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di Patrizia Rizzi
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La scrittura della O'Keeffe mi ha sempre provocato sensazioni forti. Come i suoi grandi dipinti floreali, il colore
steso con raffinata maestria sulla tela, attraverso sfumature lievi e soffici come la seta, avvolgenti
come il sottilissimo tessuto morbido al tatto.
I quadri della O'keeffe sono tattili, a guardarli pare di toccarli. Quando si dice: "Sfiorare con gli occhi"…
La sua firma parla la sua lingua pittorica. Come un filo si avvolge attorno a se stesso.
Pare una pianta di convolvolo, che lieve si attorciglia mollemente e al tempo stesso tenacemente a quanto fa suo.
E' come un ossimoro: il filo scrittorio, che scorre sul foglio, leggero a tratti, ma calcato nelle curve,
resta in superficie, come i petali dei fiori che dipinge.
Eppure giureresti di osservare l'interno e vedere dentro i pistilli; di cogliere la tridimensionalità dei petali. Allo stesso modo la firma corre leggera, una traccia superficiale sul foglio. Ma la superficie si fa abisso di profondità.
E' sensuale la O'Keeffe. E' sensuale la sua pittura. E' sensuale la sua scrittura.
Come un entomologo studia gli insetti ingrandendoli al microscopio così la pittrice ingrandisce piccoli fiori,
facendone enormi composizioni dal colore pastoso, flessuose come una danzatrice. Certi steli di fiori paiono
lunghe gambe di ballerina che volteggiano armonicamente sulla tela.
La sua scrittura sul foglio scorre avvolgendosi in mille volute, esteticamente ricercate,
morbide come una malattia (dall'etimologia: morbidus…). Timorosamente guardi quelle lettere che si insinuano dentro
la pagina avvolgendola in spire soffocanti. Sembrano mani e braccia che si appropriano del mondo attraverso il senso del tatto.
Non occhi aveva la O'Keeffe, ma braccia e mani e dita con le quali catturava l'essenza della natura, l'essenza dei suoi fiori.
Conosce empiricamente, la pittrice. Attraverso l'immagine naturale conosce il generale, capta con antenne
sensuali la struttura della natura e la rappresenta attraverso i sensi.
Il tatto, la vista, l'olfatto, il gusto: son questi gli strumenti conoscitivi della O'Keeffe.
Molto femminilmente si appropria della "vera"conoscenza.
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C H I E' G E O R G I A O ' K E E F F E
(1887-1986)
Nata nel Wisconsin in una grande fattoria, da una famiglia per metà irlandese e per metà nord americana, vive agiatamente
durante l'infanzia. Ma le difficoltà economiche subentrano presto e la famiglia si deve trasferire in Virginia.
Georgia avrà fin da piccola la passione per il disegno e la pittura.
L'interesse per i fiori le appartiene fin dall'infanzia, da sempre attratta dalla perfezione e dalle qualità tattili
di quei piccoli capolavori della natura. Per proseguire i suoi studi d'arte si trasferisce nel 1907 a New York,
dove nel 1916 conosce Alfred Stieglitz, affermato fotografo gallerista e conoscitore d'arte.
E' del 1917 la prima personale presso la Gallery 291 di Stieglitz.
La O'Keeffe è forse maggiormente nota per i quadri che raffigurano i paesaggi del New Mexico, dove ha
trascorso lunghi periodi della sua vita e dove si era trasferita dopo la morte, avvenuta nel 1946, del suo pigmalione,
compagno di vita e marito Alfred Stieglitz. All'inizio, però, la sua carriera è strettamente legata a New York,
ai suoi grattacieli, alla sua frenetica vita metropolitana. A quegli anni nweyorkesi appartengono una ventina di quadri
che hanno per soggetto la città, i suoi grattacieli, i profili geometrici, la vista dell'East River, con le sue
calme acque cupe, i comignoli fumosi che solcano il cielo.
Il più realistico tra questi dipinti è intitolato East River from the Thirtieth Story of the Shelton Hotel,
dipinto nel 1927 dalla stanza di albergo dove abitava con Stieglitz da un paio di anni, all'epoca uno degli edifici
più alti della città.
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