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IL TEMPO E LA SCRITTURA

Paolo Brondi

Ogni stagione del vivere sperimenta la resistenza al tempo che passa, in una incessante vicenda di un presente spesso evasivo, grigio e banale, di un futuro progressivamente contratto, di un passato nostalgicamente rincorso e sempre più distante. Ciascun soggetto vede inscritta la propria esistenza in una struttura temporale e il suo corpo ne conserva le tracce ,nelle sue fibre, nei segni che lo percorrono, nei linguaggi di cui è capace. La scrittura, segno e prolungamento del corpo, è una traccia temporale la cui realizzazione discende dalla storia personale, familiare, dal patrimonio socio - culturale del soggetto scrivente, e, soprattutto, dalle sue aspirazioni future, dalla gioia ,o dal timore per l'avvenire, dalla sua esistenzialità.

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Abitare nel mondo significa abitare simultaneamente in un passato, nel presente, nel futuro. Richiamare alla mente qualche evento del passato equivale ad aprire la nostra esistenza, qui, ora, al passato. Noi non esistiamo nel passato, ma il passato esiste in noi. Analogamente, quando ci prospettiamo qualche cosa nel futuro, il nostro vissuto, in quel momento, è aperto al futuro. La temporalità dell'esistenza si espande e si contrae abbracciando frammenti di passato e di futuro.
Anche la scrittura testimonia la coesistenza in noi del passato (…nella sua dimensione calligrafica), del presente (..nel ritmo, nella intensità del tracciato), del futuro (..nel semplificare e correre verso destra).
L'apertura del vissuto al suo passato, presente e futuro, dovrebbe, idealmente, essere totale. Ma, se è vero che il flusso degli stati mentali è costituito dal mescolarsi di fattori sani e insani, è anche vero che, spesso, l'esser-ci rimane spesso confinato ora all'una, ora all'altra sfera di temporalità.
Ne costituiscono prova esempi di scritture in cui prevalgono segni di

  • orientamento degli assi letterali verso sinistra
  • spazio interlettera molto ridotto
  • lettere addossate l'una all'altra
  • accorciamenti inferiori e superiori

Grafia di Serena
Serena anni 16



Grafia di Clara
Clara anni 18


Sono grafie di persone che hanno paura di vivere, di crescere, spesso anoressiche.
Mostrano indifferenza verso l'ambiente, soccombenza e fuga nella propria interiorità che pure non appaga, perché sentono in loro l'incessante conflitto fra una parte cattiva, che generalmente prevale, ed una parte buona che è nascosta.
Appaiono incapaci di comunicare verbalmente il proprio disagio, anche se, inconsapevolmente, è tutto proiettato nella rispettiva grafia.
Rimane loro il linguaggio del corpo, sotto forma di rifiuto del cibo, alternata a consumi eccessivi (bulimia), per attirare su di sé quell'attenzione che avrebbero voluto e non hanno mai avuto.
Ciò che fa difetto in tali situazioni di irrigidimento della temporalità esistenziale, confinata in una desolante quotidianità , senza illuminazioni di felicità pregressa, futura , è spesso l'esperienza del sentirsi veramente capiti. Una esperienza nutrita di tanti, positivi, contributi ideo-affettivi, del tipo:

  • Sentirsi soddisfatti
  • Sentirsi subitamente sollevati dalla propria solitudine esistenziale
  • Sentirsi sicuri nel rapporto con la persona che ci capisce
  • Percepire nell'altro i segni che dimostrano la sua comprensione
  • Percepire che l'altro co-esperisce il significato che le cose hanno per noi.

La rappresentazione di sé, svilita da incomprensioni e rinunce, può esemplificarsi in scritture i cui segni più significativi sono:
  • rigo discendente
  • assi letterali rovesciati
  • lettere separate all'interno della parola
  • tagli - t esili
  • pressione non omogenea
Tali segni disturbano e rallentano il ritmo, segnalando sia la tensione interiore di chi non si sente integrato, sia il controllo eccessivo che lo scrivente impone a se stesso.



Grafia di Anna

E' la scrittura di Anna, anni 48,casalinga.

Anna manca di fermezza e di capacità critica (stretta fra parole), e la sua visione della realtà è soggettiva: punta l'indice sugli aspetti marginali e negativi sentendosi non capita. Il sentimento non circola e manca la fiducia in se stessa. Dipana il suo esistere nella lotta vana contro il tempo, sempre insufficiente, sempre eccedente: si sente chiusa entro un presente ove non accade mai nulla ed è fonte di un'ansia di evasione che alimenta se stessa ed espone a tentativi velleitari di recuperate felicità.

Anna, e molti altri in medesime condizioni, trovano difficoltà a rompere le proprie abitudini di pensiero e percezione: sono persone attratte da qualche catena di pensieri e dimentichi che il corso dell'esistenza non è semplicemente una sequenza di episodi nei quali nascono, si acuiscono, si risolvono, o meno, tensioni, ma possiede anche un intrinseco disegno e scopo.
Vanno riprese per mano e condotte a riguadagnare atteggiamenti di disponibilità nei confronti del possibile, oltre l'immobilismo indotto dal panico per un presente vuoto ed un futuro avvertito come minaccia e terrore
La scrittura aiuta a tracciare il sentiero: osservando e guidando l'osservazione di chi scrive è possibile avviare quel processo di introspezione, di recupero di esperienze e memorie che, a poco a poco, dischiude una migliore tensione alla felicità.



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