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PERCHE' ALCUNI VOCABOLI CADONO IN DISUSO


di Patrizia Rizzi



E' davvero desueta la parola accidia e che cosa significa?

Chi ancora sa che cosa sia la benevolenza? l'alterità? la temperanza? la fortezza? la magnanimità?

Chi può definirsi virtuoso? chi invidioso?

Proviamo a ricollegare simili vocaboli ai temperamenti evidenziati dal Moretti.

Appartengono all'assalto o alla resistenza?

Alla cessione o all'attesa?

Sono legati alla primarietà? O alla secondarietà?



Ci sono parole che cadono, ingiustamente, in disuso e sono rimpiazzate da perifrasi e neologismi.
La lingua, specchio di quello che siamo e dei nostri modi di vivere, riflette i mutamenti del costume. La ridondanza, caratteristica del mondo contemporaneo, per descrivere atteggiamenti e comportamenti, ci fa preferire tortuose perifrasi a vocaboli più semplici e immediati.

Potrebbe essere un segnale d'allarme. Dietro a questi fenomeni linguistici si cela la preponderanza del temperamento dell'Attesa. L'attesa è tipica della civilizzazione e indica la capacità raggiunta di posporre desideri e bisogni, il saper attendere, la capacità di mediazione; in una parola indica la "secondarietà". In senso negativo, però, può arrivare a significare un'apatia esistenziale, come un girare attorno alle questioni; ci può indurre ad essere poco espliciti e poco schietti. Una tale "passività" ci fa sbilanciare troppo verso la Cessione, intesa più come apatia piuttosto che come Amore verso il prossimo. Contraltare di tutto ciò potrebbero essere indebiti sfoghi di aggressività e distruttività, dovuti a forti inibizioni degli istinti primari. Tali sfoghi sono riconducibili al temperamento dell'Assalto nella sua accezione negativa.

Le "virtù cardinali" sono sfaccettature del comportamento umano. I difetti umani evidenziati dalle parole che indicano i "sette peccati capitali" si potrebbero considerare delle "endiadi", dove si suddivide il tutto nelle parti. Si scompone la personalità in settori. Un po' come i sette nani o i tre porcellini delle fiabe, che sono metafore dei corrispondenti atteggiamenti umani. Ciascuno di noi può essere a turno il maialino che soccombe, quello che ha la meglio sul lupo o il nano iracondo che è facilmente preso dall'ira. Ogni vizio o virtù va preso come esemplificazione di nostri comportamenti da stigmatizzare, ma occorre ricordare che l'uomo è insieme buono e cattivo, pauroso e audace, accidioso e benevolente. Non possiamo più limitarci ad una visione bidimensionale dell'umanità, come avveniva nei film di cowboys dove il male era inequivocabilmente personificato dai pellerossa. Ciò significa sviluppare positivamente il temperamento dell'Attesa. Per analizzare i nostri modi di porci e relazionarci, risultano ancora utili questi vocaboli che ci consentono di isolare singoli pregi o difetti e ci permettono di non cadere nei cavilli della speculazione fine a se stessa.

Prendiamo in considerazione l'accidia.

Potrebbe definirsi accidia un certo torpore dell'anima. Secondo quanto dice Salvatore Natoli nel suo libro "Dizionario dei vizi e delle virtù" (Feltrinelli, 1996) si tratta di una sorta di "atonia dell'anima", come "un muoversi a vuoto". L'accidia secondo Natoli è fatta più di omissioni che di opere: il lasciar fare, il non prendersi responsabilità di quello che succede intorno, tanto non si può far nulla di diverso… Il "disimpegno" contrapposto all'impegno (politico) negli anni attorno al '68.

Suona strano parlare di disimpegno proprio oggi, epoca più che mai indaffarata, epoca dei mille e un impegno, del viaggiare e del commerciare, dell'informazione sopra ogni cosa, della comunicazione visiva e dei linguaggi non verbali.

La parola Accidia è più attuale di quanto si possa ritenere.
Il nostro presunto impegno e la nostra occupazione del tempo (e del denaro) sono spesso inutili, vani. Molto indaffarati all'apparenza, siamo un po' distratti e disfattisti nella sostanza. Più pettegoli che curiosi dell'Altro.
Il nostro è il tempo della divulgazione. Non è una bella parola, malgrado alcune buone intenzioni sottese. Alimenta la superficialità di una civiltà dove ogni cosa diventa spettacolare. Alimenta quella pattumiera di dati e di informazioni che ci sta oggi nel cervello.
L'approfondire è ormai di pochi. Ciò che importa è il divulgare.


Come potremmo leggere l'accidia in chiave grafologica?
Intanto direi che il segno principe dell'Accidia sia il Curva SPM, senza ritmo e con troppo poca fermezza.
Magari l'accidia è anche un pochino Ampollosa, perché nuota nel narcisismo e ama il decoro che spicca sulla sostanza. Presa da stanchezza l'accidia si ammanta di Disordine e Sciatteria. L'indecisione e l'incertezza portano verso il Titubante, Tentennante, Stentata. L'Inclinazione degli Assi sarà facilmente Eteroclina, per via dell'eterna indecisione tra il passato e il futuro, con relativa scarsa puntigliosità nell'agire sul presente. Non ci può essere Veloce, altrimenti si avrebbe già buon'energia. L'energia è contraria all'accidia, che gira mollemente a vuoto attorno alle questioni perché non vuol prendere partito. A volte può fingere interesse per le umane questioni e usare espressioni forbite da Angolo C SPM, dove la filantropia suona falsa e farisaica.
Nell'accidioso troviamo il prevalere dei temperamenti della Cessione e dell'Attesa, con qualche cenno di Resistenza, indice di un istinto vitale della mimetizzazione e del trasformismo un po' conformista, utile per sopravvivere nelle difficoltà, barcamenandosi alla bell'e meglio, secondo uno stile da Don Abbondio manzoniano.
L'Assalto potrebbe presentarsi sotto forma di Ombra nell'accezione junghiana e agire in agguato.
La persona accidiosa predilige senz'altro il canale cenestesico per mettersi in comunicazione con l'esterno, a scapito del visivo e dell'auditivo. L'accidioso vive soprattutto attraverso i propri sensi ed è tendenzialmente Amorfo e Sanguigno, secondo le tipologie del Le Senne.


Che cosa dire mai della Benevolenza?
Può ancora essere di moda? Che cos'è la Benevolenza? Letteralmente "voler bene", cioè Buona disposizione d'animo verso qualcuno, con aggiunta di indulgenza, dote anche questa oggi non proprio stimata e per la quale sono richieste mitezza e sottomissione, caratteristiche assai poco "trendy".
La benevolenza non è riducibile solo a questo. Per provare benevolenza verso gli altri, occorre possedere della benevolenza verso noi stessi. Occorre amare se stessi per amare anche gli altri: chi odia gli altri, facilmente non è in pace con se stesso. Benevolenza vuol dire equilibrio tra amore di sé e distacco da sé e dalle proprie necessità. Benevolenza vuol dire limitare il proprio egoismo.
Quando porgiamo un dono, lo facciamo davvero in modo disinteressato? O non piuttosto per sedurre l'altro per mezzo di questo dono?
Benevolenza significa quindi "dono disinteressato".
Per raggiungere davvero la benevolenza, ancora secondo Natoli, occorre la pratica del distacco. Distacco da bisogni apparenti e da finte necessità, che il viver moderno sembra imporci ad ogni piè sospinto. Un duro esercizio sottostà a questa pratica. Occorre imparare a rinunciare, per diventare benevolenti. Ne siamo capaci, oggi?

Quali saranno i segni grafologici che si rifanno alla benevolenza? Per prima cosa Buona ed equilibrata Triplice Larghezza. In secondo luogo equilibrio tra Curva e Angolosa, per il necessario bilanciamento tra cura per le istanze dell'Io e attenzione per quelle dell'Altro da me. Buon ascolto, necessario per la vera benevolenza, si può avere con Accurata Spontanea e Sinuosa in presenza di semplificazioni delle forme letterali e senza esagerazioni di alcun tipo. Sono contrari alla Benevolenza segni manipolatori e di curiosità pettegola verso gli altri, come Convolvoli di alto grado, accartocciamenti, ricci di ammanieramento M/SPM, Angolo C SPM.
Per la vera benevolenza ci vuole una buona crasi tra i temperamenti. Occorre buon equilibrio tra Cessione e Resistenza e buon equilibrio tra Assalto e Attesa. Le istanze dell'Io, che si specificano bene nell'Assalto, devono temprarsi con la capacità di attendere e posporre i propri desideri a quelli altrui (Attesa, Resistenza e Cessione). La benevolenza è un atto di civiltà. In questo senso il temperamento che forse la specifica meglio è proprio quello dell'Attesa.
Anche le Funzioni Junghiane risultano bene integrate in presenza della Benevolenza e non si ha predominanza di una sull'altra. Così come la comunicazione interpersonale scorre fluidamente per mezzo dei tre canali principali, il cenestesico, il visivo e l'auditivo.
Ben integrata la personalità improntata alla Benevolenza è dotata di vitalità e di positività, doti non disgiunte dalla capacità di andare in profondità (Le Senne: crasi tra Bilioso, Sanguigno e Nervoso).

Parliamo di Alterità. E' la capacità di riconoscere l'altro come tale e, di conseguenza, permettere che l'incontro con questo cosiddetto altro avvenga.
L'Altro è l'estraneo, che pur nel mantenimento delle differenze d'identità, deve diventarci "famigliare". Ecco la principale difficoltà: l'altro deve rimanere distinto e distante da noi stessi, ma al contempo è necessaria la comprensione reciproca. Sembra un ossimoro: l'altro deve essere vicino e lontano al medesimo tempo.
Il nemico era lo straniero, in passato. Oggi il concetto di nemico è molto più sfumato, per gli occidentali. L'incontro tra persone distanti culturalmente annulla l'inimicizia e ci fa entrare in contatto vicendevole, fino a consentirci di entrare in empatia.
L'alterità è ciò che ci consente di non vedere l'altro come Mostro, osservabile di lontano e con diffidenza, ma di coglierlo nella sua straordinarietà. L'incontro fra culture diverse e spesso distanti tra loro in tutti i sensi è facilitato dalla globalizzazione e dall'occidentalizzazione di gran parte dei paesi. L'alterità, come riconoscimento delle caratteristiche peculiari di chi non è come noi, dovrebbe significare apertura a nuove visuali senza scopi di conquista, senza voracità, senza perdita d'identità da parte di nessuno. Queste sono le premesse per vivere insieme. La società umana dovrebbe basarsi sulla condivisione.


Grafologicamente
l'Alterità, per esprimersi al meglio, ha bisogno di Fluidità, buon ritmo e Buona ed equilibrata Triplice Larghezza, tendente alla profusione. Occorre equilibrio tra spazio inchiostrato e spazi bianchi, per permettere all'Altro di entrare in contatto senza essere fagocitato. La zona media deve risultare modulata. Curva e Angolosa devono controbilanciarsi, per stemperare egoismo ed eccessiva prodigalità, dando come risultato una buona crasi tra istanze egoiche e oblatività. Pendente, quando significa andare verso l'altro, può essere significativo se accompagnato da un certo dinamismo, senza fretta o impazienza -quindi: niente Veloce SPM né segni di impazienza.


Vorrei parlare di Temperanza, parola decisamente desueta, più ancora di quelle fin qui elencate.
Oggi il senso della moderazione e della misura suggerito dal vocabolo è quanto di più antiquato ci possa essere. Epoca smodata la nostra, non è interessata ai limiti. Oggi si cerca piuttosto l'off limits.
La civiltà ci conduce da un lato verso il consumo sfrenato e lo sperpero di energie e sostanze; mentre dall'altro, avendoci resi meno istintivi e più inclini alla mediazione, ci conduce sulla via del saper posporre godimenti e mete, per raggiungere più pienamente e più ampiamente ciò che ci prefiggiamo. Siamo dei negoziatori nati. Ma non per questo siamo dei temperanti.
La temperanza non va confusa con l'inibizione del desiderio, né con la continenza o con la pazienza. Temperanza significa accordo tra suoni, sinergia tra potenze, modulazione dell'energia. Questa dote richiede prima di tutto il riconoscimento della nostra forza soggettiva. Senza questa consapevolezza non ci può essere vera e propria temperanza. Armonia nell'azione, modulazione tra passione e ragione, per non sprecare la quantità d'energia della quale siamo dotati. Essere temperante significa saper dominare se stessi, essere norma di se stessi. Non corrisponde al temperamento dell'Attesa tout court, altrimenti sarebbe solo continenza. La temperanza è padronanza di sé mentre si agisce qui e ora.

Potremmo dire che, in termini grafologici, per essere temperanti occorre in primis essere dotati di buona energia (Intozzata 1° M, buona pressione, buon ritmo). La presenza necessaria del segno Curva in grado medio, unita alla fluidità del tratto, permette l'accoglienza e la disponibilità.
Occorre Assalto per buttarsi nella vita con forza ed entusiasmo; Angolo B e Mantiene il rigo -quindi: giusto grado di Resistenza-, per fronteggiare gli eccessi senza cedervi passivamente. La passione temprata dalla ragione richiede il temperamento dell'Attesa a compensazione di un sano e istintivo Assalto.
Ancora una volta una dote che richiede crasi dei temperamenti e buon equilibrio tra le funzioni junghiane.


Parliamo di Fortezza. La fortezza è la capacità di rimuovere gli ostacoli per operare il bene, la capacità in altre parole di affrontare le difficoltà.
Chi è dotato di fortezza è "saggiamente audace". Si potrebbe dire che la fermezza sia identificabile con la tenacia in movimento. Chi è tenace finisce, infatti, per essere solo cocciuto se non è anche, in misura sufficiente, flessibile. "Mi spezzo ma non mi piego" sa di testardaggine e alla lunga è un atteggiamento più dannoso che utile.
Chi si serve della fortezza, invece, sa essere tenace ma allo stesso tempo è dotato di temperanza; ciò gli consente di agire senza avventatezza e senza aggressività nociva.
La fortezza in ultima analisi è potenza addizionata di pazienza. La fortezza deve essere il contrario della violenza, la quale spesso scaturisce non dalla forza ma al contrario dall'impotenza, dalla frustrazione.


In chiave grafologica
si può dire che si ritrova la fortezza nel prevalere del temperamento della Resistenza, non disgiunto però da una sufficiente dose di Assalto integrato e da giusta Attesa. Occorrono quindi i segni della Triplice Fermezza, ma senza irrigidimenti; quindi: Spigliata, buon equilibrio tra Curva e Angolosa -ma l'angolosità potrebbe anche arrivare sopra la media-. Non nuocciono alla fortezza Scattante e Dinamica, indici di potenza in movimento. La zona media dovrebbe prevalere, in quanto chi possiede fortezza è persona d'azione. Tratto pastoso e funzione sensazione estroversa permetteranno alla fortezza di manifestarsi e di funzionare a vantaggio della collettività.

La magnanimità è dote decisamente desueta. L'accezione stessa della parola si è persa. Oggi è magnanimo chi è generoso. Ma la magnanimità non può essere ridotta solo a questo aspetto. La magnanimità significa in realtà "capacità di fare cose grandi".
Dice Aristotele: "Solo chi è magnanimo può cose grandi. Chi si crede magnanimo e non lo è, è solo vanitoso".
Per essere veramente magnanimi occorre la capacità di dominare le proprie passioni. Secondo Aristotele chi è magnanimo "si muove lentamente e ha voce ed espressione grave". L'invidioso, che potrebbe essere messo in contrapposizione con il magnanimo, "ha", secondo Aristotele, "voce acuta e va di fretta. Dove c'è strepito, difficilmente c'è grandezza". L'invidioso è in realtà un impotente, che invidia le doti altrui delle quali non è stato fornito. L'invidioso è insofferente del limite, è in perenne tensione. Il magnanimo invece ha la forza dei nervi distesi. Il magnanimo non può essere afflitto da invidia.
In democrazia è difficile accettare la magnanimità, perché siamo restii a riconoscere a qualcuno una grandezza straordinaria. Il principio di uguaglianza tra gli uomini contrasta con la possibilità che qualcuno sia più grande degli altri. Si teme che l'arroganza possa avere il sopravvento sulle doti positive e rendere prepotente che si era ritenuto magnanimo.

Grafologicamente
, la magnanimità può tradursi in un tratto pastoso, Calibro piccolo, scrittura Minuta, Accurata spontanea, equilibrio tra Curva e Angolosa -con un piccolo prevalere della Curva-, Buona Triplice, Veloce sottom/M, Parca, semplificazioni. Sono contrari alla magnanimità segni che indicano spavalderia o ampollosità, ma non guastano allunghi superiori SPM, per quel bisogno di ideali da perseguire che occorre per compiere grandi cose. In primis si avrà il temperamento dell'Attesa, subito seguito dalla Resistenza e dalla Cessione (perché le grandi cose rispettino gli esseri umani e li riguardino direttamente). L'Assalto sarà presente in dose ridotta, per non sconfinare nell'aggressività distruttiva, contraria ai sentimenti magnanimi. Chi sa fare grandi cose privilegerà il canale auditivo affiancato da quello visivo, per raccogliere nozioni utili per le grandi imprese che si prefigge. Non c'è grande impresa senza una buona organizzazione e una buona pianificazione.