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Analisi
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Intelligenza emotiva e scuola

di: Janine Castex

Si comincia a parlare dell'importanza dell'intelligenza emotiva in tutti i campi dello sviluppo della personalità.

Ma che cosa intendiamo con questo termine?

La "scoperta" di questa forma di intelligenza (è ben evidente che l'uomo la utilizzava già senza darle un nome) è dovuta alle osservazioni di Joseph Ledoux, professore alla New York University che nel 1990 constatò che una parte degli stimoli che provocano le nostre emozioni è gestita da una piccola ghiandola situata nel cervello e che, dunque, una fetta delle nostre emozioni scappano ad ogni controllo razionale. E' per questo che facciamo tanta fatica a dominarci nei momenti di emozioni forti come:

  • la collera,
  • la rabbia,
  • la gelosia,
  • la paura, ecc.

    Forti di questa nuova teoria, possiamo imparare ad utilizzare le nostre emozioni che, invece di essere distruttive e negative, possono diventare positive e contribuire al nostro sviluppo.
    Le recenti scoperte delle neuroscienze hanno messo in luce l'importanza delle emozioni nella vita quotidiana, non separate dal pensiero e dal ragionamento, come si è sempre creduto, ma indispensabili agli stessi processi decisionali della mente razionale.
    La ragione interviene cooperando con i sentimenti, proprio come se avessimo due menti, una razionale ed una emotiva, che interagiscono. E la mente emotiva appare direttamente legata al corpo in attività, alle sue azioni e sensazioni.
    Tutto questo ha una grande importanza per l'apprendimento e lo sviluppo nell'infanzia e nell'adolescenza.
    E' evidente l'associazione di processi cognitivi ed emotivi e l'importanza delle emozioni in attività come la memoria, l'attenzione, il pensiero. Ogni apprendimento viene marcato emotivamente, è spiacevole o gradevole in base alle precedenti esperienze e in base alla valutazione del contesto attuale.
    Eppure il benessere emotivo di chi apprende viene sistematicamente ignorato nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa l'università. Per star bene, interagire positivamente con l'ambiente ed usare le proprie emozioni con intelligenza, bisogna trovare il giusto equilibrio fra corpo e cervello, fra mente emotiva e mente razionale.
    Diventano allora importanti gli insegnamenti emozionali appresi nell'infanzia e nell'adolescenza, perché formano le nostre risposte emozionali, rendendoci più o meno abili nella gestione dell'intelligenza emotiva e nel governare la nostra vita.

    La scuola non può restare indifferente di fronte a questa esigenza.

    La carenza di intelligenza emotiva porta ragazzi e adolescenti a tutta una serie di rischi:

  • depressioni,
  • violenza,
  • disturbi alimentari,
  • droga, ecc.

    Nei casi meno gravi, ma pur sempre da evitare, ci sono tutta una serie di problemi emozionali quali:

  • solitudine,
  • depressione,
  • rabbia,
  • nervosismo,
  • impulsività,
  • aggressività,
  • senza parlare dei problemi di apprendimento.

    Nella pratica, l'insegnante ha un ruolo primordiale nel gestire e nell'insegnare a gestire le emozioni dei ragazzi. In questo campo, vastissimo e delicatissimo, si può avere un aiuto molto valido dalla grafologia. In effetti, non tutte le emozioni sono riconoscibili immediatamente ed a "occhio nudo". Se le emozioni forti come l'aggressività, la collera, la rabbia sono più facilmente individuabili perché molto vistose (il ragazzo crea problemi di ordine, di convivenza con i compagni, ecc.), ci sono molte altre emozioni più recondite, nascoste talvolta molto accuratamente come l'ansia, la paura, l'indecisione, il condizionamento del giudizio altrui, ecc. Queste emozioni, se non riconosciute dall'insegnante, possono condizionare negativamente l'apprendimento con conseguenze incalcolabili sul futuro del ragazzo. Ma è difficile, solo all'apparenza, distinguerle : il ragazzo è buono, non disturba, non dà fastidio; si può solo vedere che rimane da parte, che è silenzioso, ma viene considerato soltanto un timido senza peraltro approfondire il problema. In questi casi, l'analisi grafologica può intervenire validamente, mettendo a nudo la vera personalità del ragazzo con le sue emozioni, le sue capacità reali e non soltanto quelle che fa vedere.

    La scrittura, quale proiezione intima ed irrepetibile dell'individuo, è un registratore sensibile che fa emergere dati importanti sui sentimenti e le emozioni; ciò permette di aiutare i giovani a conoscersi ed agli operatori scolastici di capire meglio i problemi che si nascondono dietro il malessere di tanti giovani a scuola.

    L'analisi grafologica è in grado di mettere in evidenza tutte le sfumature emozionali. Ad esempio possiamo trovare le situazioni seguenti :

  • l'aggressività viene rappresentata da una scrittura slanciata, ascendente, con tagli delle t molto decisi, pressione della penna sul foglio forte ed irregolare, un ritmo frenetico e non controllato.
  • l'ansietà viene evidenziata dalla strettezza tra lettere, dagli addossamenti, ma anche da un ritmo controllato fino alla lentezza.
  • la paura del giudizio altrui e di non essere all'altezza si traduce con l'accuratezza esagerata della scrittura.
  • l'insicurezza viene evidenziata da contraddizione nell'orientamento degli assi letterali, da stentatezze improvvise, da un andamento ondulato sul rigo di base.
  • la pretesa esagerata di valutazione si riflette in una scrittura ampollosa e spavalda, con esagerazioni in grandezza e ampiezza delle lettere maiuscole, degli accenti, dei tagli delle t, una scrittura molto alta.
  • la tendenza all'introversione, alla sottovalutazione è rappresentata da una scrittura molto piccola.
  • Ecc.

    Non si finirebbe più nell'offrire indicazioni grafologiche atte ad individuare sentimenti ed emozioni profonde e recondite che determinano le reazioni ed il comportamento dell'adolescente nonché il suo apprendimento scolastico.
    E' dunque di primordiale importanza seguire dalla prima infanzia, poi durante tutto il corso della scolarità, lo sviluppo del ragazzo ed aiutarlo ad affrontare le difficoltà, a guidarlo nella gestione delle sue emozioni, per arrivare ad un equilibrio tra la mente razionale e la mente emotiva. La scrittura è la "cartina di tornasole" del cervello. La mano è guidata direttamente dal cervello quanto per il contenuto delle parole che per la forma di trascrizione sulla carta. Sarebbe auspicabile che la figura del grafologo fosse una presenza abituale nell'ambito scolastico per dare indicazioni agli insegnanti sulla mappa emozionale dei ragazzi, intervenire ai primi "segni di allarme" . In questo contesto il grafologo dovrebbe essere di sostegno sia all'insegnante che all'alunno. Purtroppo siamo ben lontani da questa realtà e la buona volontà degli uni e degli altri non basta per ottenere risultati soddisfacenti. La scuola del Duemila si presenta come la scuola delle intelligenze, delle emozione positive, della costruzione della conoscenza, dell'interazione sociale, della negoziazione, della cultura, delle tecnologie, delle strategie. C'è quindi bisogno di insegnanti che, consapevoli di tutto ciò, riescano a fare dell'ambiente scolastico un ambiente di benessere psicologico, uno spazio sociale di apprendimento piacevole senza sforzo. Guidati, se vogliamo, dall'intelligenza emotiva.

    Per arrivare a questo, bisogna imparare a servirsi di ogni strumento a disposizione e, fra questi, la grafologia rappresenta un mezzo di facile impiego, duttile, affidabile e profondo, che rifletta i cambiamenti e le problematiche dei ragazzi.

  • Esempio

    Michael - 13 anni
    Terza media

    La scrittura procede con apparente vivacità ma in realtà è concitata con un sottofondo di nervosismo e irrequietezza.
    Procede sul rigo all'insegna dell'improvvisazione: si slancia, rimpicciolisce, sale scende, con una variabilità d'atteggiamenti che rivelano gli smarrimenti, le incertezze ma anche le risposte incontrollate e, a volte, aggressive per autoaffermarsi.
    Spesso vi è difficoltà nel formare le lettere: la penna s'inceppa, ci sono contorsioni, impastoiamenti, spasmi di pressione, lettere confuse.
    Tutto ciò indica che l'alunno non è a suo agio con se stesso, che vive in maniera nervosa il mondo degli affetti: è instabile, emotivo, impulsivo.
    Il desiderio di non restare nell'ombra si scontra con la scarsa autostima e la scarsa fiducia nelle proprie possibilità provocando un senso d'impotenza, di rabbia, di rancore. L'alternarsi tra queste due spinte, unito alla scarsa capacità di valutare con serenità le proposte altrui, gli provoca disagio ed ansia e gli fa acquisire una forte carica emotiva e nervosa che alla fine esplode, con possibili blocchi ed inceppamenti, quando si decide ad agire e a fare.
    La sua irrequietezza lo porta a determinare con frettolosità gli impegni presi e i compiti assegnati; inoltre le problematiche affettive, disturbandolo, gli impediscono una buona organizzazione ed un comportamento lineare.
    Di questo stato di cose ne risente il rendimento scolastico nel suo complesso e i rapporti interpersonali.