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Il segno dipinto
di Giuseppe Gattulli
Ruvo di Puglia, 15.10.2003
‘Non esiste luogo in questo nuovo genere di fisica, sia per il campo sia per la materia, poichè il campo è la sola realtà’ - Albert Einstein -
Così l’individuo. Un piccolissimo nodo, tra gli infiniti altri,
da cui può ripartire la spinta propulsiva, come da un acceleratore
di particelle, oppure l’area in cui potrebbe generarsi il corto
circuito che investe l’intero sistema.
Proclamare la propria indipendenza è dare il corto circuito.
Nel momento in cui decidiamo di interrompere il flusso energetico
di campo ecco affacciarsi il pensiero duale, l’inversione contro se stessi.
Il pensiero duale è un’architettura in cui ci mettiamo tutto: dagli
oggetti più vili a quelli più qualificanti, ma il risultato è sempre
quello di appiattirli ai nostri egoismi. Più restringiamo la nostra
visione del mondo più gli egoismi diventano fili che stritolano
i nostri centri vitali.
Riconoscere quei fili è prendersi cura di sè, è come rifare la
propria storia, come dipingere i segni del proprio itinerario nel mondo.
Se comprendo di essere un campo energetico in cui tutto diventa scambio
e arricchimento allora non potrò scegliere che l’abbandono al divino,
cioè al riflusso di sensazioni e sentimenti che disvelano la mia natura.
Nel segno ‘dipinto’ avvertirò lo ‘spirito’ che mi anima, la mia forza o
la mia debolezza, lo splendore o la miseria.
Allora comincerò ad amarmi, perchè non c’è niente di più vero e
autentico che amare se stessi per poter amare gli altri.
Le nostre storie sono percorsi in cui l’anima si incarna in sensazioni
e sentimenti, per rivelarsi. La sensazione del duro, del morbido,
del piacevole, diventa memoria del corpo. Ma anche vibrazione sottile,
atmosfera, sentimento.
I sentimenti sono dipinti le cui linee, che definiscono i contorni
delle figure, costituiscono le sensazioni corrispondenti.
Se dico odio, la mano vibra sul foglio colpi dissonanti: la linea
risultante è contrastata. Ma se dico mondo – la famiglia, l’ambiente
di lavoro, le amicizie – il sentimento di odio proietta ombre che
sottraggono luce all’immagine, con la conseguenza che il mio mondo
rimane sommerso.
Se ho la consapevolezza che le mie mani, qualunque cosa facciano,
‘dipingono la mia storia, allora tratterò la tela – le opere di ogni giorno –
con la delicatezza dell’artista. Anche i segni sul foglio ne porteranno
la traccia.
La riscoperta di sè è sempre stupore che scala, gradone dopo gradone,
le vette del meraviglioso. Dopo il subbuglio ideativo, dopo la prova
che mi lacera, dopo l’abiezione, c’è la rinascita, la gioia incontenibile
della ritrovata libertà. Solo allora potrò dire: "Eccomi...".
In quella espressione c’è forza ma anche confidenza piena nella vita.
Nei tuoi percorsi grafici puoi rinvenire i segni dell’andare, l’itinerario
lungo il quale le difficoltà sono pietre testimoniali da raccogliere e
conservare gelosamente. Sono pietre dipinte con cui potrai costruire il
mosaico della tua identità.
Se vuoi dipanare l’oscurità, presta attenzione alle sensazioni incarnate
in ciascun segno. Accostando una lettera all’altra, dentro qualcosa si
comprime e tu avverti la sensazione del soffocare; al contrario,
allargandone l’intervallo, avverti che dentro di te refluisce più respiro,
ma anche più luce.
E’ evidente che per far risalire la sensazione devi richiamare l’esperienza.
Solo in questo modo potrai ravvivare il dipinto. E, se il quadro è vivo
il corpo è vibrante.
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