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PANICO E GRAFOLOGIA
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di: Claudio Garibaldi
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La grafia, intesa come espressione diretta di meccanismi neuro-fisio-psicologici di una personalità in azione, può certamente essere vista come strumento adatto a rilevare particolari predisposizioni agli attacchi di panico. Allo stato attuale delle ricerche, per quanto a conoscenza di chi scrive, sembra azzardato riuscire a definire con esattezza il tipo di "paura" a cui ci si riferisce: sino ad oggi non sono ancora stati individuati i segni o le sindromi grafologiche della paura dei ragni piuttosto che dei serpenti, o del vuoto piuttosto che del chiuso dell’ascensore. Rispetto al singolo caso clinico, di cui si conosce l’esatta diagnosi, è possibile cercare la conferma indiretta nella scrittura, mentre il percorso inverso, cioè dalla grafia ad una definizione diagnostica, è ancora in gran parte da costruire. Ciò nonostante, una volta evidenziati i limiti di un’analisi grafologica, non pochi sono gli apporti che da questa ne possono derivare, proprio nell’ottica di una collaborazione interdisciplinare. L’approccio grafologico, infatti, è strumento individuale, sensibile e duttile, che consente di collocare l’eventuale attacco di panico in uno specifico contesto di personalità. Secondo la teoria grafologica di Girolamo Moretti, alcuni segni grafologici sono di per sé spie di un disagio psicologico, indicanti angoscia ed ansia che, a nostro avviso, potrebbero poi concretizzarsi in attacchi di panico. Moretti afferma che "il segno grafologico indice di emotività sia il compagno indivisibile di ogni disintegrazione" intesa come "menomazione o per lo meno deviazione dei componenti costitutivi di una personalità in modo che la personalità stessa cade nello squilibrio o in una specie di squilibrio degli stessi componenti". "Quando è presente questo segno, esistono i caratteri veri della neuropatia. (...) La psiche, che nella scrittura ha questo segno, è nelle condizioni di chi riceve colpi continui ed incessanti tanto dall’esterno come dall’interno, da non aver modo di liberarsene. E’ nelle condizioni di chi sta per affogarsi senza scampo e quindi ad avere dei movimenti fisici e psichici di chi si trova nella esasperazione per non poter superare gli ostacoli". Tale segno (Intozzata II modo) consiste in improvvise marcature nei tratti delle lettere, come degli spasmi improvvisi e repentini: allorquando questo fenomeno diventa una dominante di un grafismo, sulla base di leggi neuro-psico-fisiologiche, sappiamo che la personalità è soggetta ad una particolare impressionabilità emotiva, ad una instabilità, ad un’amplificazione abnorme della portata degli stimoli, ad una facile alterazione dell’equilibrio psichico e mentale, a congestioni nervose, ad alterazioni delle idee e dello stato di coscienza. Tutto questo, ovviamente, va contestualizzato per ogni singolo caso, ma è certo che tale segno è indice di una continua increzione di catacolamine, che contrae i ritmi respiratori e cardiaci: ecco una base che predispone all’ansia ed all’angoscia, e quindi a possibili attacchi di panico. Questo è solo un piccolo esempio, molti altri segni sono apportatori di disturbi della personalità, che comunque vanno sempre osservati per ogni singolo caso. Non è poi possibile, in questa sede, esplorare la teoria grafologica in tutta la sua complessità e profondità, ma riteniamo interessante riportare quanto può emergere dalla fattiva collaborazione tra psicologo-psicoterapeuta e consulente grafologo. Prima di passare ai casi concreti diamo uno sguardo alla teoria di Fritz Riemann (1902-1979), psicoanalista tedesco, così come esposta nel suo interessantissimo libro Le quattro forme dell’angoscia. Secondo l’Autore, l’angoscia è una componente fondamentale della vita, appartiene alla nostra esistenza e riflette "le nostre dipendenze dalle cose e la coscienza di essere mortali". Proprio per questo, egli afferma che "ognuno ha le sue particolari e personali forme di angoscia, inerenti solo ed esclusivamente a lui e alla sua natura, così come ognuno sperimenta a modo suo l’amore ed è costretto a morire la sua morte". In ogni caso, per quanto il fenomeno dell’angoscia assuma diverse varianti da persona a persona, Riemann ritiene che le molteplici angosce possano essere riportate a delle "angosce di base" o "forme fondamentali dell’angoscia", che sono a loro volta collegate a degli impulsi fondamentali. In estrema sintesi:
In pratica il conflitto collegato a questi primi due impulsi deriva da esigenze contrastanti, in riferimento alle quali ognuno di noi deve trovare un equilibrio armonico: da una parte cioè avvertiamo la necessità di autoconservarci e di autorealizzarci, dall’altra percepiamo la necessità di dedicarci ad uno scopo e di trovare un significato che vada oltre noi stessi.
Il conflitto collegato a questi ultimi due impulsi consiste nel fatto che ogni essere umano aspira allo stesso tempo sia alla durata che al cambiamento e deve far fronte all’angoscia della provvisorietà o, al contrario, della necessità. La prevalenza di una di queste angosce fondamentali, pur tenendo conto di tutte le variazioni individuali, conduce a quattro modalità di esistere, in sé normali, e che ci riguardano tutti, ma che assumono forme patologiche quando una disposizione diventa unilaterale ed eccessiva. Si arriva quindi a delle varianti nevrotiche delle strutture di base descritte dalla psicoterapia e psicologia del profondo come: - schizoidia - depressione - nevrosi ossessiva - isteria Di tutto questo discorso, a cui non si è fatto che un breve accenno, è importante evidenziare il fatto che, in ognuno di noi, l’angoscia dipende sia dalla nostra costituzione psico-corporea che dal nostro percorso evolutivo legato all’ambiente. A questo punto possiamo ritornare all’approccio grafologico, il quale analizza la persona nel suo rapporto tra componenti innate ed acquisite; considera come un particolare temperamento sia stato favorito o penalizzato dall’educazione, riesce ad individuare il disagio (o angoscia, o paura, o panico) che può manifestarsi quando la propria costituzione non è stata rispettata e sviluppata; nello stesso tempo, indica le possibili strade da percorrere per ritrovare e far evolvere la propria unicità in sintonia con l’ambiente. L’analisi grafologica può essere proficuamente applicata anche alle dinamiche di coppia e familiari. Infatti, se ognuno di noi è portatore di impulsi fondamentali e di conseguenti angosce, cosa succederà quando ci si unisce ad un altro essere umano? Tali angosce saranno risolte e svaniranno nel nulla o, al contrario, esploderanno in forme ancora più acute? Esiste quindi un panico che nasce dal rapporto di coppia? Che cosa ci può dire la scrittura? Vediamo alcuni casi. Si tratta di persone che si trovano in trattamento psicoterapeutico per problematiche relative ad ansia ed attacchi di panico. L’analisi grafologica viene richiesta dal terapeuta ed è effettuata con differenti modalità: una parte, destinata al terapeuta stesso, evidenzia e pone l’enfasi su possibili aspetti psicopatologici, che non sempre possono essere comunicati immediatamente al paziente; la seconda è sostanzialmente simile nei contenuti, ma svolta mediante un linguaggio in sintonia con le caratteristiche intellettive ed emotive dello scrivente; viene portata a conoscenza del paziente e ne scaturisce un proficuo stimolo di discussione in ambito psicoterapeutico. Risulta particolarmente efficace per il lavoro terapeutico poter conoscere anche il partner del soggetto in terapia. In questi casi l’analisi della scrittura presenta un vantaggio rilevante rispetto ad altre tecniche, in quanto il paziente può portare la scrittura del compagno (acquisendo il consenso informato), oppure proporgli di recarsi in studio per il saggio grafico. Si amplia così l’ambito di intervento, in quanto, il più delle volte, è il partner non in terapia che "delega" l’altro a farsi portavoce di un proprio bisogno non riconosciuto. Si verifica quindi che il paziente, discutendo a casa in merito ai contenuti dell’analisi grafologica, trovi utili stimoli per coinvolgere chi gli sta accanto e confrontarsi nel processo di crescita. In questa sede viene riportata, in estrema sintesi, quella parte del referto grafologico focalizzata sul "panico di coppia"; l’analisi completa è ovviamente ben più ampia, molto più articolata, ed orientata prevalentemente agli aspetti positivi ed alle strategie di intervento nel cammino psicoterapeutico. Prima coppia |
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fig.1 Lei 42 anni |
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fig.2 Lui 47 anni |
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&bnsp; La prima coppia riguarda due persone unite in matrimonio da diversi anni. E’ una coppia normale, in cui però le rispettive "forme fondamentali della paura" non si integrano, non si aiutano a vicenda; il panico, derivante sicuramente da una predisposizione individuale, diventa, allo stesso tempo, una risposta ed una richiesta che ciascuno fa all’altro. Il partner, come risulta dalla scrittura, è un individuo che non vuole dipendere dagli altri, ha forse timore della donazione di sé, che verrebbe vissuta come dipendenza. E’ sicuramente più autonomo di lei, ma è un’autonomia che si basa sulla razionalità più che sull’apertura del sentimento, e che si è consolidata su atteggiamenti difensivi. In fondo non si concede molto al legame emozionale, ed in questo senso è piuttosto rigido e schematico. Ha difficoltà a provare empatia e ad immedesimarsi nell’altro. Probabilmente all’origine c’è una sua intensa sensibilità, una forte ricettività agli stimoli affettivi, cosicché è stato necessario delimitare rigidamente il proprio spazio per non essere schiacciato. Ecco che un’eccessiva invadenza da parte della compagna (ad es. non concedere ampi spazi personali all’interno del rapporto e della casa stessa) potrebbe essere vissuta come pericolosa e faticosa, a cui si può reagire con attacchi di panico e con collera. La scrittura di lui presenta un ritmo disturbato del movimento, con molti stacchi tra una lettera e l’altra, con tratti aggressivi (la pressione aumenta nelle finali di parola), è poco plastica, poco elastica, prevale l’angolosità La partner è persona fedele ai propri principi, radicata nelle sue convinzioni. E’ riservata e rituale nel suo comportamento. In fondo non si compenetra con l’altro, pur ricercandone l’appoggio, ma rimane ferma nelle sue posizioni. Ha un forte senso dell’ordine ed è piuttosto incline ad un certo perfezionismo. Sostanzialmente ha paura della trasformazione, e vorrebbe che tutto si conformasse ad un piano prestabilito: in questo senso è poco passionale, perché non aperta all’improvvisazione. Difficilmente si abbandona, ma anzi desidera mantenere il controllo su chi la circonda. Il panico può arrivare ogniqualvolta le si chiede un cambiamento. Esiste in lei una forte aggressività di fondo, molto contenuta ed inibita, che si esprime come testardaggine: l’abitudinarietà la rassicura rispetto all’ansia di poter perdere il controllo. La sua grafia tende alla regolarità, con buona disposizione dello spazio; è "accurata", leggermente discendente. Risulta fedele al modello scolastico, l’inclinazione è diritta; presenta diverse forme ad arco. Il ritmo è piuttosto monotono, prevale la forma sul movimento, anche se ogni tanto sfuggono degli slanci subito contenuti. In questa coppia le angosce di base, in lui quella della dedizione, del legame, derivanti da un forte impulso di autoconservazione e da un’intensa sensibilità, non si integrano con i timori di lei relativi alla necessità di trasformarsi, di essere maggiormente creativa nei confronti della vita. Ne deriva un contesto claustrofobico di coppia, in cui lui in fondo può rimanere uguale a se stesso, perché la partner gli garantisce una stabilità, una netta delimitazione dei confini e degli spazi. La compagna, con il suo bisogno di schemi prestabiliti, in pratica non lo invade, ma certo lo condanna a rimanere piuttosto chiuso in sé, perché non lo stimola ad uscire. Nello stesso tempo lei si sente rassicurata, anche se poi si lamenta, da un compagno che controlla con la mente le emozioni: lei sarebbe disorientata da un approccio più caldo e basato sulle sensazioni. Però paga un prezzo, perché non riesce ad evolversi, a liberarsi dalle proprie zavorre abitudinarie. Probabilmente entrambi coltivano il sincero desiderio di aiutarsi a crescere, non è l’affetto in discussione, quanto le modalità esistenziali individuali che si consolidano nella dinamica relazionale. D’altra parte se lui decidesse di cambiare, di lasciarsi maggiormente andare, di abbandonare un atteggiamento minuzioso, di diventare più morbido e meno irascibile, tutto questo costringerebbe lei ad una modifica sostanziale, perché per sintonizzarsi efficacemente con il marito ci sarebbe la necessità di rendere flessibili i propri schemi: ciò potrebbe creare in lei il timore, o panico, di dover affrontare il nuovo, vissuto come pericoloso. Nello stesso tempo, se lei riuscisse a dimostrarsi meno statica, manifesterebbe l’esigenza di ottenere una partecipazione emotiva e "fisica" maggiore da parte del marito, una "presenza", quasi una "fusione": questo provocherebbe in lui una probabile reazione di panico. In conclusione, nella dinamica di questa coppia emergono esigenze contrastanti: ciascuno desidera un cambiamento, per uscire da una certa atmosfera claustrofobica; nello stesso tempo la relazione ha proprio lo scopo, attraverso una claustrofobia, di proteggere i partners dal timore della libertà, del nuovo, dei propri impulsi e di tante altre cose. E’ una contraddizione profonda, ma la coppia, attraverso la psicoterapia, è già in cammino verso l’apertura e la flessibilità. Seconda coppia |
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fig.3 Lei 26 anni |
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&bnsp;
fig.4 Lui 29 anni |
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&bnsp; I partners della seconda coppia presentano un’organizzazione individuale di personalità in cui diverse e molteplici risultano le caratteristiche comuni. Innanzitutto una mancanza di stabilità, nel senso che, in entrambi i soggetti, l’emotività diventa in molti momenti fattore di disturbo. Le reazioni emotive infatti spesso debordano, perché il controllo cognitivo non viene realizzato con sufficiente efficacia. La coppia quindi può trovarsi invasa da tempeste emozionali, fatte da tante piccole reazioni a catena, che poi è difficile elaborare nel significato profondo. Essenzialmente ciascuno dei due si sente particolarmente influenzabile, con una autostima oscillante, ed ognuno vive la minaccia che questa venga messa in discussione. Entrambi poi vivono un conflitto personale, ingigantito dal rapporto di coppia, tra desideri e realtà, in cui ciascuno segue una propria logica condizionata dalle molteplici emozioni. In sostanza manca una disciplina, un’autocritica costruttiva e anche un’essenziale sincerità con se stessi. Non desiderano sentirsi limitati nella loro libertà, anche se in pratica questo è ciò che avviene nella loro relazione. Di fronte alle tensioni originate dai bisogni, l’attesa risulta faticosa e quindi ne consegue un’accusa verso l’altro piuttosto che un’analisi obiettiva delle situazioni. Il loro atteggiamento esigente non è adeguato, di solito, alla loro disponibilità a dare, il che scatena sempre nuove delusioni. In ogni caso sono entrambi dotati di un’innata vitalità, di una capacità di apertura emotiva, da un bisogno di contatto. Le contraddizioni individuali però non sono state armonizzate al proprio interno: - lei oscilla tra atteggiamenti di accoglienza ed altri di irrigidimento, testardaggine, scarso ascolto, tendenza ad imporsi. Cerca nel ruolo punti di riferimento che la confermino nel suo valore; - lui non sa mantenersi fermo sulle sue posizioni, spesso è rinunciatario e chiede che si prendano decisioni al suo posto. In sintesi il loro rapporto è di tipo orale, in cui ognuno attende un accudimento o una conferma dall’altro, che si concretizza poi in una forma inevitabile di delusione. La coppia può anche però aiutarsi in un’evoluzione, in quanto, se i partners riescono a guardarsi dentro con onestà, possono vedere che le modalità considerate negative nell’altro, appartengono invece alla propria personalità. Lo scambio nell’intimità sessuale, che dev’essere valutato nel contesto globale del rapporto, sicuramente risente delle intense oscillazioni emotive di entrambi. Ci possono essere momenti quasi di fusionalità, in cui idealmente ognuno completa l’altro nella propria mancanza. Altri invece in cui l’ingigantimento delle emozioni porta ad un senso di estraniamento, ad una mancanza di comunicazione, quando l’altro non corrisponde esattamente alle proprie immagini fantastiche. La partner non sempre sa sintonizzarsi sulle sfumature del compagno, anzi, quando è disorientata, tende ad irrigidirsi e quindi può sembrare a volte un po’ fredda. Lui, piuttosto influenzabile, esprime la sua potenza psicologica, e quindi erotica, in reazione agli umori di lei. E’ facile quindi che si faccia prendere dall’ansia e da un senso di inefficacia. Non sembrano comunque emergere reali problematiche di tipo sessuale, quanto la difficoltà a scendere ad un livello intimo più profondo. Essendo la relazione di tipo pre-genitale, la comunicazione sessuale diventa evocatrice di fantasmi di divoramento, di annullamento, di perdita della propria identità. I partners, per arrivare ad una più completa e soddisfacente intimità, devono quindi arrivare a riconoscere le componenti infantili dei loro timori. Entrambe le grafie presentano delle forme cosiddette "orali", ampie, rotonde, con poco spazio tra lettere e parole. La dimensione delle lettere ha intense variazioni: improvvisamente si ingrandisce enormemente e subito dopo diventa piccola. Prevale il movimento sulla forma, non c’è stabilità. La pressione appare disomogenea. I collegamenti ad arco si alternano con quelli a ghirlanda. L’inclinazione è oscillante. Il contesto è molto curvilineo, ma in diversi momenti si manifestano angoli appuntiti. Per concludere, comunque, sembra plausibile ipotizzare l’esistenza di un tipo di panico che trae origine e si alimenta nel rapporto di coppia e che anzi serve a preservare il rapporto stesso da eventuali fughe centrifughe. Tra tutte le varie affinità percepite da due persone che "si scelgono", probabilmente vi è anche un’attenzione, inconscia, ad una complementarità rispetto alle proprie fragilità o disarmonie, alle proprie "paure fondamentali", alle proprie angosce, alla propria predisposizione all’attacco di panico. Il problema diventa tale allorquando la dinamica relazionale si pone a protezione rigida e statica delle reciproche ed individuali "tendenze patologiche", a discapito di un’evoluzione e di una crescita. L’analisi della scrittura in questa caso risulta efficacissima: permette di tener conto del temperamento innato di ciascuno dei partner, delle qualità del processo intellettivo ed emotivo, delle disposizioni affettive, e di valutare come queste si integrano tra i due componenti della coppia. Le informazioni provenienti dalla grafia consentono quindi di intervenire sia sul singolo individuo che sulla relazione. Nel caso dell’attacco di panico, spesso è solo uno dei partner che diventa portatore del sintomo, e che di conseguenza si rivolge al terapeuta, mentre l’altro assume il ruolo di spettatore o, sovente, di vittima. L’esame grafologico, immediatamente, permette di smascherare questo tipo di collusioni inconsce, di coperture difensive, in un’ottica propositiva che tenga conto dell’unicità di ciascuno. Il discorso è diverso se focalizzato sull’individuazione, nella scrittura, della tipologia e dell’avvenimento relativo all’attacco di panico. Come si diceva all’inizio, non è ancora stato individuato un segno grafico specifico della "paura degli spazi aperti" o del timore del "chiuso dell’ascensore", e forse non esiste. Sarà comunque necessario, come in tutte le discipline scientifiche, impostare ricerche e fare nuove ipotesi. Tuttavia è indubbio che la scrittura riflette, in un modo o nell’altro, la predisposizione all’attacco di panico e la sua eventuale concretizzazione. Si tratta di un riflesso "olistico", che tiene conto dell’organizzazione globale, somatopsichica, di un singolo, specifico individuo. La scrittura è espressione viva e fedele dell’essere umano, non si lascia inquadrare in rigidi schemi concettuali: è ancora molto ciò che dobbiamo imparare, ma già il suo studio ci ha condotto verso una maggiore comprensione di come ciascuna individualità possa adottare molteplici modalità per affermare la propria esistenza. L’approccio grafologico al disagio, seppur scientifico nel metodo, non è di tipo meccanicistico, ma tiene conto dell’uomo nella sua specifica complessità. Se si riflette attentamente e senza posizioni pregiudiziali su ciò che la scrittura può ancora rivelare, prende quasi un.... attacco di panico!
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Per approfondire:
Claudio Garibaldi , Panico e grafologia, in Luisa Marnati: Vincere il panico, Xenia, Milano 1998 capitolo VII
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