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IL LINGUAGGIO DELLE IMMAGINI: ARTE E SCRITTURA.

di Luisa Ferrea

Da un articolo pubblicato su: SCIENZE UMANE & GRAFOLOGIA

La scrittura è molto più che un semplice strumento di comunicazione di pensieri e di concetti: la parola, dal momento in cui viene scritta, diventa immagine, entra nel mondo del visivo. Pulver ne sottolinea il legame con il disegno; per lui la scrittura rappresenta "un disegno inconscio, disegno di sè". Un altro caposcuola della grafologia, Klages, invita ad osservare la scrittura come se fosse un'opera d'arte, al fine di comprendere se possiede o meno autenticità.
Il nostro gesto scrittorio non si avvicina al gesto pittorico come avviene invece nella scrittura orientale; tuttavia il grafologo si trova, per certi versi, ad operare in modo analogo al critico d'arte laddove, ignorando o quasi il messaggio linguistico contenuto nella scrittura, sposta la sua attenzione su quello iconico, inteso come forma autonoma d'espressione.

Ogni immagine, per sua stessa natura, resta un richiamo all'immaginazione visiva; ha bisogno di essere integrata, di essere compresa. Al pari dell'arte, la scrittura "parla" direttamente a chi la osserva; non è presente nel pensiero, ma nel sentimento, è un'allusione a qualcos'altro.
Per rivelare una realtà profonda la scrittura si avvale di un segno, di un'immagine, in un certo senso di una forma elementare di comunicazione; quindi non è tanto il linguaggio concettuale a contribuire alla sua comprensione immediata, quanto piuttosto un linguaggio che, in modo analogo, comunica per immagini, quale è quello dell'arte.
La scrittura è per certi versi vicina alla pittura, al disegno e a tutte le forme grafiche, rispetto ad altre arti come la scultura e l'architettura, in quanto le prime si prestano all'espressione immediata del sentimento - non essendoci nessun ostacolo materiale che ritardi l'espressione dell'impulso - a differenza delle seconde che richiedono, per la natura degli strumenti e dei materiali, tempi lunghi di realizzazione e quindi un intervento meno immediato ma più riflessivo. Lo è anche in considerazione della bidimensionalità del medium pittorico e scrittorio rispetto alla tridimensionalità della scultura e dell'architettura.
Per altri versi l'espressività della scrittura è particolarmente simile a quella della scultura. Nella resa pittorica giocano infatti un ruolo rilevante e a volte preponderante il colore e gli accordi cromatici, laddove il contenuto espressivo della scultura si concentra invece sulla forma plastica, trattandosi di un movimento fissato nello spazio che allude, al pari della scrittura, ad un "gesto in azione".
E' evidente che il mezzo pittorico o scultoreo si avvale di una gamma di soggetti, di forme e di colori che non trovano confronti nella scrittura, vincolata invece ad un'espressività più ridotta, data la limitatezza del medium utilizzato.
Tuttavia se il messaggio dell'arte è più variegato e articolato di quello della scrittura, quest'ultima, in compenso, possiede maggiori possibilità di descrivere la personalità dello scrivente, perchè la sua materia prima, il modello calligrafico, si presta a una tale varietà di soluzioni formali che l'inconscio trova modo di manifestarsi interamente.

Anche ogni artista ha uno stile chiaramente riconoscibile, rivelatore delle sue caratteristiche individuali. Così come lo scrivente deforma le lettere del modello calligrafico nel modo che più corrisponde alla sua personalità, così pure la distinzione tra la "mano" di un maestro o di un altro, è fondata, in ultima analisi, sul presupposto che si riconoscano i diversi modi individuali di rappresentare la forma, sull'angolosità o la morbidezza delle linee, sull'impetuosità o l'esitazione del movimento.
E' possibile, a volte, cogliere affinità evidenti tra la scrittura e l'opera d'arte, anche dal punto di vista visivo: vi è più che una somiglianza formale tra le firme di Mathieu o di Mottura e i dipinti su cui sono inscritte. Potremmo dire che i quadri sono una "firma libera".



Notturno Mottura

Mottura P., Notturno

Le opere d'arte visiva quasi sempre riescono a comunicare e ad esprimere, semplicemente attraverso un'immagine, un insieme articolato di concetti, laddove una spiegazione verbale necessiterebbe di un percorso molto più lungo. I confronti in campo artistico sono quindi utili per rendere con immediatezza l'aspetto grafico-formale e i significati dei singoli indici grafologici.

Giacometti
Giacometti A., Uomo e donna

Osserviamo ad esempio la scultura Uomo e donna di Giacometti: da un lato il femminile, la forma curva, accogliente e arrendevole, dall'altro il maschile, rigido e angoloso, intrusivo e combattivo. Esiste forse un modo più sintetico ed efficace per esprimere la dinamica curva-angolosa, alla base della grafologia morettiana?

Volendo approfondire ulteriormente l'espressione della curva e dell'angolo e visualizzare la distinzione che Moretti opera tra il segno Curva e le tre specie di angoli, ricorriamo ancora a degli accostamenti desunti dal campo scultoreo nei quali la diversa resa plastica della figura umana può essere riferita in senso lato anche ai quattro temperamenti morettiani: Curva/Cessione, Angoli A/Assalto, Angoli B/Resistenza, Angoli C/Attesa.

Moore H.
Moore H., Figura sdraiata

Nelle inconfondibili sculture di Henry Moore la figura umana è tradotta in forme levigate, morbide e arrotondate che richiamano il segno Curva e la duttilità, la dilatazione del temperamento della Cessione.
Kennedy
Marisol, La famiglia Kennedy

Nella composizione di Marisol i corpi delle figure, formati da solidi blocchi di legno, evocano il segno Angolo B, in cui la lettera si chiude per difesa; in altre parole, utilizzando un'espressione corrente che ben si addice alle caratteristiche del segno e della scultura, "fa quadrato". Ampliando il discorso: la posizione eretta, la geometrica regolarità delle figure, il loro compattarsi e restringersi, la rigidezza delle pose, il richiamo alla linea retta sia nell'asse verticale che orizzontale, evocano altri segni grafologici (Dritta, Uguale, Stretto di Lettere, Stretto tra lettere, Mantiene il rigo, Parallela), tutti associati al temperamento della Resistenza, di cui questa scultura ne rappresenta un'efficace sintesi visiva.
Ruberti M., Passo di danza
Ruberti M., Passo di danza

La scultura di Ruberti evoca invece il segno Angoli C per la morbidezza e la fluidità delle forme, il gesto artistico del braccio che con grazia si incurva verso l'alto, la sinuosità della figura. Se il confronto con questo segno grafologico è calzante in quanto "tutto ciò che serve da ornamento alla grafia si può ascrivere all'angolo C" (Moretti, 1985, p.44), possiamo osservare che nella scultura sono altresì presenti richiami - la flessuosità, la grazia e l'eleganza della figura, le forme esili e delicate, la vezzosità espressa dalla posizione delle braccia - ad altri segni grafologici appartenenti al temperamento dell'Attesa (Flessuosa, Elegante, Filiforme, Ricci vezzosità).
Bourdelle A., Ercole
Bourdelle A., Ercole

Il segno Angoli A può essere espresso dalla scultura di Bourdelle, Ercole, che punta il ginocchio sinistro sulla roccia e contrae i muscoli; richiama le parole di Moretti riferite al segno: "l'egoismo contrae i muscoli" (1985, p.50), "arresto psicomotorio di immediata preparazione alla successiva reazione spastica" (1985, p.388), "tiene attenti tutti i sensi del soggetto per apprendere le ostilità che possono elevarsi contro il soggetto medesimo […] Appena […] apprende una menomazione dell'"io" da parte altrui […] subito questo segno inalbera l'io e lo lancia all'assalto" (1974, p.123).
Anche in questo caso possiamo allargare l'analogia visiva al temperamento dell'Assalto nel suo insieme e agli altri segni ad esso riconducibili: è una scultura tesa ed eroica in cui le forme muscolari e l'audacia espressa dal volto danno un forte senso di vitalità alla figura tanto che la potenza, la forza, l'energia e la tensione che emana sembrano sul punto di esplodere; il braccio sinistro si proietta verso l'alto secondo una traiettoria diagonale (Intozzata 1° modo, Ardita, Ascendente).


I linguaggi dell'arte e della scrittura non sono poi così distanti, quantomeno in alcuni casi, e appare apprezzabile che discipline distinte traggano frutto dalla interdipendenza, pur mantenendo ciascuna la propria autonomia e specificità.

Riferimenti bibliografici

ARNHEIM R. (2000), Arte e percezione visiva, Milano, Feltrinelli.
DORFLES G. (1998), Il divenire delle arti, Milano, Bompiani.
MORETTI G. (1974), Grafologia pedagogica, Ancona, Istituto Grafologico.
MORETTI G. (1985), Trattato di grafologia, Padova, Messaggero.
PULVER M. (1983), La simbologia della scrittura, Torino, Boringhieri.
WOLFFLIN H. (1994), Concetti fondamentali di storia dell'arte, Milano, Tea.