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di Clara Maffei
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Significato dell’attività grafica infantile
La produzione di segni è di per sé una attività affascinante e gratificante per il bambino che oltre al piacere cinetico del produrre tracce prova anche un piacere visivo.
Solo con il progredire dell’età il gusto per il disegno perde d'importanza e
la maggior parte dei ragazzi diventano riluttanti a disegnare: i loro sforzi si fanno sempre più elaborati e fanno spesso ricorso alla squadra e al righello in un tentativo di rincorsa del realismo e al "benfatto".Questo declino nella spontaneità dell'attività grafica sembra iniziare intorno agli 8-9 anni; il ragazzo, sotto l’influsso di una concezione fotografica del disegno, diventa più critico nei confronti delle proprie produzioni, ne vive l’inadeguatezza, avverte cioè una vera e propria incapacità di disegnare. E in ragione di questa difficoltà nella riproduzione realistica dell'oggetto aumentano le resistenze a disegnare, fino ad arrivare all'età adulta quando la richiesta di fare un disegno diventa un compito imbarazzante e difficile che l'adulto raramente accetta con piacere e senza dire di non essere capace.
Lo sviluppo progressivo del disegno dal primo anno di vita fino ai 12 anni permette di utilizzare l'attività grafica come prezioso mezzo diagnostico, valido aiuto per tutti coloro che, a vario titolo, si trovano a lavorare con i minori.
In realtà tutta l’espressione artistica assume il valore di un test proiettivo: il bambino che disegna e modella, disegna e modella se stesso.
Lo studio del disegno infantile interessa psichiatri, sociologi, psicologi ed insegnanti; infatti, anche nel campo dell'apprendimento l’"interpretazione" dei disegni può rivelarsi, per il docente, uno strumento in più nella valutazione del livello cognitivo della classe: è noto che le capacità di tipo espressivo dovrebbero corrispondere ai vari stadi dell'evoluzione delle facoltà intellettuali, percettive e motorie, quindi, dall'osservazione della produzione grafico-pittorica degli alunni, si possono cogliere aspetti dell'intelligenza e del carattere.
Lo studio dell’attività grafica dei bambini è iniziato circa cento anni fa con il lavoro L'arte dei bambini (1887) di Corrado Ricci, che ha rappresentato uno dei primi tentativi sistematici di studiare il modo in cui i bambini disegnano e di evidenziare le differenze rispetto agli adulti e ha prodotto un’esplosione di ricerche in materia.
Le intuizioni iniziali sull’importanza e rilevanza psicologica dell’attività grafica si sono sviluppate nel corso degli anni: dai primi lavori di Kerschensteiner a quelli di Luquet (I927), di Piaget e Inhelder (I947) ad altri che hanno proposto ipotesi interpretative sullo sviluppo dell’attività grafica. Accanto a loro si è con il tempo delineata una serie di strumenti testistici basati sul disegno .
Bibliografia
G.Axia e S.Bonichini (A cura di) La valutazione del bambino – Manuale di metodi e strumenti, Carocci editore, Roma 2000
G.Petter – Dall’infanzia alla preadolescenza – Giunti G. E. ,1999