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Analisi
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Dal disegno alla scrittura

 

La scrittura non è un'attività così spontanea come il disegno e, generalmente, viene appresa solo attraverso l'intervento sistematico dell'adulto a partire dall'ingresso nella prima classe della scuola elementare.

Sino a sei anni di età i bambini ricorrono allo scarabocchio e al disegno Tuttavia, i bambini, ancor prima di imparare a scrivere, sviluppano spontaneamente delle loro convinzioni su che cosa voglia dire "scrivere", sulla differenza che passa fra "scrittura" e "disegno".

Durante questa fase non sono infrequenti i casi di bambini, nei loro tentativi di imitare l'adulto, o di completare certi loro disegni dal vero giungono a "disegnare" anche delle lettere dell'alfabeto e delle vere e proprie parole.

Questi apprendimento spontanei possono spingersi sino alla scoperta della corrispondenza fra certi suoni e certi segni alfabetici (in particolare, quelli del proprio nome); ma poiché manca ancora un aiuto sistematico all’apprendimento della scrittura, accade che i bambini rovescino certe lettere (per esempio la E), o che il senso sinistra-destra della scrittura possa diventare destra-sinistra

Per apprendere a scrivere è necessario che il bambino acquisisca uno stadio maturativo che gli consenta alcune operazioni proprie della motricità fine (che impegna solo dei segmenti del corpo)

In prima elementare Il bambino inizia a recepire gli insegnamenti del maestro e a focalizzare il metodo. Preoccupato di imitare ciò che l'adulto ha scritto e spinto dalla necessità di dimostrare a sé e agli altri che sta crescendo, si sforza di riprodurre il più fedelmente possibile le lettere dell’alfabeto,

Il prodotto grafico risente ancora dell'incompletezza dei processi maturativi (ciò si riflette soprattutto nelle altezze dei caratteri della zona media, che sono vistose, in alcune lettere ammaccate, in ritocchi e inceppamenti), che non consente di modulare dei movimenti agili. Anche in questa fase, in cui le grafie, possono sembrare tutte uguali, l'osservazione grafologica è in grado di evidenziare numerose differenze tra le diverse scritture e i bambini che vivono momenti di difficoltà

Della seconda elementare alla quarta

il bambino sviluppa sempre più la sua capacità di scrittura: il gesto grafico comincia ad apparire più automatizzato e spontaneo ed iniziano ad emergere con evidenza le differenze individuali.

Dalla 5 elementare in poi aumenta notevolmente la genuinità grafica per la padronanza del gesto che si libera sempre più dal modello.

Successivamente scompaiono i segni convenzionali, che perdono la loro componente imitativa, e la grafia assume uno stile del tutto personale e irripetibile

Biografia:

G.Petter – Dall’infanzia alla preadolescenza – Giunti G. E., 1999

S. Lena - Grafologia dell’età evolutiva - dispensa per la scuola di grafologia di Urbino – Libreria Girolamo Moretti

M.C. Zampieri - Grafologia dell’età evolutiva - dispensa per il corso in scienze grafologiche – LUMSA

Studi principali della grafia in età evolutiva.

L’attenzione per la scrittura di soggetti in età evolutiva è presente già nelle opere dei primi grafologi. Particolare interesse all’argomento hanno mostrato Minna Becker, autrice nel 1926 di Graphologie der Kinderschrift, e S. Delachaud che ha presentato nel 1955 il saggio Écritures d’enfant. Temperaments-problèmes affectifs.

C.Honroth e R.Ribera hanno scritto in collaborazione La escritura infantil, edito nel 1952. C. Honroth poi è l’autore di Grafologia emocional, edito nel 1961. La "grafologia emozionale obiettiva", applicata alla scrittura dei bambini ha lo scopo di individuare non solo il carattere ma anche particolari esperienze del soggetto. Queste, infatti, possono emergere qua e là nella grafia, in varianti della spontaneità grafica.

Più impegnata, soprattutto sul piano teorico, è l’opera di J.Dubouchet, 1967, L’écriture des adolescentes, che oltre a capitoli di interesse storico-metodologico, passa in rassegna le categorie grafologiche analizzandole sia in se stesse sia nella loro presenza nelle grafie degli adolescenti.

Un altro lavoro di carattere pratico, ma che riflette esperienza grafologica, è Le caractère et l’écriture de l’enfant di E. Caille, 1972, in cui l’autore indica alcuni criteri per agevolare la comprensione della grafia e insiste sui limiti espressivi della grafia dei ragazzi.

J.Peugeot, 1979, è intervenuta sovente in questi ultimi 15 anni sul tema della grafia in età evolutiva per precisare le possibilità e i limiti grafologici della grafia del bambino.

Nell’ambito della grafologia tedesca si distingue, per l’impegno della ricerca, il lavoro di U. Avé-Lallemant, 1970, Graphologie des Jugendlichen

Tratto da: S. Ruza, Situazione internazionale della grafologia dell’età evolutiva in Quaderni di scrittura, Libreria "G. Moretti" Editrice, Urbino, 1992 vol 3