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Collera

Peccato o difesa?

di Clara Maffei

 








Io non mi arrabbio, non sono bravo a esprimere l'ira. E' uno dei problemi che ho. Interiorizzo; mi allevo un tumore.
Woody Allen in Manhattan





"Sei arrabbiato?"
Quante volte nella vita ci hanno rivolto questa domanda.
In realtà l'ira, considerata dai padri della Chiesa uno dei sette vizi capitali a cui contrapporre la mansuetudine, è il più riconoscibile dei peccati.
E' una emozione improvvisa, travolgente che sperimentiamo fin da piccoli. E' "primordiale", in quanto fa scattare il nostro istinto di sopravvivenza mobilitando tutte le energie fisiche necessarie a difendersi o a colpire. E soggettiva, perché non conta tanto lo stimolo che l'ha scatenata, piuttosto come il cervello la elabora.
Nella rabbia si è pronti ad "ingaggiare la lotta" per eliminare, cancellare ciò che si percepisce come fonte di dolore o di irritazione.
E il corpo è pronto ad attaccare.
L'organismo reagisce, infatti, in modo da mettere a nostra disposizione il propellente energetico utilizzabile per di fare fronte alla sensazione di pericolo per la sopravvivenza.
Ma se il nostro corpo è pronto per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali, l'efficacia della nostra mente in un certo senso diminuisce: insieme alla calma perdiamo in parte anche la nostra capacità di giudicare razionalmente le circostanze, di valutare le possibili conseguenze dei nostri atti: sopravalutiamo le caratteristiche negative, sottovalutiamo quelle positive.
"Accecati dalla collera" diventiamo incapaci di spiegare le nostre ragioni con chiarezza, così molto spesso le nostre parole sono urla, muggiti, grugniti, ragli. Forse è per questo che a posteriori chi si è arrabbiato pensa di essere stato posseduto da qualche cosa di animale (imbestialirsi, imbufalirsi...)

Il sentimento rabbia si situa lungo un continuum che va da una lieve irritabilità o senso di fastidio, agli scoppi di collera, ai pensieri di vendetta e al fatto di sentirsi così arrabbiati da non sopportarlo.
E' per questo che moltissimi sono i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Per quanto riguarda le motivazioni che suscitano la rabbia numerose ricerche hanno dimostrato che dietro ogni tipo di collera c'è una paura. La paura è una sensazione di minaccia per la sopravvivenza.
Gli animali spesso attaccano perché sono aggrediti, disturbati, tormentati; per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività connesse con l'immagine e la realizzazione di sé.
Quando si avverte la rabbia ci può essere alla base, ad esempio, una minaccia di fallimento, sconfitta, perdita di sicurezza in sé; una paura della propria inadeguatezza nell'affrontare situazioni difficili. Paura della sconfitta e della perdita (gelosia).
Va poi osservato , in modo particolare, che la collera, quella voglia improvvisa di sfogare tutto il nostro rancore e la nostra rabbia, è il risultato del senso di impotenza nel perseguire con successo i propri desideri, o di compiere qualche cosa d'importante per incapacità decisionale. Riversiamo brutalmente addosso agli altri la nostra collera quando non troviamo un modo efficace per ottenere ciò che vogliamo.

Vogliamo ricordare i segni grafologici "Titubante, Tentennante e Stentata" nei quali lo stato di pericolo è allertato in modo pressoché permanente, e ciò li accomuna nella direzione o predisposizione alla collera ma di natura e con motivazioni completamente diverse, e con risposte anche diverse.

Stentata, scrive Moretti, è l'ira di chi non sapendosi imporre, scaraventa quello che ha in mano.

Oltre ai fattori predisponenti e scatenanti, ci sono poi alcuni fattori aggravanti.
La rabbia peggiora quando si attribuisce all'altro la volontà di ferire, quando si ha la sensazione che la persona che ci frustra commetta un sopruso, una mancanza di riguardo. Che lo fa apposta.
Pensiamo ai permalosi che trovano nelle parole e nei gesti degli altri sempre qualcosa che li colpisce ingiustamente, che spesso si sentono feriti ed urtati per "niente". A questo "niente" reagiscono con acredine e ruminano rancore.

Angolo A, quando supera il grado medio, è definito da Moretti il segno principe dell'ira per la permalosità, il facile risentimento, l'irritabilità che facilmente diventa rabbia.
In uno stato di costante allarme (paura) per la propria integrità, se si sente criticato, toccato nel suo orgoglio, sminuito o peggio sconfitto, l'angolo A è portato a lasciarsi sopraffare dalla rabbia, una rabbia che sovente non esplode in collera e si trasforma in rancore e desiderio di vendetta.
Anche angolo B, segno della testardaggine, porta al rancore, a un astio tenace, profondo.
Il rancore, scrive Pierre Daco, è in fondo una forma di ostinazione....... Il soggetto rumina il suo risentimento per l'offesa ricevuta.

Se la lega al dito

A tutti capita di andare in collera ogni tanto, sia agli impetuosi e agli istintivi, sia ai più mansueti e più riflessivi.
Sarebbero tuttavia più suscettibili a "perdere le staffe " (con riferimento al controllo del cavallo) gli impulsivi ed impazienti, seguiti dagli ambiziosi.
I primi per la fretta di avere, per l'insofferenza ai freni. Così, per le reazioni emotive intense e rapide, caratteristiche di chi si accende fulmineamente, sono capaci di sfuriate che tendono comunque a sbollire subito. Più stizza che collera, quindi
I secondi perché portati a prevalere, a voler essere ad ogni costo primo fra tutti, per l'eccessivo desiderio di affermarsi che spesso si accompagna a prepotenza e insofferenza agli ostacoli.
Per i primi pensiamo ad Ardita, Impaziente, Veloce, Slanciata.
Per i secondi ci viene in mente Intozzata 1° modo per il gusto di misurarsi con chi si oppone e contrasta i suoi disegni.

Scrive Moretti: "Guai a chi si oppone ai disegni dell'ambizioso..... E' l'ira che tende a sgombrare la via per dove passa l'ambizione".

 

Se chi è arrabbiato agisce in genere mediante comportamenti esplosivi, c'è anche chi la rabbia la riesce a tenere a bada o a mascherarla sotto l'azione dell'inibizione educativa o per paura delle reazioni altrui.
Sono forme di collera mascherata gli attacchi psicologici come la maldicenza, la calunnia, l'ironia, le insinuazioni e le critiche denigratorie che si abbattono sull'oggetto ritenuto causa della frustrazione, e che tendono a porlo in cattiva luce, a sminuirne le qualità, a colpevolizzarlo.

Moretti indica nella scrittura Discendente con Pendente sopra i 5/10 e con concavo a destra sopra i 5/10, un'ira di vendetta con l'arma dell'adulazione.
"Come i buffoni di corte, che adulano, pur adoperando qualche frizzo a proposito, che va a colpire l'adulato............"

Inoltre, chi non sa reagire adeguatamente, spesso finisce nello sfogare la propria rabbia non sul reale oggetto che l'ha provocata, e che non ha il coraggio di affrontare, ma su un obiettivo meno temibile o più facilmente raggiungibile: il capro espiatorio.
La rabbia infine può essere diretta verso se stessi, e diventare autopunitiva trasformandosi in autolesionismo: la persona si colpevolizza perdendosi in autorimproveri, autoaccuse di stima di sé perché non trova un obiettivo su cui orientare il proprio scontento.
Una rabbia che induce a strapparsi i capelli, a mordersi le unghie, a dare testate nei muri Una rabbia vissuta come impotenza. che può generare apatia, perdita del tono corporeo, stanchezza, mal di testa, inappetenza.
Una rabbia che si nasconde bene anche dietro il lamento, la lagna, lo scoraggiamento.
Gli studi sugli effetti dell'inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.
Inoltre la frustrazione continua (in questo caso è la durata, non l'intensità a pesare) prima o poi diventa insopportabile e provoca rancore, chiusura e spesso reazioni all'apparenza sproporzionate, ma del tutto adeguate, in termini di bilancio, all'accumulo nel tempo.
Pensiamo ad Accurata studio che, sempre molto attenta al rispetto formale, domina le sue reazioni al limite delle sue forze per non compromettere il suo prestigio, ma che quando la sua tensione ha raggiunto il massimo esplode in atteggiamenti d'ira agitata e scomposta, perde il controllo delle parole e delle reazioni ed oltrepassa la giusta misura.
Il motivo? Gli studiosi spiegano che si tratta di una reazione di rimbalzo. Quanto più si reprime la rabbia, tanto più questa viene fuori come in un'improvvisa esplosione.

E' importante quindi fare una distinzione tra la rabbia in quanto emozione e la collera in quanto comportamento. Ossia la differenza tra provare rabbia e agire in modo collerico. Questo perché ogni persona possiede un tipo particolare di rabbia che contraddistingue il suo tipo di personalità e ogni persona ha un modo differente di manifestarla.
In conclusione, ma arrabbiarsi serve?
Di solito siamo abituati ad associare alla rabbia una qualificazione negativa. A pensarla come una emozione da rimuovere, un'inutile sofferenza, uno sfogo inconcludente, uno spreco di energie.
In realtà si può affermare che l'ira spesso è un segnale che ci avverte che dobbiamo farci valere e ci dà la motivazione per farlo. L'espressione della rabbia è spesso più convincente di qualsiasi discorso e permette talvolta di ottenere quel che si chiede, di affrontare e risolvere situazioni di sopruso e di riaffermare se stessi e il proprio mondo dei valori
Ma per questo ci vuole la "giusta misura", proprio quella virtù che la collera tende a mandare in frantumi.

 

Un antico apologo indiano potrebbe forse risultare istruttivo:
"C'era una volta un serpente assai velenoso e feroce che un giorno incontrò un vecchio saggio, il quale lo convinse a diventare mansueto. Non appena gli abitanti del villaggio si accorsero che il serpente se ne stava quieto quieto in un angolo, iniziarono a tirargli sassate, a sottoporlo ad angherie e feroci sevizie.
Il serpente subiva e sperava che il vecchio saggio tornasse a liberarlo dell'infausta promessa. Il saggio finalmente riapparve per dirgli che aveva travisato consiglio e promessa, che smettere d'iniettare veleno non significava rinunciare ad emettere sibili e fischi".
(Serena Foglia,I nostri sette peccati, Rizzoli, Milano 1990, pag. 141)

 

Bibliografia:
Girolamo Moretti, Grafologia sui vizi, Istituto grafologico S. Francesco delle scale, 1974 Ancona
Francesco Alberoni, Pubblico e privato, Garzanti 1987
Vittorino Andreoli, Voglia di ammazzare, Analisi di un desiderio, Edizione Euroclub Italia 1996
Sante A. Bidoli, Psicologia della scrittura,, Tea edizioni, 1992
Ivan Cotroneo, Il piccolo libro della rabbia, AsSaggi Bombiani, 2000 Milano
Sergio Deragna, Grafologia e Neuroscienze, Testo teorico di semeiotica grafologica morettiana
Valentina D'Urso, Arrabbiarsi, Collana: Farsi un'idea Editore Il Mulino
Serena Foglia, I nostri sette peccati, Rizzoli, Milano 1990
H.D.Johns, Paura-Collera nel quotidiano, Citadella Editrice 1994
Vera Slepoj, Capire i sentimenti, Oscar Saggi Mondadori 1998

Webgrafia
Psicologonline: Conoscere la collera di Gabriele Lo Iacono
CSC, glossario
Benessere.com
Newton: Dove nascono le emozioni di Levi Montalcini Rita