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&bnsp; Il re che inventò la scrittura
di Norbert Tchuiam
Nel Camerun occidentale vive dall'XI secolo la comunità Bamoun, guidata da un sultano, che è al tempo stesso capo politico e religioso. Uno di loro, re Njoya, inventò, alla fine dell'Ottocento, la scrittura Bamoun.
Tutto cominciò in sogno.
Il re Njoya ebbe una rivelazione durante il sonno. Un uomo gli si presentò dicendo: "Signore, prendi una tavoletta e disegna la mano di un uomo, poi lava ciò che hai
disegnato e bevilo".
Il re prese la tavoletta e disegnò la mano, come gli era stato detto. Poi la diede
all'uomo del sogno che scrisse a sua volta prima di renderla al re. Al risveglio re
Njoya fece di nuovo ciò che aveva fatto in sogno: prese una tavoletta, disegnò la
mano di un uomo, la lavò e bevve l'acqua che era servita per il lavaggio, esattamente
come aveva visto durante il sonno. Così cominciò la storia fantastica di questa
scrittura, la cui scoperta nel 1896 da parte di Njoya, re e sultano dei Bamoun,
segnerà tutto il suo popolo.
Dopo aver eseguito alla lettera ciò che gli era apparso in sogno, il re convocò molti membri dalla sua corte e disse loro: "Se voi disegnate molte cose differenti e date loro un nome io ne trarrò un libro che parlerà senza che lo si possa udire".
Detto, fatto. I notabili fecero ciò che il re aveva chiesto.
Dopo alcuni fallimenti al sesto tentativo ci riuscirono. La scrittura era stata
finalmente scoperta. Ma nel corso degli anni e in seguito a ulteriori ricerche la scrittura subì profonde modifiche. Queste avvennero in quattro tappe: la prima, di carattere pittografico, riproduceva disegni d'uso corrente, oggetti, esseri umani, animali, azioni. Questa tappa sarà presto superata. La seconda è quella degli ideogrammi. I segni non rappresentano più l'ambiente, non traducono più la realtà, ma piuttosto un'idea. La terza tappa è sillabica: più segni messi insieme formano delle sillabe. La quarta tappa è detta soprasegmentale (prevede cioè un elemento fonico, l'accento o l'intonazione, che caratterizza un enunciato, n.d.r.) o prosodica (con fenomeni di intonazione, intensità e durata, n.d.r.). È la tappa più importante e significativa. Si nota a questo punto l'apparizione del tono nella nuova lingua. Questa caratteristica appartiene del resto a tutte le lingue bantù e semi-bantù che sono appunto lingue tonali.
Ad ogni tappa, l'alfabeto di questa nuova scrittura subisce una riduzione del numero dei segni. È così che il primo alfabeto messo a punto nel 1896 ne contava 510. Il secondo (1899-1900), ancora pittografico, è composto da 437 segni. Il terzo (1901-1902) ne ha 381. Il quarto, definito nel 1907, 286, mentre il quinto, ridotto nei due anni successivi, ne conta 205. Il 1910 fu decisivo; l'alfabeto subì una drastica riduzione che lo portò a 80 segni, che divennero solo 19, alla settima edizione.
Questa progressiva diminuzione del numero dei caratteri dell'alfabeto dimostra il desiderio di ricerca del re Njoya, ma anche la preoccupazione che la lingua potesse essere facilmente appresa. Njoya aveva aperto delle scuole, tuttora funzionanti, in cui veniva insegnata la sua lingua. Si scriveva su tavolette di legno con cortecce miste a carbone di bosco e a un inchiostro tratto da una liana.
La creazione di questo alfabeto ha permesso di approfondire anche le ricerche sulla storia e la cultura Bamoun. Il re, infatti, si servì della nuova scrittura per redarre tre importanti opere: un libro di storia e costumi bamoun che comporta 202 capitoli per un totale di 547 pagine; un libro religioso che presenta una religione inventata da Njoya; e un libro di medicina e farmacopea locale.
Oggi, questo alfabeto funziona su base fonetica. Può dunque essere utilizzato per scrivere qualsiasi lingua. L'ultima forma messa a punto è dotata di tutte le caratteristiche di una lingua e rappresenta un sistema di scrittura completo. Articolo tratto da: |