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A SCUOLA ... CON LA
GRAFOLOGIA!
di Jolanda Santoro
Il tocco del Maestro
Era logoro e segnato dal tempo; il banditore pensava non sarebbe valsa la
pena di perdere troppo tempo per assegnare quel vecchio violino ma lo alzò
ugualmente al di sopra della propria testa e sorridendo lo mostra agli
intervenuti.
"Quanto offrite per questo, gentili signori? Chi offre per primo?"
"Un dollaro!", si udì dalla sala.
"Solo un dollaro?", apostrofò il banditore.
"Due dollari!", fu la nuova offerta.
"Due dollari,.. chi offre di più?"
"Tre dollari!", qualcuno gridò.
Il banditore si apprestò a terminare la vendita: "tre dollari e uno, tre
dollari e due, tre dollari e tre..." Dalla sala, prontamente, un uomo alto e
magro con i capelli grigi, si avvicinò al banco e prese in mano il vecchio
violino. Soffiò la polvere dal vecchio strumento, ne tirò accuratamente le
corde per l'accordatura e cominciò a suonare una splendida e dolcissima
melodia simile al canto di un angelo. Poi la musica cessò.
Il banditore con voce cheta e un po' commossa da quelle note ripeté la
domanda:
"Quanto offrite per questo violino?"
"Mille dollari!",
"Duemila!",
"Tremila dollari!",
"Tremila dollari e uno, tremila dollari e due, tremila dollari e tre;
aggiudicato !!"
Il pubblico acconsentì ma qualcuno non comprendeva cosa avesse cambiato il
valore di quel vecchio violino. La risposta venne presto e con molta
chiarezza: "È stato il tocco del Maestro!"
Molti uomini similmente vivono una vita priva di armonia e obiettivi
durevoli; uomini sminuiti e sottovalutati dalla gente proprio come il
vecchio violino. Uomini che tra un fiasco di vino, una scodella di
minestra e una serata in osteria vedono trascorrere tutta la loro vita. Ma,
quando, il Maestro entra nella loro vita essi si trasformano in uomini
nuovi. La gente insensata non comprende cosa sia accaduto in loro; non
capisce che il valore di un'anima può divenire inestimabile al tocco della
mano del Maestro.
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Questo brano suscita in chi lo legge, un qualche movimento interiore che
porta il soggetto a riflettere su un ruolo che viene spesso sottovalutato e
vissuto ai margini di questa nostra società, quasi del tutto uniformemente
industrializzata e informatizzata, che spesso smarrisce il senso della
propria umanità.
Il concetto di "MAESTRO" implica una disquisizione profonda su temi
di diversa natura.
Saper potenziare le virtù e le potenzialità di ciascun allievo è il
compito base di ogni buon insegnante o maestro che dir si voglia; tirare
fuori il meglio da ciascuno di loro, indipendentemente da una
quantificazione statistica di capacità e potenzialità; tutti hanno il
diritto di avere l'opportunità di poter esprimere al massimo le proprie
qualità sommerse.
Ogni buon maestro dovrebbe conoscere fino in fondo ogni suo singolo
allievo ed avere con lui un insegnamento individualizzato, fatto su misura
per lui, mirato e qualificato.
Ora .. che si tratti di un maestro di italiano o di un maestro
antroposofista o di un maestro di karate ... o di musica... il discorso non
cambia: "conoscere prima di insegnare: conoscere a chi, cosa e perchè
insegnare" questa la formula che ogni maestro deve sempre tener presente;
per fare questo, però, occorre avere "le mani di quel violinista", cioè
avere il tocco leggero e sapiente, occorre conoscere la musica per poterla
suonare con maestrìa, questo significa che occorre conoscere a fondo il
proprio allievo, oltre che la propria disciplina, per poterla adattare alle
varie situazioni e plasmarla su misura per l'allievo al quale è destinata.
La bravura degli allievi viene fuori non dalla sola presenza di un
maestro qualificato, ma dal suo sapere toccare con competenza le corde
giuste dell'animo del discepolo, proprio come se fossero le corde di un
violino: toccando e sincronizzando le corde fra di loro viene fuori la
melodia, toccando corde a caso e senza competenza viene fuori una musica
stridula e fastidiosa.
Il buon maestro si vede dall'orchestra che riesce a formare intorno
a sè e dalla musica che riesce ad ottenere pizzicando le corde giuste,
indipendentemente dalla qualità del ''violino'': anche un violino di tre
dollari può acquistare un valore di tremila dollari se la musica suonata è
adatta alle sue capacità sonore!
Nel mio lavoro di insegnante ho notato che ogni bambino ha delle
potenzialità che vengono fuori solo se sviluppate e lasciate emergere con
delicatezza, passione e attenzione.
Ogni Maestro, dunque, di qualunque disciplina sia, scolastica e non,
deve saper leggere nel cuore del suo allievo e saper sciogliere la paura, la
rabbia, la delusione, l'angoscia, la tristezza, l'ansia... e poi
accompagnarlo nel suo processo di crescita, non risolvendo i problemi al
posto suo, ma fornendogli i mezzi per farlo: ma per fornire i mezzi giusti
occorre conoscere il problema fino in fondo e questo non sempre è facile,
perchè s'impara fin da piccoli a reprimere le proprie ansie e a farne tabù,
a porre sempre in avanti le proprie difese così che nessuno possa mai
oltrepassare quel muro dietro il quale trincerarsi per garantire la propria
sopravvivenza.
Ma ai bambini bisogna garantire il vivere sano non la sopravvivenza
stentata!
Così bambini con il sorriso sulla bocca e con tra le mani i loro
giocattoli, apparentemente felici, nascondono storie di abbandoni, di
violenze e di abusi... di paure, di traumi...di voglia di morire!
E non sto certo esagerando, perchè l'anoressia e l'obesità
infantile, per esempio, o i casi di abbandono scolastico o di devianza o di
dispersione sono realtà quotidiane diffuse, la cui causa è di accertata
natura psicologica.
E' un lavoro delicato e impegnativo, dunque, quello del maestro e
solo pochi ci riescono... perchè solo pochi sanno di avere davanti a sè un
essere umano completo in ogni sua dimensione e capacità: capacità di
pensare, di decidere, di discriminare, di giudicare, di amare; molti sono
convinti che un bambino deve solo prendere dall'adulto e che non potrà mai
dare niente all'adulto!
Ma si chiamerà Maestro solo colui che saprà insegnare senza
costringere; conoscere senza sapere; capire senza vedere; sentire senza
parole; parlare al cuore prima che alla mente; che avrà imparato ''a leggere
nel cuore'' prima di insegnare al suo alunno a scrivere sul quaderno; che
saprà insegnare apprendendo dal suo allievo.
E' l'allievo che guida il Maestro nel suo insegnamento ed è il
Maestro che si adegua all'allievo che ha di fronte.
E chi trova un vero Maestro ... non smetterà mai di imparare ed ogni
apprendimento porterà ad un apprendimento superiore senza sosta e senza
stanchezza, perchè ogni apprendimento diventerà cibo per la propria anima
assetata e affamata, insaziabile per l'immensità del sapere.
Ciò che distingue i veri Maestri, dunque, dal resto della
collettività è proprio questo: una sinergia profonda fra cultura e
sensibilità!
Quando la sensibilità si unisce alla cultura qualcosa viene a
fondersi dentro e la persona che contiene tutto questo potrà essere un vero
Maestro perché SA E SA DARE.
Non basta sapere, ma bisogna anche saper dare, saper porgere all'altro il
proprio sapere e la modalità con cui lo si fa rende proficuo il sapere che
si offre.
Un maestro deve sempre porsi in una condizione di apprendimento, la sua
predisposizione ad apprendere inciderà sul suo insegnamento, questo suo
atteggiamento sarà recepito dagli alunni che lo seguiranno nel suo
insegnamento.
Ma in che modo il maestro può apprendere dai propri allievi?
Una simile affermazione potrebbe apparire paradossale e dissacrante.
Il paradosso non va affrontato in termini di didattica quotidiana, ma in
termini psicopedagogici ed allargato ad un contesto filologico che si muove
nell'ottica della multidisciplinarietà ed interdisciplinarietà che vede
scienze, come la grafologia, per esempio, ben ancorata ad un discorso di
apprendimento/insegnamento nella biunivoca direzione docente/discente.
La grafologia è uno strumento pedagogico di alta valenza diagnostica e
quindi educativa.
Il concetto di pedagogia non va inteso come associazione
scrittura-didattica-apprendimento-scuola, ma in termini psicodinamici
dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto e di rapporti
interpersonali "da me a te e da te a me", quindi di "... imparare
da...", dove l'interlocutore che insegna ricopre il duplice ruolo di
insegnante/allievo e l'interlocutore che riceve riveste il duplice ruolo di
allievo/insegnante.
Tutto questo ci porta verso un nuovo modo di intendere la scuola,
l'apprendimento, ma soprattutto l'allievo, che non sarà più semplice
recettore passivo, ma "persona che ha... e che può dare agli altri",
indipendentemente dalla sua età e dalla sua posizione sociale.
Generalmente si è portati a considerare i bambini come ''cittadini da
formare'', futuri uomini e donne che faranno la società della prossima
generazione e ci dimentichiamo che intanto loro '' vivono''... e vivono in
questo nostro stesso presente e che ad esso danno il loro contributo in
termini di presenza, emozioni, lavoro, affetti ed insegnamenti.
Loro vivono in un mondo di adulti e portano dentro di sè un mondo immenso
fatto di desideri, passioni, sentimenti, idee, originalità, creatività... ma
la società adulta crede che loro siano soltanto delle comparse e che debbano
aspettare il loro turno per entrare sulla scena, dopo aver fatto la loro
bella ed educativa gavetta.
Ma i bambini non sono delle comparse e la loro gavetta la fanno come tutti
gli altri: lavorando sul campo ogni giorno della loro vita a cominciare dal
primo istante del loro concepimento.
I bambini potranno apprendere dagli adulti e dai loro insegnanti, in modo
particolare, le tecniche e i prodotti del cammino dell'uomo nel corso dei
secoli, ma allo stesso tempo essi potranno dare agli adulti la vastità del
loro mondo interiore, un mondo in cui la realtà gioca con la fantasia, così
che non sia troppo tragica e troppo traumatica e consenta la sopravvivenza,
fino a raggiungere quella maturazione affettiva e cognitiva che permetterà
loro di reagire consapevolmente e decidere coscientemente le proprie azioni,
facendosi responsabile delle proprie decisioni.
Questo vuol dire che ogni bambino, come ogni adulto, manifesta la sua
attività interiore, relativamente alla situazione
emotivo-affettivo-cognitiva attraverso il segno grafico a partire dallo
scarabocchio, al disegno e alla scrittura.
Nel momento in cui l'attività grafica è ancora in fase di apprendimento
tecnico e quindi il movimento scrittorio è ancora volontario e non
automatizzato, l'interiorità del bambino si manifesta esplicitamente
attraverso il libero disegno, che, oltre a fornire indicazioni per quanto
riguarda la dimensione spaziale e pressoria, ci fornisce anche indicazioni
sul contenuto, attraverso le forme e gli archetipi usati: il grado di
spontaneità, la destrezza, l'ampiezza, la predisposizione degli oggetti e
dei soggetti , il tipo di oggetti e di soggetti e i loro attributi,
forniranno le stesse indicazioni che si possono rilevare dall'analisi di una
scrittura: indicazioni sul loro stato di salute interiore che gli adulti
dovrebbero conoscere e tutelare!
Nel momento in cui il movimento diventerà involontario per esperienza
acquisita e la scrittura sarà un gesto ormai automatizzato, allora
l'attenzione al modo di scrivere e di relazionarsi con il foglio fornirà un
serbatoio di informazioni che permetteranno al maestro di entrare nel mondo
psichico del bambino ed aiutarlo a crescere, programmando per lui un
insegnamento davvero individualizzato, cioè tagliato su misura sulla
dimensione reale di ciò che il bambino è e non di quello che appare.
Molte volte si vedono delle scritture precisissime ed ordinate e ciò diventa
vanto per il genitore o per l'insegnante; ma in questo caso il bambino
subisce il torto ed anche la beffa: l'approvazione dell'adulto per la sua
bella scrittura diventa derisione agli occhi del bambino, che sa che quella
scrittura è il risultato di una sofferenza psichica nata da un'inibizione
della propria spontaneità e quindi da un forzato contenimento di quelle che
sono le sue potenzialità intellettive e cognitive.
Quanto male viene fatto ai bambini dai comportamenti superficiali e poco
rispettosi dell'adulto!
Dalla scrittura o, in senso lato, dal segno grafico tracciato dal bambino,
l'adulto ha tanto da imparare e ciò che lui impara gli servirà per dare un
aiuto concreto al bambino e allo stesso tempo per evitare che altri bambini
possano trovarsi nella sua stessa situazione di sofferenza.
Entrare nel mondo psichico del bambino non è come entrare in un mondo di
favole o di balocchi dove tutto è rosa e tutto è gioioso e tutto è gioco,
come da sempre si è portati a credere; entrare nel mondo dei bambini è come
entrare nel cratere di un vulcano; metaforicamente parlando, è come vedere
la Terra alle sue origini, dove i cataclismi naturali erano all'ordine del
giorno e dove tutto veniva sommerso ed emergeva in tempi impressionanti; nel
mondo dei bambini tutto si forma, tutto si muove, tutto si costruisce, tutto
viene sommerso, tutto emerge, tutto cambia e tutto cresce in tempi
rapidissimi e in spazi profondissimi; è un mondo in movimento dove le ombre
acquistano vita e dove la vita si confonde con la morte e dove i mostri e i
draghi diventano amici e gli amici diventano più pericolosi dei draghi,
perché, con il loro comportamento, segnano dolorose ferite, come profonde
crepe nella crosta terrestre della loro coscienza, aprendo in loro quella
voragine implacabile ed infinita che è l'inconscio, il luogo di confino di
ogni umana sofferenza, di ogni disumana passione, di ogni inibito desiderio;
luogo sul quale si formerà quella crosta solidificata, che verrà a
costituire la ''corazza'' o la ''maschera'' che ogni adulto, genericamente
parlando, indosserà a vita, inconsapevole del suo autoinglobamento in questa
sua prigionia, dalla quale difficilmente potrà fuggire .
Il maestro viene così ad apprendere dall'allievo la natura della sua stessa
vita, le motivazioni, le ragioni, le cause e le conseguenze del suo stesso
vivere, del suo modo di essere e di relazionarsi; viene così a capire quale
grande impegno è per i suoi stessi figli quello di crescere e di
relazionarsi con un mondo adulto che si nasconde dietro un'ermetica corazza.
Il maestro, con l'aiuto del grafologo, potrà conoscere non solo ciò che le
parole dicono, ma soprattutto quello che le parole non dicono, il che è
molto di più ... non vedrà dei segni neri su un foglio bianco, ma una vita
in movimento, vedrà la paura manifestarsi attraverso i segni del suo
scrivere, vedrà i desideri imprimersi sul foglio, vedrà l'ansia di crescere
e il bisogno di gioire, vedrà la necessità dei bambini di avere dei Maestri
e non dei Giudici.
Chiunque avrà vicino a sè un Maestro capace di leggere nel suo cuore e nei
suoi occhi o tra le righe del suo scrivere... sarà una persona capace di
amare la vita, di amare gli altri, di amare se stesso, di amare l'Amore
stesso e non odierà il suo bisogno di amore e non maledirà la sua incapacità
di amare, ma saprà vivere l'amore nel suo interscambio fra dare e avere.
Colui che riuscirà a dare questo anche ad uno solo dei suoi allievi... potrà
chiamarsi Maestro!
La grafologia, naturalmente è solo un modo per entrare in contatto con i
propri allievi e conoscere il loro mondo, superando le loro resistenze o le
loro chiusure difensive, ne esistono altri , è vero, tanti altri, ma la
grafologia ha un merito che tutte le altre scienze non hanno: non è
invadente, è indiretta e non richiede la consapevolezza dell'interlocutore
il quale ne riceverà i benefici senza essere messo in crisi da test
psicologici, colloqui psicoanalitici o interventi di gente estranea al mondo
della scuola e al mondo dell'infanzia, che portano con sè solo un tecnicismo
sterile, che urta e blocca la sensibilità del bambino, piuttosto che aprirla
e comprenderla.
Il grafologo ha una conoscenza profonda degli stati evolutivi del soggetto,
ma soprattutto possiede quella sensibilità umana che lo ha portato ad
interessarsi, ad indagare ed analizzare il mondo interiore di se stesso
prima, e degli altri dopo, non per il puro gusto di farlo, ma per un
desiderio profondo di essere utile all'altro e di dare quel sostegno umano
tanto necessario a tutti, indipendentemente dall'età posseduta.
Un grafologo può affiancare un insegnante e dargli il suo supporto, senza
creare traumi o panico nel bambino, perchè la sua presenza all'interno
dell'aula non è necessaria e il bambino non deve vincere la sua difficoltà a
relazionarsi con un estraneo; un grafologo coadiuva l'insegnante in modo
discreto, fornendogli però tutta quella gamma di informazioni a lui
necessarie per sapere chi ha davanti, per programmare il suo intervento
mirato sul singolo soggetto, per conoscere ciò che l'apparenza copre, così
che il suo non sia un semplice "trascorrere di ore ad insegnare storia e
geografia del tempo passato", ma sia un "insegnare a vivere la storia e
a sapersi orientare nella geografia della molteplicità e della complessità
umana."
Se poi sarà lo stesso insegnante a conoscere la scienza grafologica, i
risultati saranno ancora maggiori, perchè potrà seguire passo passo la
crescita del suo alunno e modificare e correggere il suo intervento in tempi
rapidi, così da dare sollievo nel momento del bisogno e da dare soccorso nel
momento del pericolo.
Un buon maestro vive e cresce insieme ai suoi alunni ed insieme costruiscono
la storia di tutti i giorni, perché insieme affrontano la storia di ogni
giorno.
Perchè questo accada è necessario porsi in posizione di ascolto, di
apprendimento, di ricezione ... perchè un buon maestro deve essere prima di
tutto... un buon allievo!
L'obiezione comune che viene rivolta ogni qualvolta si fa un discorso simile
è :
"Ma l'insegnante deve solo insegnare, non è uno psicologo e non deve
essere necessariamente un grafologo per svolgere al meglio il suo lavoro".
Questo è vero, ma è anche vero che la società di oggi offre degli strumenti
importanti per migliorare il proprio lavoro di insegnamento ed offrire
all'alunno un servizio migliore, una migliore garanzia per il suo benessere
psicofisico.
Ogni maestro non necessariamente deve essere un grafologo, ma può servirsi
del supporto di questa figura ed ottimizzare il ruolo che svolge nel suo
ambito professionale.
E' una forma di cooperazione i cui risultati sono certamente notevoli ed
apprezzabili sia sul piano del profitto quanto su quello emotivo-affettivo:
l'alunno vede nel maestro un interlocutore speciale, una persona alla quale
raccontare i fatti della propria vita, una persona che potrà, con il suo
modo di essere, orientare il suo futuro in un senso o in un altro; ed il
maestro non deve deludere mai queste aspettative e deve dare al suo allievo
la sensazione di essere amato e compreso, ma profondamente compreso, perché
lui possa acquisire fiducia in se stesso e nel mondo che gli sta intorno,
superando le sue angosce e le sue ansie.
Ma entrare in relazione con il mondo sommerso dei bambini è un'azione molto
difficile e delicata, se non si hanno gli strumenti adatti e la discrezione
necessaria: la grafologia offre gli strumenti per condurre questa operazione
con un largo - o totale, direi- margine di attendibilità, con la dovuta
discrezione e con la profondità del caso.
Elencare i campi in cui questa scienza può essere utile sul piano
scolastico, credo sia superfluo, perché si parla di un metodo capace di
indagare a largo spettro sull'intera personalità e quindi in grado di
individuare problemi di tipo affettivo-emotivo-cognitivo-socio-relazionali,
devianze e disordini interiori, traumi, complessi, inibizioni, repressioni,
paure, ansie, problemi di identificazione di genere..., capacità
organizzative, ordine logico, capacità critiche, obiettività e voglia di
crescere, fiducia nel futuro e negli altri, autostima, grado di
autocontrollo e senso di responsabilità...meccanismi di difesa... e spiegare
così le loro reazioni, che a volte lasciano interdetti gli adulti, ma
soprattutto si possono individuare quelle situazioni a rischio e quelle
sofferenze psichiche che incidono profondamente sulla loro personalità e mi
riferisco a quelle situazioni di violenza in tutte le sue sfaccettature e i
suoi piani di invasione della psiche infantile.
Non va trascurato il grande aiuto che la grafologia può fornire per
l'orientamento scolastico, di cui tanto si parla nelle scuole, in questi
ultimi anni.
Uno strumento educativo e formativo, quindi, uno strumento di grande impiego
pedagogico, che fornisce professionalità e profondità di intervento, ma uno
strumento ancora poco conosciuto nelle scuole ed ancora poco utilizzato
nella pienezza delle sue potenzialità.
Le aziende, il mondo industriale ha capito, in primis, la grande valenza
professionale e di analisi di questa scienza, mentre il mondo della scuola
appare ancora chiuso e poco fiducioso in questi metodi ormai
istituzionalmente riconosciuti.
La professione di "consulente grafologo" è entrata a far parte
di corsi di laurea, ma la presenza di questa professionalità
nell'ambito scolastico è ancora piuttosto limitata, perchè poco conosciuto è il grande
supporto tecnico-psicologico-educativo che tale disciplina può dare
all'insegnamento in se stesso.
Si tratta invece di una grande opportunità educativa, perché con la loro
professionalità i grafologi possono fornire spiegazioni, scientificamente
dimostrate, ai comportamenti a volte poco comprensibili e poco ortodossi dei
bambini, spiegare il perché delle distrazioni, degli atti di violenza fra
coetanei, dell'eccessiva tendenza a fantasticare, del loro rifiuto a
leggere, del loro disordine grafico, delle loro difficoltà di
apprendimento...
Aiutare un bambino a vivere un'infanzia più serena è compito di ogni buon
maestro, per questo è dovere di ogni buon maestro utilizzare tutti gli
strumenti che la società mette a disposizione per ottimizzare i risultati.
L'apporto della grafologia sul piano pedagogico e didattico è sicuramente
tra i più validi e tra i più utili, perché non è demagogia sterile, ma
azione sul campo, nei tempi e nei modi giusti.
Ogni buon maestro deve conoscere i suoi allievi per poter meglio progettare
il suo intervento: la grafologia è uno strumento che favorisce tale
conoscenza.
Ogni buon maestro sa che i risultati dipendono anche dal giusto e corretto
utilizzo degli strumenti.
La grafologia è uno strumento giusto, adeguato e appropriato perché questa
conoscenza sia davvero proficua, perché coniuga la certezza
logico-scientifica con la competenza psicosociopedagogica , c'è dunque
logica, razionalità, intuizione e sensibilità e soprattutto tanta attenzione
all'essere umano in quanto tale e ciò la rende scienza educativa e formativa
a tutti gli effetti.
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