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IL GRAFOGRAFO>

di Michela Raschiani


Questa è l'immagine di un grafografo, così come fu immaginato e fatto costruire nel 1896 dal Dott. Giulio Obici.

Che cos'è un grafografo? L'inventore lo definisce "un istrumento...per raccogliere le grafiche dei movimenti delle dita nella scrittura".

Come si usa? Come una semplice penna, ma forse per noi è un po' complicato capire in che modo funziona:

"si usa come una solita penna, e, poggiate le dita sui corrispondenti piattini, mentre la mano traccia determinate lettere, le leve dei tamburelli scriventi segnano sul cilindro tre grafiche, che rappresentano i diversi sforzi, compiuti da ciascuna delle dita scriventi nel tracciare i diversi segni".1

Per segni l'inventore intende quelli "elementari": "asta, filetto e tratti arcuati", perché "al tracciare di ogni segno elementare corrisponde il contrarsi in un dato ordine di un determinato gruppo di muscoli, ed il succedersi di una speciale serie di coordinati fenomeni nervosi, di impulso e inibizione".2

Qual è lo scopo del grafografo? Giulio Obici vuole conoscere le cause muscolari degli errori nella scrittura. Si tratta di individuare quali muscoli "non contraendosi in tempo e in modo opportuni" causino l'errore.

Qui la cosa si fa per noi interessante, al di là dei limiti della macchina ideata e dei suoi scopi, perché l'analisi neuromuscolare è definita come una delle tre parti costitutive della grafologia.

"Sta in mezzo allo studio obbiettivo della forma della scrittura e delle sue variazioni nello stesso individuo, e allo studio opposto delle ragioni psichiche di tale forma e di tali variazioni. E' ad ambedue gli studi necessaria, poiché il primo capitolo della grafologia, l'analisi formale della scrittura, trova il suo vero completamento nel secondo capitolo, l'analisi neuromuscolare, mentre il terzo capitolo, l'analisi psichica, non può necessariamente fare a meno né dell'una né dell'altra analisi".3

Vale la pena segnalare che il Dott. Obici, come lui stesso ricorda, non è stato l'unico tra i contemporanei ad interessarsi della costruzione di strumenti per lo studio della scrittura, egli cita infatti altri studiosi del tempo: Binet, inventore di un pressiografo utilizzato anche in Italia da Guicciardi e Ferrari "per l'esame degli alienati", Sommer, che "presentò il suo istrumento al Congresso di Psicologia a Monaco, 1806", Preyer "ha pensato ad un istrumento del genere".4




1 Di un istrumento per raccogliere le grafiche dei movimenti delle dita nella scrittura, nota del dott. Giulio Obici, Comunicazione fatta all'Accademia di Scienze Mediche e Naturali in Ferrara il 16 marzo 1897, pg. 8
2 ivi, pg. 6.
3 ivi, pg. 7.
4 Ibidem.