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Il "senso" dell'equilibrio
di Patrizia Di Filippo
"L'equilibrio psichico dalla scrittura" è il titolo del libro a cura di Padre Lamberto Torbidoni che contiene una serie di articoli di autori di scuole diverse e che ci introduce nel complesso discorso dell'equilibrio osservato da differenti punti di vista.
Il significato etimologico di equilibrio è: uguaglianza di pesi bilanciati.
Nell'uso corrente è detto di un corpo che si regge dritto senza cadere da nessuna parte (stare in equilibrio) e viene riferito anche alle situazioni di proporzione tra le parti.
L'equilibrio meccanico è un sistema di forze esterne, in cui le somme di dette forze e dei loro momenti rispetto al baricentro del corpo risultano nulle. In fisica l'oggetto equilibrato è in stato di riposo, oppure si muove secondo un moto rettilineo uniforme, la situazione può essere modificata solo da un intervento esterno.
Diciamo che un equilibrio è:
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stabile (quando l'oggetto o il sistema se lievemente spostato ritorna nella sua posizione originale)
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instabile (quando la modifica del sistema supera un certo valore)
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indifferente (in cui il movimento non influenza l'equilibrio)
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di compensazione (in cui si creano equilibri artificiali determinati da forze di contrappeso)
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dinamico (ha in se il movimento e la presenza di forze interagenti in forma combinata o in opposizione).
L'equilibrio è un concetto puramente meccanico che si è esteso alle altre discipline.
Nel dire: - quell'uomo è privo di equilibrio, non si sa controllare, non è equilibrato, ci riferiamo alle qualità psichiche, intellettive e spirituali del soggetto.
Quando ci rappresentiamo una persona che dimostra equilibrio ci riferiamo ad un soggetto che si esprime in maniera controllata ed aderente alle situazioni ed è capace di coordinare le proprie risposte agli stimoli esterni ed interni.
Sappiamo che l'essere umano è un entità strutturata dinamica nella quale i vari sistemi si influenzano reciprocamente ed è difficile isolarli perché ogni sistema in particolare dipende dall'efficienza e dalla configurazione di tutti gli altri e non è altrettanto facile identificare il nesso di causa-effetto dei fenomeni sia per la complessità dei sistemi interagenti sia per il rifluire dell'attività di uno sull'altro.
Difesa, blocco, adattamento, rigidità, attesa…. in ogni contesto possono entrare in gioco delle forze che rimodellano, ridefiniscono, riequilibrano il sistema.
La comprensione dell'equilibrio è legata alla conoscenza della personalità, ma la personalità è appunto un sistema complesso, fatto di vari piani: affettivo-emotivo, relazionale, intellettivo che non sempre riescono a dialogare fra loro; è un sistema in continua trasformazione e non esistono leggi e regole generali per determinare l'equilibrio e quantificarlo: si può solo dare una idea di normalità.
Il nostro caposcuola Padre Girolamo Moretti sapeva bene dell'essenza di queste forze che interagiscono nella personalità, nel suo metodo al segno grafologico non ha solo associato una componente caratteriale, ma i segni sono stati suddivisi in Sostanziali, Modificanti, Accidentali e misurati al fine di rilevare l'intensità di queste forze.
La suddivisione in segni Fautori, Contrari ed Indifferenti ci consente di interpretare il gioco di forze contrarie o concorrenti.
Ho potuto estendere la comprensione del concetto di equilibrio tramite la lettura del libro del medico antroposofico: Marcello Carosi dal titolo "Iniziazione ai sensi sottili".
Noi tutti conosciamo i 5 sensi (tatto, olfatto, vista, udito, gusto), che l'estesiologia studia e che discipline come la Programmazione Neuro Linguistica, mettono in evidenza tramite l'organizzazione sensoriale delle tipologie: auditivo, visivo, cenestesico.
Per la visione antroposofica i sensi nell'uomo che gli consentono di rapportarsi con l'ambiente circostante, non sono solo 5, bensì 12, l'essere umano viene suddiviso in 12 parti a cui corrispondono i 12 sensi associati alle 12 costellazioni dello zodiaco rifacendosi alla visione olistica tra microcosmo e macrocosmo.
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Il quarto di questi sensi è il senso dell'equilibrio espressione della:
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propria quiete interiore
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percezione spaziale per distinguere un sopra-sotto, un avanti-dietro, un destra e sinistra.
Scrive Carosi: " …Il senso dell'equilibrio consente di avvertire l'armonia con le forze e le qualità dell'ambiente esterno ed interno ...".
.."Una capacità propria del senso dell'equilibrio è quella di mantenere il corpo nella giusta posizione-postura nello spazio, interviene quindi nel controllo della posizione eretta, seduta, nella locomozione in genere, determinando la giusta oscillazione delle braccia e soprattutto il mantenimento della direzione e dell'orientamento.
Per esempio l'insufficienza o mancanza di equilibrio in genere dovuta ad ansietà, inquietitudine, è stata immaginata nei detti: "perdere la tramontana" o "la bussola" (in passato la Tramontana era il nome che si dava all'ultima stella dell'orsa minore, la stella che appunto indicava il nord)"...
Abbiamo detto che l'equilibrio non è solo nello spazio esterno ma vi è anche un equilibrio interiore. La medicina orientale formula i suoi capisaldi su 2 energie fondamentali dal cui equilibrio o squilibrio dipende la salute o la malattia.
Naturalmente tutti noi associeremmo il senso dell'equilibrio con la costellazione della Bilancia.
Ma non è proprio così, il senso dell'equilibrio viene infatti associato alla costellazione del Sagittario, rappresentata da un cavaliere o meglio un centauro con l'arco teso.
…"Star con l'arco teso è la frase con cui si indicava lo stare in guardia, l'essere sempre attento e pronto per la mira. Ed ecco evidente, il rapporto con il movimento, sì, ma anche con il controllo del movimento, perché l'azione non fallisca allo scopo"….
…"Infatti, in questa immagine si esprime la qualità peculiare dell'equilibrio che non è passività, stasi, inerzia ma l'equilibrio è tensione, è attenzione, nel senso originario della parola e cioè: applicazione, stabilità, ma non fissità e mai fissazione, ossessione"...
La posizione dell'arciere che prende la mira è quella di chi è pieno di ardimento da ardere (segno di fuoco), di chi è pervaso di volontà di colpire nel giusto, che ha ben presente il valore morale pertinente della "rettitudine".
Ritornando alla grafologia Morettiana, con questo metodo è possibile determinare il tipo di equilibrio relativo alle categorie grafologiche principali che esprimono ognuna una polarità :
- curva-angolosa,
- l'equilibrio o la proporzione della triplice larghezza,
- il calibro,
- la giusta tensione nell'inclinazione delle aste,
- l'equilibrio nell'accuratezza spontanea, punto centrale tra il gettata via e l'accurata studio etc…
La categoria che è più inerente al "senso dell'equilibrio" di cui ho appena parlato ed è subito evidente guardando una scrittura è "l'allineamento del rigo di base".
La tenuta del rigo, si individua in quelle righe composte di lettere, parole e frasi che dovrebbero tenere un condotta secondo una linearità, una disposizione simmetrica del rigo rispetto al margine superiore ed inferiore del foglio, della pagina.
Quando scriviamo, se abbiamo un minimo di consapevolezza, cerchiamo di sistemare i grafemi linee e curve in modo che tutto righi dritto, cercando di integrare tra loro gli stimoli interni con le percezioni del mondo esterno secondo consequenzialità e congruità.
Cosa dice il Moretti nel suo Trattato:
…"Questo segno grafologico indica fermezza di carattere, indica disposizione a lottare per il trionfo della propria volontà. Ed è un segno Sostanziale della Volontà.
La forza di volontà ha un movimento orizzontale, perché è in linea orizzontale che si respingono gli ostacoli"...
Il "senso dell'equilibrio" è infatti posto secondo la divisione dei sensi nella sfera della Volontà, ma in questo caso di una volontà cosciente, spinta da una motivazione.
Anche per il Pulver: la riga orizzontale ha una funzione normativa, è influenzata al minimo dagli stati d'animo ed è indice di equilibrio, vuol dire che il soggetto è imperturbabile o ha una padronanza di se. In tutto questo c'è sempre l'educazione della volontà e rappresenta:
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fedeltà ai propri propositi
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seguire coerentemente la propria strada
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guardare fermamente alla meta prescelta.
L'equilibrio è tale quando non si fa trasportare da preferenze affettive, non si lascia dominare da stati passionali e da bruschi cambiamenti d'animo che si manifestano in depressione o in eccessi di collera ed euforia, allora il rigo discende o ascende.
Nel libro "La carne e l'inchiostro" di G. Gattulli egli identifica il segno "mantiene il rigo" come segno dell'equilibrio e dice:
…" Le lettere corrono sul filo orizzontale come il filo dell'Acrobata e mentre per l'acrobata, il filo d'acciaio è il mezzo in cui esibire destrezza ed abilità, allo stesso modo il rigo rappresenta la corda tesa sospesa nel panico della pagina bianca in cui su quel percorso lo scrivente deve mettere alla prova il suo equilibrio"...

Per concludere:
Il rigo è dunque l'invito ad andare per fare esperienza e perseguire il proprio obiettivo, senza
equilibrio andiamo verso la polarità: nella risalita seguiamo un ideale nella discesa cadiamo in basso.
Ma il rigo è soprattutto la confluenza di spinte e controspinte, apertura e reazioni e osservando
la scrittura bisogna sempre individuare la modalità con cui il soggetto cercherà di arrivare alla meta prefissata,
perché sebbene sia sostenuto da volontà cosciente, prenderanno vita e si compenetreranno nell'azione tutte le
sensazioni, emozioni, paure, sicurezze, che appartengono in modo strettamente individuale a ciascuno di noi e che
vivono nella nostra sfera del sentire.
BIBLIOGRAFIA:
- Girolamo Moretti, Trattato di Grafologia 13 edizione, Padova, Messaggero 1985.
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Max Pulver, La simbologia della scrittura Torino, Boringhieri 1983.
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Lamberto Torbidoni, L'equilibrio psichico dalla scrittura ed. Bulzoni 1987
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Giuseppe Gattulli, La carne e l'inchiostro Roma, Armando 2003
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Marcello Carosi, Iniziazione ai Sensi Sottili Roma, Mediterranee, 2001
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