondere alla curiosità di un pubblico che non cerca un manuale ma desidera documentarsi su un metodo, quello grafologico, non sempre compreso in quanto disciplina facente parte delle scienze umane, rende un sicuro servizio alla grafologia.

Ad un approccio didattico - che comunque avviene nella seconda parte del libro - l'autrice privilegia, nella prima parte, l'immediatezza dell'impatto artistico esposto con uno stile accattivante ed un taglio inventivo di grande suggestività.

Il lettore è invitato alla comprensione dell'espressività della scrittura attraverso l'arte. Lo sguardo che egli dedica alla grafia è lo stesso che dedica al quadro del pittore, alla statua dello scultore.

La formazione dell'autrice - è grafologa e architetto - le permette di affrontare l'argomento con considerazioni e trasferimenti tra scritture ed opere d'arte che spaziano attraverso epoche e paesi vari.

Questo tipo di approccio alla grafologia suscita nel lettore curiosità, forse sorpresa, sempre interesse. Fin dai primi capitoli egli è attratto dal modo in cui i concetti sono esposti con giochi di immagini e illustrati con sapienti accostamenti tra riproduzioni di disegni, dipinti, sculture di artisti celebri e campioni di scritture anonime, scelte con una competenza professionale, bene indirizzata a suggerire somiglianze.

Il foglio bianco come la tela del pittore offre uno spazio da riempire. La penna, il pennello disegnano delle forme - le lettere - con una complessa gestualità carica di simbolismo. Il tratto, che sia colata di inchiostro o pennellata, ha una sua pressione e consistenza.

La pagina scritta, come un concerto, ha una sua musicalità. Può integrare con più o meno armonia gli elementi che la compongono. Può evocare la monotonia cadenzata del metronomo o l'energia di un ritmo vitale.

Mediante questo orientamento visivo-espressivo-artistico il lettore è invogliato a conoscere la metodologia dell'indagine grafologica, per illustare la quale l'autrice sceglie la scuola italiana, il metodo morettiano, basato su una rigorosa misurazione decimale dei circa 85 segni. Questi vengono descritti ed illustrati con lo stesso felice accostamento delle scritture con le opere d'arte.

Anche i quattro temperamenti definiti da Moretti - attesa, cessione, resistenza, assalto - che evocano all'autrice il simbolismo dei quattro elementi - l'aria, l'acqua, la terra, il fuoco - servono di riferimento e di orientamento per l'individuazione dei segni grafologici, per la loro descrizione, per la loro interpretazione.

La costante e originale ricerca di trasferimenti scelti nell'ambito della pittura, della scultura, dell'architettura, della fotografia, riportando ogni particolarità grafica ad una globalità di visione, rende il metodo grafologico "appetibile" al lettore che può soddisfare una semplice curiosità o essere incitato ad un approfondimento professionale.

In tutta l'opera viene evidenziata la complessità dell'interpretazione della grafia: l'osservazione, la combinazione, la deduzione. È soprattutto la combinazione - cioè l'interazione tra i segni - che richiede una duttilità mentale e psicologica, indispensabile per costruire un ritratto vivo e convincente dello scrivente.

Altri metodi, francesi, tedeschi, svizzeri, seguono altre vie, riconducono i segni grafologici a delle tipologie psicologiche, psicoanalitiche, orientate verso una descrizione dinamica della personalità.

L'interesse, in grafologia come in psicoanalisi, è nella diversità dei metodi di approccio che permettono, integrandoli, di aderire meglio alla complessità umana.

Il metodo morettiano, esposto in questo libro, è stato trattato professionalmente con grande perizia e reso più avvincente dalla formazione culturale dell'autrice. "Segni come disegni??(TITOLO)" è un apporto di qualità alla grafologia. Contribuisce ad ampliare l'interesse per questa disciplina presso un largo pubblico: storici dell'arte, studiosi di comunicazione; è anche di arricchimento per gli stessi grafologi.

Jeanne Rossi Lecerf

L'uomo giusto al posto giusto

di C. Merletti e D. Tripodi

168 pagine - prezzo 15 euro

EDITRICE NUOVI ORIZZONTI CULTURALI

Via Abbadia, 13 - 24069 TRESCORE BALNEARIO (BG)
Tel. 035/4258526 - Fax 035/4258335
E-mail: giulio.belotti@paginegratis.com




segnalibro
    

E' di recentissima pubblicazione il libro di Carlo Merletti e Domenico Tripodi: "L'uomo giusto al posto giusto", il titolo esprime un'aspirazione che ha accompagnato l'uomo nella sua storia, non solo in campo lavorativo, ma in tutti gli ambiti: individuale, familiare, relazionale. Negli ultimi tempi questo tema ha assunto una forte centralità sul piano sociale ed economico.

Nel mondo del lavoro si sta sempre più scoprendo che affidare a ciascuno il compito più confacente alle sue caratteristiche non è più una benevola concessione, ma la condizione per valorizzare veramente uno dei capitali più importanti di cui l'azienda dispone, cioè la risorsa umana. Questo processo, che sta realizzando il passaggio dal concetto di "utilizzo del dipendente" a quello di "valorizzazione di una risorsa", può generare un vantaggio competitivo di enorme significato, perché incide sulla produttività, sul clima aziendale e sulla creazione di valore e di qualità. Anche l'abbandono del termine forza-lavoro (col trattino in mezzo, quasi a identificare l'uomo con la sua prestazione d'opera) e la sua sostituzione con risorsa umana, è indicativo in questo senso. Dunque è oramai evidente che chi è inserito in una organizzazione perché in possesso di determinate competenze, è tanto più prezioso quanto più si scoprono anche le sue capacità meno evidenti, il suo potenziale, le sue vere caratteristiche, uniche e irripetibili.

Nel libro si cerca di mettere in evidenza l'enorme utilità della grafologia come supporto in questa ri-scoperta dell'individuo, nelle sue prerogative più personali e più differenziali rispetto a qualunque altra persona. Come apparirà evidente dalla lettura, non si tratta di classificare ma di distinguere; non di accorpare, ma di differenziare. Ciò che può emergere da un'analisi grafologica, purché eseguita da un vero professionista, è di un'importanza straordinaria, perché ci permette di conoscere la persona, con le sue specifiche componenti, le sue prerogative, le sue possibilità di crescita e di maturazione, sia umana che professionale. Proprio per questi motivi, lo strumento grafologico può assumere un'importanza decisiva nel mondo del lavoro, specialmente in quelle realtà organizzative che stanno adottando sistemi più avanzati di gestione e che puntano alla valorizzazione delle risorse umane.




Si riporta inoltre la Prefazione scritta dalla dott.ssa L. ADANI consulente del Corriere Lavoro e formatrice.

E' storia recente che le aziende ricerchino con cura metodologie e strumenti per gestire, non solo il momento della valutazione del candidato, ma l'intero processo di selezione.

L'inserimento in azienda di una persona sbagliata comporta rischi e costi tali che impongono di rinunciare alla logica secondo cui si assumeva secondo un sistema di conoscenza e di cooptazione. Si è quindi giunti ad un approccio che impone non solo di concentrarsi sulle tecniche specifiche della gestione del colloquio, ma che parte da un attento esame del bisogno organizzativo, valutandolo anche in prospettiva, per poter solo infine arrivare all'identificazione del profilo del candidato ideale.

La flessibilità del mondo del lavoro, inoltre, fa sì che il concetto "l'uomo giusto al posto giusto" debba essere aggiornato, in termini dinamici, arricchendolo di altre variabili: al momento giusto e secondo le prospettive non solo a breve, ma anche a medio e lungo termine.

La selezione diventa quindi più in generale un momento del processo complessivo della gestione del personale, laddove questa è solo un anello della catena della pianificazione strategica dell'azienda.

Al di là degli aspetti tecnici specifici, e delle caratteristiche anche personali di base richieste per ricoprire una data posizione organizzativa, anche i tempi di inserimento, le modalità e gli sviluppi previsti, quindi, contribuiranno a definire il profilo del collaboratore da ricercare. Alcuni candidati saranno, infatti, selezionati per essere operativi da subito, come è il caso delle aziende che si avvalgono del mercato istantaneo, altri invece potranno inserirsi con tempi meno rapidi. Ad alcuni sarà chiesto di ricoprire una posizione che non prevede particolari sviluppi, ad altri invece di doversi cimentare in attività via via più sfidanti.

Ma, come sa ogni buon selezionatore, le caratteristiche personali di base di un candidato possono essere evinte anche dall'esame della sua storia personale e professionale, meno facile invece indagare aspetti quali la reattività e le potenzialità di sviluppo e di crescita in generale.

E' qui che la grafologia, insieme ad altri strumenti, può dare un contributo davvero importante per approfondire il "saper essere" del candidato.

Segni quale il diseguale metodico abbinato a una intozzata del primo tipo, a un ritmo veloce con un leggero ascendente, potranno completare l'esame delle competenze di un alto potenziale.

L'uomo del Personale potrà ricavare dall'analisi della grafia anche elementi importanti per definire sviluppi e traiettorie di carriera che oggi prevedono che un profilo professionale possa arricchirsi, per e fuori dall'azienda stessa, con percorsi non solo scalari, ma anche orizzontali su altre funzioni. Un tempo, invece l'iter era determinato a priori dalla scelta professionale iniziale; quindi anche la selezione valeva una volta per tutte e da questa si partiva per un eventuale sviluppo che non poteva che essere verticale.

La grafologia può quindi aiutare a far emergere aspetti nascosti, magari anche alla stessa persona, e quindi essere un ottimo strumento nell'orientamento scolastico e professionale come può anche aiutare chi cerca un lavoro o di chi deve ri-posizionarsi, per scelta o per necessità, a definire il progetto lavorativo

Grafologicamente. Manuale di perizie grafiche.

di Annachiara e Pacifico Cristofanelli

Roma, CE.DI.S, 2004, pp. 380, € 29,00.
    



Annachiara e Pacifico Cristofanelli, la prima diplomata alla Scuola di grafologia istituita presso l'Università degli Studi di Urbino e il secondo docente di tecniche peritali presso le Università di Urbino e Roma, hanno scritto un manuale per i periti che si dedicano all'esame di scritture e documenti.

Per una migliore conoscenza dei criteri utilizzati nel passato e al giorno d'oggi, gli autori hanno dato particolare rilievo alla storia della perizia e presentato criticamente i metodi adottati: grafoscopico, calligrafico, grafometrico, segnaletico-descrittivo, grafonomico e grafologico. Ai periti viene proposto un "sano eclettismo" che tenga conto degli apporti più positivi di ogni metodo. Una parte centrale viene dedicata al metodo "su base grafologica" di Girolamo Moretti, fondatore della grafologia italiana, tenendo conto del volume "Trattato scientifico di perizie grafiche su base grafologica" ripubblicato recentemente dall'Editrice Il Messaggero di Padova, di diversi contributi e delle perizie conservate presso l'Istituto Grafologico "Moretti" di Urbino.



Gli autori presentano le diverse tipologie di falsificazione, la cui conoscenza è necessaria per impostare correttamente l'indagine peritale, e offrono numerosi spunti operativi: dall'impostazione dell'accertamento ai criteri da adottare per l'esame delle scrittura, il loro confronto e le conclusioni alle quali si deve pervenire in base ai risultati della comparazione.

Riprendendo alcuni contributi pubblicati in diversi articoli, vengono presentati suggerimenti relativi al linguaggio da usare in perizia e vengono anche affrontate due questioni: la scrittura con mano guidata e gli indici relativi alla capacità di intendere e di volere.

Non mancano indicazioni sulle norme e sulle procedure che devono essere seguite in ambito peritale e in appendice troviamo tre documenti legati alla storia della perizia: una perizia del 1861, un'altra perizia di Luigi Spotti, grafologo della prima metà del '900, e un capitolo inedito dell'autobiografia del Moretti. Concludono il volume il lessico peritale e un'ampia bibliografia.

Il libro, presentato da Glauco Ceccarelli, Presidente del Corso di Laurea in Tecniche Grafologiche dell'Università degli Studi di Urbino, si caratterizza per la rigorosa ricerca delle fonti storiche, la presentazione precisa del metodo che deve essere adottato in perizia e dell'apporto offerto dalla grafologia alla perizia grafica. Esso risulta quindi importante per i periti che operano in campo giudiziario per l'accertamento su scritture e documenti.

Gli autori annunciano una prossima pubblicazione sulle indagini tecniche, pubblicazione che integrerà degnamente il presente manuale.


Silvio Lena




Il volume può essere ordinato all'Istituto Grafologico Moretti (P.zza S. Francesco 7, 61029 Urbino - PU; e-mail info@grafologia.it).

  
IL RAPPORTO DEVIANZA-GRAFISMO

di Isabella Zucchi

Quaderni del Laboratorio del linguaggio grafico

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La devianza è un tema che solleva nella società umana numerosi interrogativi, specie quando per spiegare un evento drammatico è difficile trovare dei validi riferimenti concettuali per dare delle risposte in grado di fornire delle motivazioni a quanto è accaduto: motivazioni che affondano l'origine in complessi e sfumati disturbi della personalità.

Tra le diverse strade di studio del fenomeno della devianza e di strategie preventive del disadattamento, va considerata la grafologia applicata in un'ottica psicografodinamica: dalla scrittura si risale all'uomo, quindi l'indagine grafodinamica può contribuire alla conoscenza della personalità del soggetto esaminato (anche se tale persona non è presente fisicamente, in quanto si esaminano gli scritti), rappresentando una delle vie da percorrere per capire l'uomo nella sua individualità.

Questo libro, oltre all'impegno di poter costituire uno stimolo informativo per gli operatori del campo grafologico, nasce per comunicare un messaggio: i diversi settori che studiano la devianza nella sua complessità e che si occupano di interventi educativi, rieducativi e preventivi possono avvalersi del contributo della grafologia per avviare collaborazioni interdisciplinari, finalizzate alla realizzazione pratica di ricerche ed iniziative, utili allo sviluppo della società umana, in differenti contesti territoriali.



Isabella Zucchi, psicologa, psicoterapeuta e consulente grafologa.

Docente dal 1983 alla Scuola grafologica urbinate, oggi Corso di Laurea in Tecniche Grafologiche della Facoltà di Scienze della Formazione all'Università degli Studi di Urbino, ha insegnato diverse materie tra cui Grafologia della consulenza familiare e Psicologia della famiglia; in particolare, dal 1998 è professore a contratto per l'insegnamento di Grafologia dinamica.

Iscritta come psicologa negli elenchi degli esperti della Corte di Appello di Ancona, ha operato per diversi anni presso la Casa Circondariale di Pesaro.

Unendo la professionalità psicologica a quella grafologica, l'autrice ha operato in diversi contesti territoriali secondo un'ottica interdisciplinare che ha permesso lo sviluppo di un modello integrato di studio della personalità.

Ha pubblicato, oltre a numerosi articoli, i seguenti volumi:

  • Psicofisiologia della motricità grafica (1990),
  • La scrittura di Santa Veronica Giuliani (1992),
  • Sistema familiare e grafologia (1993, 1ª ed.; 1998, 2ª ed.),
  • Grafologia della devianza (1998),
  • L'espressione grafodinamica della personalità (2000),
  • Counseling psicografodinamico (2002).

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