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Grafologia e Programmazione Neurolinguistica Trascrizioni di stralci di un seminario tenuto da Nicola Lamacchia (autore del libro: "Grafologia e Programmazione Neurolinguistica: l’Organizzazione Sensoriale", Urbino, Libr. Editr. Moretti, 1998). (…) Nicola: "Ora, vedete, il problema attuale è quello di verificare quello che Moretti ha detto a proposito dei segni grafologici. La ricerca si muove in tante direzioni. Una importante è l’allaccio alle neuroscienze: capire i meccanismi che danno una corrispondenza tra scrittura e aspetti della personalità per il tramite del sistema nervoso, ma non solo, perché si tiene conto anche del ruolo dei neurotrasmettitori, ecc.. E va bene, perché questo fortifica il fondamento della grafologia. Altra ricerca è quella interdisciplinare: la grafologia deve dialogare con altre discipline, così come queste dialogano tra loro; questa ricerca evidenzia punti di contatto e differenze tra una disciplina e l’altra; i punti di contatto consentiranno un dialogo tra le due discipline e, successivamente, consentiranno una verifica delle informazioni. Possiamo però anche applicare il modello di una disciplina in un’altra e vedere che cosa succede. Questo è quello che ho fatto nel mio testo su grafologia e programmazione neurolingusitica. In questa maniera, voglio dire, con una "griglia di lettura diversa" io posso leggere da un’altra angolazione le informazioni che sono contenute in un sistema (quello grafologico morettiano) e cominciare a scoprire altre informazioni che quel sistema aveva, ma a cui non era stato dato un particolare risalto. Insomma, detto con un esempio: se voi prendete un testo come la Divina Commedia, potete applicare su quello tanti modelli di lettura ed ogni volta mettere in risalto informazioni contenute e che non erano primariamente evidenti. Certo, poi la cosa importante è sempre quella di verificare nell’ambito pratico, se quelle informazioni abbiano riscontro e, soprattutto, presentino nuove vie e nuove soluzioni a delle problematiche. Francesca: "la ricerca interdisciplinare non comporta anche una verifica di una disciplina?" Nicola: "Ma certo! Non vi è dubbio su questo. Non solo c’è una verifica, ma ci può essere anche un’estensione di validità, nel senso che le logiche di una disciplina saranno portate avanti in un contesto più allargato. Pensiamo per esempio ad un grafologo che, dotato di una vasta cultura psicologica (quindi non solo grafologica), sappia far interagire le due discipline. Sicuramente quello che dirà avrà una portata più ampia, per quantità e qualità di informazioni. Credo anche che le insicurezze degli allievi di grafologia possano essere dissipate se si riescono a portare avanti logiche interdisciplinari. Ovviamente in questo confronto interdisciplinare possono emergere anche punti oscuri e limiti di una disciplina, certe nozioni possono essere riviste, e questo comporterà un ulteriore lavoro di ridefinizione e verifica. Questo collegamento interdisciplinare può comportare che le cose siano dette in un linguaggio nuovo ed inoltre si configurerà una visione rivisitata che inevitabilmente metterà in luce degli aspetti nuovi. Complementare a questo approccio può essere quello della ricerca storica, detto in una frase: quello che Moretti ha detto, quello che intendeva dire, come intendeva la tale situazione, ecc.." Antonio: "e l’aspetto della verifica delle informazioni?" Nicola: Bene, ci stavo arrivando. Un altro problema grafologico molto grande è quello della verifica delle affermazioni. Se leggete il testo "Grafologia e Psicologia: quale rapporto?" (a cura di Ceccarelli, edito dalla F. Angeli) emerge alla fin fine un grande problema, non nuovo per la verità, e dopo una serie di attente riflessioni ed esami su quello che sia e non sia la grafologia; questo problema lo possiamo riassumere in questa frase: "chi ti dice che quello che tu dici, come grafologo, è corrispondente alla realtà di quell’individuo? Che tipo di verifica avete fatto e fate?" E’ chiaro che delle verifiche ci sono, ma il problema è discutere sulla validità di queste ed in ogni caso la vitalità di una disciplina esige sempre una continua verfica. Questo è un problema epistemologico: in quel testo non c’è una risposta a questo interrogativo che viene mosso, per quello che mi è sembrato. Ma a pensarci bene questo non è un problema della sola grafologia, ma anche della psicologia. Tenete presente che alcuni autori, come per es. Caprara ("Psicologia della Personalità", pagg. 14 e 55, 1994, ediz. il Mulino), affermano che la psicologia della personalità è stato un campo poco approfondito. Perché? E’ semplice: chi fa le verifiche, e si occupa di situazioni sperimentali, ama cimentarsi con oggetti semplici e con poche variabili e tutti sanno, invece, che la personalità umana è un oggetto complesso e con tante variabili difficilmente controllabili. Michele: "ma perché ci stai facendo queste premesse?" Nicola: "Ecco, è importante per cogliere bene quello che stiamo per dire, cioè per capire bene in quale punto della ricerca si colloca l’inserimento della PNL nel discorso grafologico. Tanto per cominciare: sapete quale differenza c’è tra un allievo grafologo ed un grafologo con molta esperienza?" Mirella: "Beh, la padronanza della materia!" Antonio: "la cultura interdisciplinare" Gianni: "l’esperienza!" Nicola: "va bene, ve lo dico io. Le vostre risposte sono giuste, ma quello che vi voglio mostrare è un’altra cosa. L’allievo ha un "oggetto percettivo", come si dice, che non è la scrittura, ma i segni della scrittura che sta osservando. Il grafologo esperto invece guarda e parla sulla scrittura". Michele: "Come sarebbe? Fammi capire. Che significa?" Nicola: "E’ semplice. I segni che l’allievo tiene presente sono un’astrazione di pezzi della scrittura. Con in più un problema di amalgama tra loro. Cioè voglio dire che, letteralmente, se andiamo a verificare i processi sensoriali di un allievo vedremo che guarda la scrittura, elenca i segni e poi, magari, mette via la scrittura, mentalmente, e si mette a ragionare sui segni. Anche se non lo fa, lui guarderà i segni e non terrà sufficientemente conto di tutto il movimento che quella scrittura manifesta perché non ha ancora imparato a farlo. Che significa questo? E’ come se voi non guardaste il volto di una persona, ma il disegno impreciso del suo volto. Lavorando su quello, ciò che direte potrà essere di per sé impreciso perché non state osservando l’immagine reale. Le informazioni contenute nei segni, bene o meno bene amalgamate tra loro vanno a formare quella descrizione di personalità che viene poi scritta dall’allievo. Il grafologo esperto, invece, tiene conto dei segni (questo è chiaro), ma tuttavia applica i significati dei segni ad ogni punto del tracciato grafico, cioè tiene conto di ciò che avviene nel contesto generale delle masse grafiche e nelle particolarità delle stesse, andando a guardare la maniera con cui vengono fatti i collegamenti tra le lettere, le inclinazioni più particolari di alcune lettere, le differenze di pressione del tracciato tanto per fare un esempio, ma soprattutto riesce a collegare queste micro-situazioni al contesto generale della scrittura, cosa che richiede molto studio e molta esperienza. Ovviamente questo darà la possibilità di fornire un quadro molto più sfumato e ricco della personalità che si descrive." Antonio: "va bene, ma perché ci hai detto questa cosa del diverso "oggetto percettivo"?" Nicola: "Perché voglio dirvi che il mio studio si può applicare alle micro-situazioni del tracciato grafico ed è quello che faremo stamattina, per poter leggere sensorialmente una scrittura. Poi alla fine vi parlerò delle ulteriori implicazioni che si riallacciano ai discorsi di verifica, ricerca ed epistemologia che stavamo facendo all’inizio." Rossella: "Ah, bene, interessantissimo." Antonio: "cosa intendi per "leggere sensorialmente"?" Nicola: "Intendo dire percepire attraverso il vostro sistema sensoriale le informazioni, verificarle con le nozioni teoriche e metodologiche del sistema morettiano. Ma questo significa percepire la struttura che state osservando dall’interno, rintracciare molte più valenze di significati ed andare oltre la "razionale combinazione dei segni grafologici": attenzione, andare oltre significa che questo è uno strumento in più che non nega il precedente, ma semmai lo verifica e ne estende la portata." Rossella: "questo è quello che fa la PNL?" Nicola: "Esattamente, la PNL fa proprio questo. Con una sua metodologia arriva a capire come è "sistemata" sensorialmente l’informazione. Chi usa la PNL ricrea dentro di sé quella conformazione sensoriale che osserva in un altro, ottenendo gli stessi risultati. Questa costituisce la prova dell’esistenza della conformazione sensoriale osservata. Tutto questo io l’ho sperimentato sui segni grafologici morettiani, quindi non li conosco solo per il significato, cioè razionalmente, ma ho per ciascuno di essi una mappa sensoriale, poichè me li vivo attraverso il mio sistema sensoriale". Antonio: "Va bene, ma hai messo in funzione, allenandolo, il tuo sistema sensoriale!" Nicola: "Certo, perché tu quando studi una scrittura non metti in funzione ed allenamento il tuo cervello? Ma in realtà più che dire "cervello" dovresti dire sistema sensoriale. E allora? Decodificare attraverso i Canali Sensoriali può essere addirittura più semplice che mettersi a "pensare", perché "senti" dentro di te come i canali sensoriali sono attivati; questo ti permette di ottenere più comprensione di quello che osservi. Ogni volta che impari una cosa nuova o ti adatti stai conformando il sistema sensoriale. Imparare le arti ha questo di bello, ti aiuta a sviluppare il Visivo, o l’Auditivo, ecc. che sono "pezzi" del tuo cervello, e non solo." Ora vi ricordo che prendiamo in esame i tre canali sensoriali principali, che sono:
Abbiamo detto che questi canali possono essere orientati all’interno ed all’esterno (posso ascoltare la musica o parlarmi interiormente, per es., posso vedere il tuo volto o raffigurarmelo mentalmente, posso ascoltare la sensazione del freddo o ricordarmi la sensazione di una carezza). Riepiloghiamo, ora, molto brevemente le rilevazioni grafologiche dei canali sensoriali. Riferiamoci, per brevità e massima esemplificazione del discorso, alla lettera "a": la curvilineità ci dirà dell’attivazione del Cenestesico Viscerale, cioè di quanta apertura alle emozioni il soggetto abbia: più è curva la lettera e più questa apertura sarà massima. Sensorialmente, quando avete la massima apertura alle emozioni? Antonio: "…ma, non saprei…" Nicola: "pensateci un attimo, occorre anche che facciate pratica un po’ di come funzionate sensorialmente, non è una cosa difficile. Dovete soltanto fare un po’ di attenzione ai vostri canali sensoriali, potete farlo mentre aspettate l’autobus, o in ascensore o poco dopo che qualcuno vi abbia stimolato in qualche maniera" Francesca: "penso che la massima apertura alle emozioni la possiedo mentre apro un regalo" Nicola: "Benissimo. Oppure mentre apri una lettera che aspettavi da tanto tempo. Che vi succede in questi casi?" Francesca: "mi sento una palla in gola" Antonio: "io mi sento seduto su un grosso pallone che mi sbilancia ora in un senso ora in un altro." Nicola: "Bene, queste sono variazioni individuali di come rispondete ad un certo input emotivo, in questo caso positivo, però vedete entrambi avete descritto un qualcosa di curvo, la palla o il pallone e non è un caso. Le emozioni vi portano su e giù, come alle giostre sulle montagne russe e quindi a volte fanno sentire sbilanciati, instabili e per questo molti se ne distaccano troppo. Pensate adesso ad un funzionamento in cui avete sempre la massima apertura alle emozioni, ma a causa di un input negativo." Antonio: "beh, quando vado a vedere il film dell’orrore" Francesca: "quando ti danno una notizia molto brutta" Nicola: "Bravissimi, avete visto? Non è difficile. Ora chiedetevi che cosa vi succede in quel momento." Antonio: "sono vittima dell’emozione" Nicola: "si, ma come ti senti?" Antonio: "male!" Nicola: "va bene, ma io ti chiedo come ti senti sensorialmente, cioè con i tuoi canali sensoriali" Antonio: "beh, si, mi sento tutto scombussolato, tutto sottosopra" Nicola:"va bene, te le descrivo io. In quei momenti sei, siete, soprattutto coscienti delle vostre sensazioni viscerali, cioè il vostro corpo vi manda dei segnali, avete sensazioni molto forti, presenti come formicolii in certe zone o sentite delle vere e proprie zaffate di energia che vi acchiappano in tanti punti del corpo, è vero? Per esempio voi state guidando e ad un certo punto sentite una macchina che vi sta venendo addosso e in quel momento vi arriva, se ci fate caso, una zaffata di energia alla pancia o allo stomaco. Se uscite di casa e vi rendete conto che avete dimenticato un documento importante vi arriva un’altra zaffata di energia in gola o nel petto, per esempio. Va bene, che vi succede in quel momento? Voi vivete soprattutto l’aspetto sensoriale, viscerale e cenestesico, almeno nei primi momenti dell’emozione, cioè voglio dire è come se andaste a sbattere di faccia contro qualcosa. Nei momenti in cui state assistendo al film dell’orrore voi vivete primariamente l’emozione, non vi mettete a pensare, anzi, se l’emozione è provata molto intensamente voi non riuscite a pensare perché in quel momento siete succubi dell’emozione. Che significa che non riuscite a pensare? Non riuscite ad essere coscienti di altri contesti di riferimento, cioè non vi mettete a pensare chi siete, cosa fate nella vita, del fatto che siete seduti a cinema su una poltrona e che state assistendo alla proiezione di una pellicola, voi provate l’emozione che in quel caso è totalizzante. Quindi il vostro sistema di pensiero, o razionale, in quel momento è out. Antonio: "Uh, è vero, accidenti!" Nicola: "Ora, se prendiamo la lettera molto curva, per esempio, questa indica una forte preponderanza del sistema sensoriale Cenestesico Viscerale, cioè il soggetto prova stati emotivi molto forti, che non riesce a dominare (gli manca l’angolo), va da un eccesso di pensiero all’altro, esattamente come fate voi nel momento dell’emozione, e la sua razionalità è fuori, il pensiero è globale non riesce a focalizzare ed organizzarsi, quasi come se fosse un soggetto sotto choc. Ora noi parliamo in questo caso, di un funzionamento ordinario di questo soggetto, ma è pur vero che in qualche momento chiunque può trovarsi per qualche attimo ad assumere lo stesso modellamento sensoriale: cioè voi nel momento in cui assisteste al film dell’orrore, ad un grave incidente stradale, ecc., potreste vivere qualche attimo di quel funzionamento, per quel soggetto quella maniera di funzionare sarà più ordinaria. Ora facciamo un altro discorso: se mentre state assistendo al film dell’orrore voi incominciate ad essere coscienti anche di chi siete, del perché siete lì, incominciate a commentare razionalmente la pellicola, le inquadrature, la bravura del regista, degli attori, ecc. che cosa vi succede?" Antonio: "beh, finirà che non mi faccio prendere più dall’emozione del film, mi distraggo…" Nicola: "benissimo, cioè mi stai dicendo che aumentando la tua consapevolezza su fenomeni di contesto ed analizzando razionalmente il dettaglio delle inquadrature, per esempio, incominci a provare meno emozione. Benissimo. Significa che attivi maggiormente il tuo emisfero sinistro, la tua razionalità e questo finisce con lo schermarti dagli inputs emotivi che il film o l’accadimento in generale stava dandoti. Perfetto. E questo che significa in termini grafologici? Antonio: "L’angolo ?" Nicola: "Esatto. L’angolo. L’angolo riduce l’ampiezza della lettera, cioè la sua pancia (la sua visceralità). Che cosa ci indica l’angolo se non uno stato di tensione ed un’attivazione di una coscienza di base e della componente razionale dell’individuo? Bene, questo stato "rompe" quella passività viscerale che permette di "subire" l’emozione, di amplificarla, di sbatterci contro. L’angolo dà tensione, vigilanza, coscienza, consapevolezza e queste situazioni permettono di fronteggiare in una maniera diversa l’emozione. Immaginate una sorpresa, una cosa che non vi aspettate, a cui non vi hanno preparato: se positiva va tutto bene, altrimenti può sembrare un colpo nello stomaco. Se invece vi preparate, che significa poi diventare coscienti, essere vigili nell’accogliere, ecco che anche se dovete fronteggiare un qualcosa di non proprio piacevole, avete pure la possibilità di gestirla in maniera diversa. Antonio: "E che succede quando la lettera è tutta angolosa e stretta, cioè senza pancia, per intenderci?" Nicola: "Ecco, in questo caso quella tensione, quella vigilanza è arrivata a livelli così alti per cui il soggetto si è distaccato dalle proprie emozioni, e infatti voi vedete che sono tipi serissimi, che non ridono mai…" (risata generale) Nicola: "ricordo di un papà che aveva assistito al parto della moglie, lo aveva fatto con piacere e partecipazione, tuttavia era così preoccupato ed in tensione dopo tante ore di sala travaglio che, quando entrarono nella sala parto e finalmente nacque il bambino, lui si stupì nel non provare l’emozione che si sarebbe aspettato di provare. La tensione e la vigilanza provate lo avevano temporaneamente distaccato dal suo sistema viscerale, per cui quando nacque il figlio non provò nulla perché aveva "staccato la spina" dal suo sistema viscerale. Altro esempio: un dirigente d’azienda mi dice che quando delle riunioni importanti, dove è stato in tensione, terminano all’ora di cena lui non riesce a mangiare: deve prima rilassarsi dieci minuti, distrarsi vedendo un po’ di televisione e poi incomincia a sentire che aveva appetito. A voi non è capitato di non sentire fame e stanchezza mentre eravate in attesa di essere chiamati per un esame all’università? Poi una volta fatto l’esame magari sentite la schiena a pezzi (effetto della tensione) ed altre sensazioni corporee. A pensarci bene avviene anche nei primi giorni di ferie: uno si sente più stanco del solito perché ha "mollato" la tensione e permette alle proprie sensazioni viscerali di "venire a galla". Tornando all’angolo: la tensione presente nella lettera ci dice quanto questa "ruba" all’attivazione della visceralità, cioè alla capacità di viversi più primariamente le emozioni, di amplificarle, di presentarsi rilassati e passivi perché questo accada. Quando questa tensione è massima possiamo dire che il soggetto non è in contatto con le proprie emozioni in maniera primaria, così come quando voi siete in tensione e focalizzati su un qualcosa potete non sentire le vostre sensazioni corporee. Nei gradi di tensione estremi il soggetto non riesce a rilassarsi e quindi a provare piacere, perché per provare piacere occorre rilassarsi." Francesca: "per provare piacere occorre rilassarsi…!?" Nicola: "E’ certo: ti immagini uno che mangia la cioccolata frettolosamente? Se la gode?" (Risata generale) Antonio: "già, è vero…!" Nicola: "bene, tornando alla nostra grafologia, di che cosa abbiamo parlato in questa seduta?" Antonio: "del Curva ed Angolosa" Nicola: "infatti, abbiamo parlato della dialettica del Curva-Angolosa morettiano, ma lo abbiamo fatto seguendo la linea sensoriale, io vi ho parlato degli stati sensoriali, cioè di quando voi avete predisposto il vostro modellamento sensoriale alla massima distensione o tensione, di quando siete stati massimamente viscerali e di quando siete stati razionali e vigili al massimo. Per ciascuno di questi stati abbiamo ricavato modi di funzionamento (incapacità di "ragionare" lucidamente ed in maniera focalizzata quando siete in preda a forti emozioni, capacità di sentirvi distaccati se iniziate a fare commenti su dettagli, per es.) e sono modi di funzionamento generale. Allora ascoltate bene, questo è anche un momento di verifica della grafologia morettiana, secondo l’ottica della PNL e riprendendo quel discorso epistemologico che facevamo all’inizio, perché noi decodifichiamo il segno grafologico in un funzionamento sensoriale e ne verifichiamo il funzionamento, in altri termini siamo in grado di provare il segno grafologico nel "qui ed ora" del nostro sistema sensoriale. Questo permette di "vivere" il segno, e quindi poi la scrittura, e non soltanto di capirla razionalmente. Le informazioni che ricaverete saranno molto più dettagliate ed approfondite con questa metodica. E sarà anche più facile ricavarle, una volta che vi sarete instradati in questo percorso. * * * Nicola: "Adesso passiamo a qualche esemplificazione pratica, perché la nostra disciplina è sempre teorico-pratica e pertanto se non si fanno esercitazioni (e verifiche sul campo) non possiamo mai essere sicuri di aver ben compreso. Nelle stesse qualità del tratto, che cosa andiamo a considerare esattamente?
Il grado di Tensione ci dice il livello di tonicità muscolare e consapevolezza del soggetto, la Pressione ci dice il livello di forza e coinvolgimento corporeo; la Velocità ci dice del livello del suo funzionamento e smaltimento degli input; l’Inclinazione ci dice la sua maniera di orientarsi verso la realtà esterna e quella interna. Continuità o Frammentazione ci dice della continuità o della brusca interruzione di questa organizzazione. Ora prendiamo un’azione relativamente semplice, supponiamo un soggetto che stia in attesa di ricevere qualcosa da qualcuno. In quest’attesa potrà avere una coscienza vaga (Curva) o ben focalizzata sulla sua situazione e sulla realtà del momento (Angolosa con giusto grado di tensione); se è presente con tutta la corporeità avremo una pressione ben marcata, se invece è presente nel solo pensiero, nella testa, avremo una pressione leggera; Avrà inoltre un atteggiamento molto sveglio e pronto ad intervenire? In questo caso avremo una buona o elevata velocità, c’è buona attivazione della vigilanza. Se invece avremo una velocità moderata lo vedremo pronto, ma con calma e serenità, per intenderci. Con velocità Lenta, invece, vedremo che è tardo nelle potenziali risposte che potrà avere, insomma è come se venisse preso da altro. L’inclinazione permetterà di vederlo sporto in avanti, pronto a cogliere lo stimolo (con pendenza a destra della lettera) o quasi a volersene difendere (con rovesciamento a sinistra della lettera). Oppure potremo avere un atteggiamento di maggiore neutralità (con Dritta). Ovviamente queste sono delle considerazioni riferite al tratto, il tratto è uno dei tanti movimenti che osserviamo nella scrittura. Ma una volta che avrete imparato a cogliere bene e sensorialmente questo, attraverso la lettura sensoriale dei segni grafologici, ecco che valuterete l’andamento del tratto nel suo complesso, cioè andando avanti e seguendolo nel suo svolgersi nella scrittura: così, a quella descrizione dinamica del tratto, potrete aggiungere le successive variazioni, che saranno minime o massime ed acquisirete un’interpretazione sensoriale più ampia possibile del soggetto di cui esaminate la scrittura.
Prendiamo ad esempio queste tre "la" scritte in maniera molto curva, moderatamente curva e, infine, decisamente angolosa. Seguiamo il discorso a livello sensoriale. E’ molto importante che voi sappiate leggere le variazioni di Curva/Angolosa nei diversi gradi e le sappiate quindi "sentire" sul vostro sistema sensoriale. Ora, nell’esempio n. 1 il tratto completamente curvilineo vi dice che il soggetto ha quale canale sensoriale privilegiato il Cenestesico Viscerale, quindi prevalgono le emozioni su una forma di pensiero e razionalità più semplicistica, lo stato di vaghezza di coscienza è l’altro elemento caratteristico insieme all’ipotonicità muscolare e scarsa attenzione. Volete riprovare dentro di voi questo stato? Benissimo fatevi cullare da qualcuno, fatevi massaggiare, oppure pensate a quando vi immergete in un bel bagno caldo, cosa succede in questi momenti? Prevale il rilassamento, il vostro stato di coscienza diventa vago, non riuscite a tenere dietro ad un calcolo o ad un ragionamento e siete pervasi dalle sensazioni corporee. Giusto? Andiamo all’opposto, giusto per essere più chiari. Vedete l’esempio n. 3: qui prevale il tratto angoloso, nel senso che c’è tensione, tutti i tratti delle lettere sono rettilinei. In questo caso abbiamo ipertonicità muscolare, coscienza eccessivamente focalizzata su alcuni punti, incapacità a rilassarsi, controllo mentale sempre presente (ipercoscienza). In questo caso c’è una netta prevalenza del Canale Auditivo (sono tipi anche molto sensibili ai rumori), esiste uno stato di notevole tensione psicofisica. Soprattutto vediamo che il Canale Cenestesico Viscerale è fuori coscienza perché mancano completamente i tratti almeno un po’ curvilinei. Questo significa che le emozioni si addensano dentro di lui, che però non ne ha sufficiente coscienza, salvo poi ad esplodere. Il rapporto di questa persona con la propria sfera emozionale non va bene; prevarranno le costruzioni mentali secondo proprie congetture, propri calcoli, proprie credenze, ma non avrà diretto accesso a quello che sente dentro di sé, nel cuore, per esempio, anzi questo viene negato ed è proprio questo tratto rigido e che scherma a dircelo. Con questa difficoltà avrà problemi anche nel percepire empaticamente gli altri. Ora questa è la maniera di essere di un soggetto, quando potrà capitare a voi di trovarvi, temporaneamente, in questo stato? Antonio: "quando mi sto sforzando a tutti i costi di portare a termine un’operazione, senza badare a stanchezza, timore, ansia". Nicola: "bravissimo! E come ti senti sensorialmente, lo sai descrivere?" Antonio: "beh, mi sento molto teso fisicamente, ho un’attenzione molto focalizzata, diciamo che non vedo altro che quello che sto facendo, escludendo dalla mia attenzione qualunque altro argomento o input, sono determinato e credo di apparire molto sotto sforzo e ripiegato nei miei pensieri" Nicola: "Eccellente descrizione! Esaminiamo quello che hai detto: attenzione focalizzata e "non vedo altro che quello che sto facendo" significa che il tuo sistema visivo è focalizzato ed infatti nel tratto angoloso abbiamo detto che questa è la caratteristica; "sotto sforzo", è il livello di tensione psicofisica, ripiegato nei tuoi pensieri vuol dire che i canali sensoriali sono rivolti all’interno e poco all’esterno, da cui la grande selettività degli stimoli. Al contrario, l’esempio n. 1 è pronto a percepire gli inputs derivanti dall’esterno. Adesso andiamo sull’esempio n. 2. In questo caso il tratto è sufficientemente curvilineo e presenta anche un buon livello di tensione. Mentre nei primi due casi abbiamo visto prima un funzionamento tutto Viscerale e poi uno tutto Auditivo, qui ne vediamo uno a metà strada che ben sintetizza i due Canali. Qui, infatti, abbiamo una buona espressione, ed un buon rapporto, con il proprio sentire emotivo, dato dal tratto curvilineo, ma contemporaneamente l’angolo ci dice anche di una buona presenza della coscienza, che significa anche vigilanza e tensione corporea. I due canali comunicano tra loro, per cui la coscienza è in grado di "leggere" l’input derivante dalle emozioni e, a sua volta, la mente è in grado di dare inputs emotivi o di gestire le emozioni, insomma c’è un dialogo tra le parti, che è arricchimento reciproco. Soprattutto il soggetto potrà essere più sbilanciato nell’espressione emotiva, in certi momenti, quanto più controllato e selettivo in altri. Corrisponderà ad un momento in cui siete sciolti, manifestate emozioni, ma pure avete un sufficiente e sciolto controllo su quello che dite e che fate (e questo ce lo dicono le variazioni di tensione nel tratto). Bene, credo che con questi piccoli esempi abbiamo chiarito in breve la dinamica Curva/Angolosa, riferita al tratto, e colta attraverso la logica dei Canali Sensoriali. Nei ritagli di tempo spendete qualche secondo nell’osservarvi o nel ricordarvi delle varie situazioni in cui ha avuto prevalenza più il vostro Canale Cenestesico Viscerale o quello Auditivo o una delle tante forme intermedie tra i due estremi e valutate come cambia il vostro modellamento sensoriale, la percezione del mondo esterno e di voi stessi.
Passiamo adesso ad esaminare delle "a" tratte da alcune scritture e cerchiamo di applicare i concetti esaminati. Ora teniamo presente che più è larga la lettera e più è attivato il sistema viscerale e meno quello Auditivo, il soggetto ha meno tensione corporea muscolare. Inoltre vi ricordo che l’ampiezza interna della lettera indicherà anche l’attivazione del sistema sensoriale Visivo, con lettera larga il soggetto vede-e-prova sensazioni, con lettera stretta è come se guardasse dalla serratura, cioè avrà immagini più segmentali, più focalizzate, ma anche più statiche e questo secondo quanto avevamo già esposto l’altro giorno. Bene adesso voi guardate questa "a" e rilevate il livello di tensione corporea (che vi dice dell’attivazione del Canale Auditivo), di visceralità ed il Visivo. Si tratta di piccole esercitazioni riferite alla dinamica Curva-Angolosa della lettera che vengono tradotte nella logica sensoriale, cioè dei canali sensoriali, che stiamo seguendo. Per semplicità operativa parleremo soltanto di una lettera di una scrittura, così che dovrete gestire meno informazioni. Nel contempo è una dimostrazione di come l’analisi possa e debba spingersi all’analisi del tratto, alla luce della semeiotica grafologica… e di un’interpretazione sensoriale della stessa.
(Parliamo della "A" sopra riportata, estrapolata da una scrittura) Gli angoli sono smussati e quindi il grado di tensione è basso, la lettera è prevalentemente curva, direi molto curva e quindi ha anche un largo di lettere alto. Venendo ai Canali Sensoriali, fermandoci alla lettera per esemplificazione, ovviamente, possiamo dire che prevalendo il Curva avremo un Canale Cenestesico Viscerale a cui è connesso il Canale Visivo (ampiezza interna della lettera) iperattivato, mentre l’Auditivo (scarsa tensione) è poco attivato. Inoltre non possiamo non rilevare che in questa lettera c’è una protuberanza a sinistra verso l’alto (uno degli angoli dell’angolo B) e costituisce l’angolo di grado più alto, poi notiamo un accartocciamento sovrapposto (diffidenza, reticenza che si occulta, con la sovrapposizione) e, infine, la gambetta della "a" scende rigida e composta verso il basso. Beh, direi che per essere una sola lettera abbiamo già rilevato tante informazioni. Esiste uno stato di vaghezza generale che caratterizzerebbe il soggetto (effetto della sua visceralità), stando all’esame esemplificativo di questa sola lettera, composto di attesa, passività e coinvolgimento non proprio pronto (considerando anche la velocità del tratto). Dietro questo stato di vaghezza che è anche distacco, ci sono delle idee a cui il soggetto si attacca e si riferisce (angolo verso l’alto a sinistra e riccio verso il basso che diventa della mitomania di II specie) e che di solito non esprime, mascherandolo con atteggiamenti adattivi di copertura (accartocciamento sovrapposto e riccio finale che va verso il basso, diventando anche riccio del nascondimento). Bene, questa è la situazione dei Canali Sensoriali e dei significati interpretativi più strettamente grafologici, adesso dovete cercare uno stato sensoriale in cui voi avete vissuto un modellamento del genere. Rossella: "beh, a me viene da pensare a quando uno subisce certi rimproveri di cui non è convinto ed a cui non può sottrarsi: sta lì che ascolta, ma è anche passivo ed un po’ distaccato, nel frattempo si vede chiaramente che sta facendo riferimento a delle sue ragioni… che però non esprime… per evitare problemi… ma a cui si arrocca, diciamo, nelle sue… retrovie psichiche". Nicola: "benissimo, Rossella! E qual è la sua postura, me la sai descrivere?" Rossella: "Direi che è passivo, quindi un po’ ripiegato su di sé, sulla propria pancia, ma è anche posturalmente chiuso, magari tiene le braccia conserte davanti al petto, per esempio, per dimostrare una sua chiusura e difesa. Comunque deve dimostrare un’incongruenza tra l’apparente apertura remissiva e delle sue preclusioni mentali su quanto ascolta" Nicola: "Bene, che è poi quanto osserviamo tra l’apertura del Curva ed il tratto sovrapposto ed accartocciato, per non parlare del riccio finale che non dice assolutamente di espansività. Rossella ha descritto bene un tipo di esperienza in cui può esserci in una persona un modellamento del sistema sensoriale simile a quello della scrittura osservata e credo che questa descrizione renda molto più viva la vostra interpretazione dei tratti grafici che compongono questa "a", credo che la renda più reale e più unitaria nella logica dei significati. Teniamo presente che, nel nostro caso, non è la risposta ad una singola esperienza quella che osserviamo, ma una maniera abituale del soggetto di essere e di rispondere alle sollecitazioni. L’interpretazione sensoriale ci ha permesso di affinare nel dettaglio i significati e ci permette di dire che il soggetto ha una doppia mappa di rappresentazioni che gli genera incongruenze: nella prima prevale la linea dell’adattamento passivo, nella seconda prevale l’attaccamento a delle sue idee, che però non manifesta e non vuole mettere in discussione. L’attuale orientamento è quello di dimostrare passività, ma dietro questa passività c'è una resistenza tutt'altro che morbida e, soprattutto, di difficile raggiungimento dialogico, viste le coperture e le vaghezze di coscienza presenti. Da un punto di vista sensoriale avremo oltre lo stato di passività e vaghezza, anche un dialogo o, meglio, un netto riferimento a sue sensazioni viscerali di resistenza, situate… diciamo… più a lato nella sua attenzione. "
Passiamo ad esaminare, molto velocemente, quest’altra "a", estrapolata da una scrittura. La prevalenza del tratto teso, l’angolo appuntito ci dice di una chiara prevalenza del segno Angolosa, assenti completamente tratti tendenti al curvilineo (sono tutti segmenti quelli che compongono la lettera). Che cosa vi dice questo? Antonio: "una prevalenza del Canale Auditivo. Una Visceralità fuori coscienza, credo". Nicola: " Benissimo. L’Auditivo è il canale prevalente, la Visceralità è fuori coscienza perché sottoposta ad un grande controllo, il Tattile motorio è iperteso ed il Visivo è focalizzato. Ora mi sapete creare una situazione in cui, per un attimo, potete aver vissuto questa situazione?" Antonio: "un momento, dobbiamo pensarci, è un po’ difficile…" Nicola: "non tanto, sai. Hai visto all’inizio quando si studia grafologia, tutti quanti leggono i significati dei segni grafologici e dicono: "si questo sono io, io sono così. Perché avviene questo, te lo sei chiesto? Perché tu rintracci, in quel momento, tante situazioni in cui ti sei comportato così. Poi magari scopri che sono stati dei piccoli momenti e pertanto non significativi, non rappresentativi di tue caratteristiche più stabili. Perciò vedi, quante volte puoi aver vissuto tali situazioni? Devi solo farci caso ed abituarti ad associarle, ma è meno difficile di quello che sembra." Antonio: "si, è vero, pensandoci bene. Per quanto riguarda quella lettera a me viene da pensare alla tensione che si crea nel film dell’orrore, che dicevamo prima" Nicola: "beh, si, potrebbe quasi andare. Cioè va bene per l’aspetto della tensione, però vedi che questa lettera è molto aggressiva per via di quell’Angolo A, per cui è tesa, ma è pronta all’assalto e direi anche che assale. Ora, quando stai assistendo al film dell’orrore sei teso, ma di solito stai più sulla difensiva." Rossella: "penso all’altro giorno, quando è venuto a casa mio nipote di tre anni e con un paio di forbici stava tagliando una costosa tenda di casa mia…" (risata generale) Nicola: "bene, e che è successo, cioè come ti sei sentita?" Rossella: "è stato un attimo di forte tensione, in cui ho cercato di avvicinarmi prima che mettesse in atto l’azione, cercando di non farmi male e di non ferirlo, contenendomi, ma esplodendo dentro per la tensione e la rabbia, ma rimanendo molto attiva e determinata nel fare quello che ho fatto" Nicola: "benissimo. Ma la tenda l’ha tagliata poi?" Rossella: "no, l’ho salvata appena in tempo per una frazione di secondo" Nicola: "bene, così siamo tutti più contenti. Allora, vedi quello che è successo, guardiamo il modellamento: forte tensione corporea, grande determinazione e risposta pronta all’azione e la tensione mascherava la paura del danno e, per inciso, la paura – che stava nel fondo – è una reazione della visceralità che era controllata, così come in questa lettera è ipercontrollata. Se guardiamo i significati grafologici che emergono da quella lettera notiamo grande rigidità, ipertensione, assalto e difesa pronta, reattività esagerata e ipercontrollo. Per lui sono caratteristiche stabili, per Rossella tutto questo era dovuto alla situazione, più che giusta, direi. Ecco che immedesimandovi sensorialmente nella situazione descritta da Rossella inizierete ad avere un’idea più precisa del livello di tensione, di percezione del mondo, ecc. che quella lettera ci riporta con i suoi segni grafologici e rispettivi significati."
* * * (...) Francesca: "Stavamo discutendo sulla possibilità di rilevare su una scrittura contemporaneamente i Segni Titubante e Scattante, io dico che non è possibile, mentre Rossella dice di si. Tu che ne pensi? Se potessero coesistere, ci potresti eventualmente anche spiegare sensorialmente la combinazione di questi due segni grafologici, non proprio facile?" Ci sarebbe un fondamento di verità sulla incompatibilità di Scattante e
Ho trovato molte scritture che avevano questi due segni ed avevano un grande
Nicola: "Grazie". * * * per ulteriori approfondimenti puoi leggere i seguenti articoli e contributi dell'autore:cliccando sulle righe di testo Per tutte le informazioni potete telefonare al cell. 329-8123540 oppure scrivere: Lamacchia.nicola@libero.it |