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Riflessioni da uno sportello grafologico nella scuola

di: Bruna Stefanini

Premessa

L’Istituto statale d’arte di Urbino "Scuola del libro" ha attivato da due anni all’interno del Centro Informazione e Consulenza (CIC) definito "spazio alunni", una consulenza grafologica per i ragazzi che ne facciano richiesta. Lo spazio offre, oltre alla consulenza grafologica, contatti con psicologi e professori per affrontare problematiche diverse.

Come è stato organizzato lo sportello grafologico

Lo sportello è stato aperto un giorno alla settimana, si sono ricevuti gli alunni individualmente per un piccolo colloquio preliminare e per informarli su cosa dovevano portare per l’analisi. Gli veniva inoltre consegnata una scheda indicativa su alcune problematiche che si potevano trattare. Quest’ultima modalità è scaturita dall’esperienza dell’anno precedente in cui i ragazzi si presentavano richiedendo analisi generiche, ciò comportava da parte loro un non effettivo impegno nella richiesta perché di fatto non sapevano esattamente cosa richiedere. Il loro contatto perciò era dettato da una curiosità un po’ superficiale equiparabile all’ascolto di un oroscopo o qualcosa di simile. Per evitare questo, l’anno successivo gli si è data una scheda con possibili problematiche di tipo comportamentale ed intellettivo, lasciando una casella vuota per richieste particolari. Ciò ha comportato da parte degli alunni una maggior consapevolezza su cosa volevano sapere e nello stesso tempo gli si dava l’opportunità di mettere a fuoco i loro problemi. Vista l’affluenza delle richieste gli si specificava che dovevano partire da domande specifiche e non generiche. Dopo il primo colloquio ne veniva fissato un successivo dove gli si consegnava un’analisi sintetica, scritta che veniva letta insieme e commentata sentendo anche le riflessioni su quanto detto, da parte dei ragazzi.

Gli alunni minorenni dovevano portare inoltre l’autorizzazione dei genitori.

Cosa è emerso

Vorrei fare alcune considerazioni non tanto di tipo grafologico quanto relazionale.

La maggioranza dei ragazzi aveva un’età compresa tra i 16 e i 18 anni e per lo più erano ragazze.
Le problematiche più frequenti sono state relative all’insicurezza sul piano relazionale e intellettivo.
I ragazzi si sono rivelati insicuri e poco fiduciosi sulle proprie capacità, anche lì dove la grafia dimostrava buone doti intellettive.

La difficoltà maggiore che si è incontrata è stata spiegare ai ragazzi l’analisi, soprattutto in presenza di grafie chiaramente sciatte o fragili o nervose.
Si è partiti dall’individuare gli aspetti positivi e, facendo perno su quelli, gli si è parlato con molto tatto delle difficoltà che potevano avere, cercando di dargli sempre degli strumenti di uscita.
Tutti avevano bisogno di essere rassicurati sulle proprie doti e cercavano una causa alle difficoltà nel profitto e nelle relazioni. Dire genericamente "non ti impegni" per giustificare l’insuccesso scolastico, come per lo più accade e come facciamo normalmente noi insegnanti, non aiuta il ragazzo ad uscire dalle difficoltà. Ribadirgli invece che stanno attraversando un periodo particolarmente problematico della loro vita come l’adolescenza, non è parsa una banalità, ma gli ha dato la giusta distanza dai disagi fornendogli un punto di vista un po’ più distaccato rispetto al modo così totalizzante che hanno di concepire la loro vita.
Quello che gli succede in quel momento della vita, per loro è la vita con tutto l’aspetto angosciante che può avere l’assolutizzazione degli eventi.
Si è cercato di dargli la consapevolezza di un percorso, di un periodo che passerà e che per loro può essere una palestra di allenamento per affrontare la vita adulta. Incoraggiandoli a rafforzare ‘i muscoli’ proprio lì dove sono più fragili.
Un’altra metafora usata è stata quella dell’adolescenza come ponte, un attraversamento per andare su un’altra sponda.

L’aspetto particolarmente interessante del mio ruolo di insegnante e grafologa è stato quello di vedere i ragazzi nell’insieme della classe e osservarli individualmente in un rapporto più intimo e di maggior ascolto reciproco.
Quello che ne è emerso ha evidenziato la differenza tra un atteggiamento sicuro a volte strafottente e polemico, disimpegnato o rigido nella classe, e insicuro estremamente recettivo all’ascolto, fragile nel rapporto individuale.
Da quest’ultimo punto di osservazione è emersa la necessità degli adolescenti ad essere rassicurati, ma attenzione, non giustificati, rassicurati sulle loro potenzialità ponendogli però degli obiettivi da raggiungere.
Può sembrare banale ma è emersa forte la necessità di una guida, di un confronto con l’adulto, che abbia fiducia in loro e che proprio per questo abbia delle richieste da fargli.

Estremamente deleterio è apparso invece l’atteggiamento di alcuni insegnanti o genitori che, forse per stimolarli, tendono a denigrarli sottolineando le loro manchevolezze.

Un altro aspetto interessante che è emerso è la constatazione che le grafie più accurate, rigide, per lo più rovesciate, indice di un controllo ‘frenante’ sulle proprie pulsioni, ma anche sulle proprie creatività elaborative, corrispondevano ad alunni con buon profitto soprattutto nelle materie culturali (gli istituti d’arte hanno anche le materie dell’area artistica). Questo è, a mio parere, un buono spunto di discussione da parte degli insegnanti. Ci dobbiamo chiede chi o quali tendenze o comportamenti stiamo premiando e incoraggiando. O, ancora, come poter intervenire in quei ragazzi dalle grafie con chiari indici di creatività ma alle volte poco ‘controllati’ per canalizzare quelle energie in senso positivo o fruttuoso.
Il rischio insomma è di formare e di premiare dei buoni ‘ripetitori’.

Il ‘disagio giovanile’, penso, è un disagio funzionale alla crescita, sbagliato sarebbe cercare a tutti i costi di ‘normalizzare il ragazzo’. Più utile invece renderlo consapevole di quel disagio come periodo da affrontare con forza come hanno fatto tutte le generazioni precedenti.
Forte inoltre emerge il bisogno del confronto con l’adulto autorevole che ha delle richieste da fargli proprio perché ha fiducia in lui.

Bruna Stefanini&bnsp;&bnsp; fib@libero.it