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Psicoterapia e Grafologia

L'analisi grafologica nel contesto psicoterapeutico:
ausilio, validità e vantaggi.

a cura di: Nicola Lamacchia

Prima Parte

Psicoterapeuta e grafologo possono avviare una collaborazione professionale proficua e vantaggiosa per entrambi.
E' appena il caso di ricordare che il grafologo, che effettua diagnosi della personalità dalla scrittura, non ha bisogno di intervistare o di "vedere" il soggetto che si sottopone all'analisi per svolgere il suo lavoro: il suo riferimento è la scrittura del soggetto e poche altre informazioni (età, sesso). Questo permette al grafologo di avviare collaborazioni anche a distanza dal luogo in cui il terapeuta esercita la professione e senza necessità di conoscere i clienti di questi.
Esaminiamo i vantaggi dell'ausilio grafologico in un contesto psicoterapeutico, sulla base di una mia prolungata esperienza collaborativa in questo settore.

La "lettura" del caso

La valutazione del cliente, effettuata dal terapeuta, di solito incontra alcuni tipi di difficoltà: il tempo, la "trasparenza" del cliente, gli errori umani di valutazione o, almeno, di "calibrazione". Impiegare diverse sedute per lasciar parlare il cliente (con i suoi ritmi, le sue vaghezze, le sue deformazioni della realtà, ecc.) per studiare a fondo la sua personalità, può risultare abbastanza lungo ed oneroso e questo è un fattore di cui tenere conto.
Ci sono poi persone sufficientemente limpide, dirette, semplici nella loro costruzione o anche abbastanza simili al terapeuta: in questi casi sarà più facile fare delle valutazioni. Ma ci sono anche soggetti dalla personalità molto complessa, altri che portano in terapia il male minore e sta al terapeuta, poi, dover risalire e condurre il cliente stesso alla vera zona conflittuale. Altri ancora risultano vaghi e confusi. In questo lavoro il terapeuta mediante l'analisi grafologica del suo cliente dispone di una vantaggiosa "griglia" di riferimento a cui potrà "agganciare" le varie informazioni e verificare il tutto contestualmente.
Per non parlare poi del "cliente muto": viene in terapia, ma con pochi argomenti, pochi problemi; talvolta inizia a parlare di un disagio e subito dopo lo "normalizza", squadrandolo razionalmente così da "farlo passare": in simili casi l'analisi grafologica indica al terapeuta le "zone psichiche" in cui potersi inoltrare e molti punti della personalità che possono facilmente essere "stressati" durante la terapia per saggiarne la consistenza e la congruenza. Ciò consentirà anche di evitare che la terapia abbia termine per... "mancanza di argomenti", cioè per mancanza di accusate problematiche. Lo stesso rischio sussiste nel cliente vago che ha mille difficoltà nel percepire se stesso, le proprie emozioni, la consistenza vera dei fatti che gli accadono (i suoi resoconti sono sempre generici, gonfiati in certi punti e con gravi omissioni su aspetti importanti dell'accaduto): in questi casi grava sulle spalle del terapeuta un duro lavoro di stimolazione perché il cliente "produca" materiale e "focalizzi" alcuni aspetti.

La "mappa" del caso

Avere un resoconto dettagliato del caso dalla prima seduta significa poter "pianificare", almeno nelle linee iniziali ed essenziali, l'intervento terapeutico. Inoltre talvolta per il terapeuta, grazie all'analisi grafologica, può essere fondamentale conoscere la gravità di un caso, nelle sue specificità più profonde, rispetto alle impressioni primarie ricevute da colloqui iniziali con il paziente. La conoscenza immediata e dettagliata della personalità del cliente può consentire di individuare il punto da cui avviare il processo dei cambiamenti: W. Reich e A. Lowen nei loro lavori indicano l'opportunità di individuare le chiavi di volta del sistema, cioè alcuni punti della struttura caratteriale del soggetto, da selezionare di volta in volta ed evitare la vanificazione del lavoro terapeutico. In questi casi un'analisi grafologica che tenga conto della interdisciplinarietà con le psicologie del profondo potrà dare molto in contesti psicoterapeutici.

La fiducia del cliente verso lo psicoterapeuta

Per un paziente è essenziale avere fiducia nel proprio terapeuta. La fiducia può essere facilitata dall'essere compreso. L'analisi grafologica permette una descrizione globale, dettagliata e molto dinamica della personalità: di solito i soggetti rimangono stupiti anche per la precisione dei dettagli descritti della loro personalità: ciò non può non avviare un clima di fiducia. Spesso, infatti, molti soggetti trascorrono una vita nel tentativo di farsi capire e si trovano davanti muri di ostilità ed incomprensione; pertanto, sentirsi descritti - prima ancora che essi incomincino a cercare di spiegare e spiegarsi - costituisce un'esperienza emozionale di un certa entità, valida per l'instaurazione di un favorevole rapporto psicoterapeutico.

La "coscienza" dello stato attuale, del punto di partenza e degli obiettivi

Da parte del cliente, la descrizione dettagliata della sua personalità, significherà:

  • disporre di una mappa iniziale e completa della sua personalità che costituisce un riferimento per il presente ed il futuro;
  • capire molto di sé, anche grazie ad una visione unitaria, rispetto alle tante frammentazioni comportamentali che lo stesso osserva ordinariamente in momenti disparati;
  • avere conseguente consapevolezza delle proprie risorse e della propria individualità;
  • individuare le ragioni del ripetersi di determinate esperienze nel proprio destino;
  • individuare le logiche unitarie che regolano la sua maniera psicologica di essere;
  • avere un'idea precisa dei deficit, non sempre ben chiari;
  • strutturare degli obiettivi, in vista del superamento di questi deficit.
Tutto ciò si traduce in un vero e proprio "piano di lavoro" per il terapeuta che aiuterà il suo cliente a vedere e rivedere questa mappa nei singoli atteggiamenti, nei pensieri, nelle interazioni con altri, ecc., facendo ogni volta da guida in un percorso - quello psichico - che per il cliente è tortuoso, sconosciuto e con paure disseminate all'inizio di strade che portano... "alla salvezza".

Motivazione al cambiamento psicoterapeutico e libero arbitrio

Dietro determinate dinamiche psicologiche che portano il procrastinarsi di un problema c'è anche una zona connessa al libero arbitrio. Nonostante l'aiuto terapeutico, è necessario che il paziente "voglia guarire". Nella conflittualità della mappa, nei labirinti mentali del soggetto, spesso questo punto è contrastato, "fermo nella sua ambivalenza". Voglio dire che, al di là di una dichiarata e (parzialmente) sincera intenzione di voler guarire, c'è un punto oscuro, ben camuffato ed ostinato di riserva mentale. Abbiamo visto brillantissime risoluzioni di casi più o meno gravi e, contemporaneamente, situazioni di stallo in casi in cui il paziente aveva notevoli risorse ed il cui problema non era grave: la differenza era costituita dalla diversa motivazione alla guarigione che i soggetti in questione avevano.
Pertanto, quando a fronte di intenso lavoro il terapeuta ottiene risultati contenuti, pur considerando la molteplicità di possibili motivazioni, può chiedersi quanto il cliente desideri realmente guarire, ovvero quanto "gradisca" rimanere ancora in tale situazione. In altri termini quanto il problema è reale e quanto è gonfiato per una insana "voglia di malessere", ovvero per un vantaggio secondario non ancora ben chiarito perché più di natura esistenziale, piuttosto che relazionale.
L'analisi grafologica può aiutare molto quando si cerca di rispondere a questa domanda: già nel primo quadro reso è possibile rintracciare le "motivazioni al cambiamento" che un soggetto può possedere.

L'interazione del cliente con altri

Talvolta, come si accennava più sopra, l'intero disagio di un soggetto sembra causato dal comportamento messo in atto da un'altra persona (es. il partner). Anche il cambiamento sembra zavorrato da questa situazione.
In questi casi l'analisi grafologica può analizzare anche questo tipo di interazione (occorrerà ovviamente la scrittura dell'altro soggetto), producendo utili informazioni sul rapporto, l'intensità dello stesso, i giochi, i guadagni secondari, ecc.. Così si potranno anche "rivedere" le dichiarazioni iniziali del soggetto dando allo stesso indicazioni specifiche su come ristrutturare il rapporto alla luce di informazioni emerse dall'analisi grafologica che, lo ricordiamo, spesso sfuggono allo stesso soggetto protagonista e, pertanto, anche per questo non sono alla facile portata del suo terapeuta.

Problematiche di bambini ed adolescenti

La scrittura del bambino o dell'adolescente viene inquadrata nelle dinamiche relazionali della coppia genitoriale o della famiglia (sempre attraverso il confronto delle scritture). Ai genitori si potranno dare indicazioni specifiche su dettagliati aspetti comunicativi e comportamentali che causano il problema.

La coppia

Attraverso il confronto di due scritture è possibile individuare:

  • grado ed intensità della reciproca attrazione iniziale (fase dell'innamoramento) e successiva;
  • compatibilità;
  • problematiche specifiche;
  • motivazioni inconsce, giochi, possibili sviluppi.
Sulla base di questo quadro a ciascun partner possono essere dati orientamenti specifici per migliorare il livello di armonia nella coppia.

Il "controllo" del caso

Appare evidente come la consulenza grafologica, nella sua diagnosi oggettiva, permetta al terapeuta di verificare le sue intuizioni e di operare un eventuale confronto con il grafologo circa alcuni aspetti della personalità del suo cliente con evidente vantaggio ed arricchimento per entrambi i professionisti.
Anche in momenti successivi della terapia l'analisi grafologica può essere riproposta per ricevere utili informazioni sui cambiamenti intervenuti nel soggetto dopo l'avvio della terapia (la scrittura manifesta i cambiamenti della personalità nel tempo).

Queste sono soltanto alcune delle considerazioni che scaturiscono dall'esperienza di diversi anni di collaborazione con psicoterapeuti che apprezzano il contributo grafologico e che continuano a verificarlo nella capacità di ausilio, precisione ed efficacia.

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