Il bambino disegna
di Patrizia Rizzi
I bambini disegnano ciò che sanno del mondo, non ciò che vedono. Di più: disegnano quello che sentono e hanno provato, disegnano le loro esperienze. Quelle che contribuiscono a creare la cosiddetta "Mappa del Territorio" (vedi PNL in bibliografia).
La Mappa del Territorio secondo la Programmazione Neurolinguistica è quella che ci consente di attraversare la vita imparando ad evitare collisioni con ostacoli fissi, a sormontare difficoltà, a camminare senza inciampare continuamente, a mangiare se abbiamo fame, a dormire quando siamo troppo stanchi, a riconoscere gli amici dai nemici, a leggere i segnali d'allarme e di pericolo, …
In poche parole, le esperienze, che contribuiscono a formare la Mappa, ci insegnano a diventare "vecchi".
Il sapere che sta alla base dei disegni infantili non è un sapere intellettuale, né un sapere tecnico, o forse è anche questo. Ma soprattutto è un sapere EMOTIVO, PSICHICO.
E' un sapere estremamente soggettivo. Il bambino va costruendo sulla base delle sue esperienze il proprio mondo interiore. Lo struttura sia grazie alle doti naturali che possiede ed eredita per via cromosomica, sia grazie alle capacità apprese dall'ambiente e perfezionate durante il training della crescita.
Da queste premesse si evince facilmente come il disegno dei bambini sia equiparabile a tutte le produzioni grafiche e artistiche dell'Uomo.
Come la scrittura, il disegno è strettamente collegato alla nostra motricità e al sistema nervoso come lo abbiamo ereditato dai nostri avi. La motricità è fatta al tempo stesso da ciò che apprendiamo vivendo e da ciò che ereditiamo nel patrimonio genetico.
Non si danno due pupille identiche, né due impronte digitali identiche. Così la scrittura e il disegno sono tracce assolutamente personali. Le lasciamo anche per questo: per distinguerci. Perché firmiamo i documenti? Per essere riconosciuti, per prenderci le nostre responsabilità o, ancora, per scagionarci, ad esempio, da colpe delitti errori commessi da altri. Se fossimo esseri solo collettivi, ciò non sarebbe necessario. La responsabilità, il merito o la colpa in quel caso non avrebbero un attore, ma molti autori. Non sarebbe importante stabilire chi ha fatto che cosa.
Ma torniamo al disegno del bambino. I disegni e gli scarabocchi dei piccoli sono da paragonarsi alla produzione onirica. Come i sogni infatti non seguono la logica (il LOGOS) ma hanno al loro interno tutte le regole di lettura e interpretazione. Sono strutturate come il linguaggio visivo più che come il linguaggio verbale.
Dice Quaglia in Il disegno infantile(vedi Bibliografia): "I disegni
sono come i sogni: se paragonati con la realtà diurna, essi perdono consistenza e
valore, ma se entriamo nel sogno possiamo esperire tutta la sua verità. (…)
Per il bambino come per l'artista, la verità non è solo una forma con le sue
leggi fisiche, ma è una forma inanzitutto buona o cattiva.
La verità di un cobra non è soltanto nella sua forma, ma in una forma che fa paura, una forma che ha quindi leggi affettive che al pari di quelle fisiche sono altrettanto naturali. Secondo tali leggi, la rappresentazione di un cobra disegnato più grande di un cavallo non è una scorrettezza o una "distorsione" della realtà o, ancora, un errore percettivo, ma è una rappresentazione che ubbidisce alle regole di una prospettiva del sentimento, cioè di un modo di sentire e conoscere la realtà."
Prendiamo qualche esempio dalla storia dell'arte occidentale e istituiamo
un parallelo tra arte e disegno infantile.
Certa arte primitiva e certa arte medioevale hanno in comune un modo di rappresentare la realtà che non può definirsi né legata alla semplice visione come fenomeno o esperienza fisica e fisiologica, né come costruzione mentale legata al fatto di sapere quale sia la struttura che sottosta alle forme che cogliamo percettivamente. In altre e più semplici parole: il pittore medievale è dentro il quadro, mentre dipinge. Non è interessato ad un punto di vista obiettivo -uno ed uno solo, come avverrà con il Rinascimento-. Inoltre ciò che preme al pittore medievale è il racconto di un'esperienza o di una concezione esperita e conosciuta anche empiricamente, attraverso tutti i sensi e non solo attraverso l'occhio e il cervello. Il dipinto è il racconto di ciò che si è esperito, è la sanzione di fatti osservati in modo partecipativo da chi dipinge. Il dipinto è una narrazione sia temporale sia spaziale e si svolge perciò sulla tela, sul muro, o su altri supporti non seguendo la logica auditiva del discorso di parole. La parola scorre lungo una linea orizzontale e si dipana nel tempo, mentre l'arte visiva è contemporaneamente presente nella sua globalità. E' "gestaltica".
La parola segue un percorso obbligatorio dove si esige un prima e un dopo. Il quadro è invece ASTANZA, cioè: "è". Saremo noi ad ispezionare e analizzare il dipinto pezzo a pezzo, poiché la nostra visione, o meglio il nostro occhio (strumento raffinato ma limitatissimo) ci consente di vedere il particolare solo trascurando l'intero e viceversa.
Il percorso visivo che compie l'occhio vagando sulla tela è spesso ricercato dall'artista, che dà accenti a zone del quadro attraverso l'arte del colore, della prospettiva tonale, attraverso la scelta delle dimensioni, attraverso il disegno delle linee, la prospettiva di fuga…
Il disegno del bambino è, come tanta parte dell'arte occidentale, un racconto emotivo e psichico di qualcosa che il bambino vive e prova e decide di sancire. Disegnare è per il bambino sperimentare nuovamente quelle emozioni che giorno dopo giorno vanno strutturando dentro di lui la Mappa del Territorio, cui si ispirerà lungo il cammino della vita. Il bambino si rifà alla realtà, la rappresenta. Non si tratta però di realtà in senso scientifico, mentale. Si tratta di realtà affettiva.
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PIERANTONI, Ruggero L'occhio e l'idea Boringhieri1981
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PITTARELLO, Roberto La nuvola rossa Codex ed 1991
PITTARELLO, Roberto Erbe alberi e bambini Codex ed 1989
PITTARELLO, Roberto Faccia faccina Codex ed 1986
PITTARELLO, Roberto La mia faccia e la tua Codex ed 1986
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QUAGLIA, Rocco Il disegno del cerchio famigliare UTET 2000
QUAGLIA, Rocco Disegnare la famiglia UTET
YATES, Frances A. L'arte della memoria EINAUDI 1966
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