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Grafservice continuando nella politica di fornire
contributi di varia natura che possono interessare i grafologi,
ha deciso di pubblicare il seguente articolo di una psicologa di Padova.
Questa professionista ha fatto una ricognizione di tutte le
ricerche, prevalentemente nordamericane, realizzate per convalidare
la grafologia.
Da questo lavoro risulta che tutte queste ricerche sono state condotte
e portate a termine da psicologi con contributi a vario titolo di
grafologi. (nelle ricerche non è specificato il grado di professionalità,
le conoscenze e le scuole di appartenenza di detti grafologi)
I risultati nel complesso non sono lusinghieri.
Come si vede da questo lavoro sono gli psicologi che hanno ideato,
condotto e finalizzato le ricerche, mentre i grafologi ne sono
stati praticamente "attori passivi".
Pubblichiamo questo articolo sperando che possa stimolare nei
grafologi altrettante ricerche che possano contribuire al raggiungimento
della validazione della grafologia.
La grafologia costituisce uno strumento di misura molto complesso
e sofisticato, elaborato e finalizzato ad ottenere una molteplicità
di informazioni relative alla personalità umana.
Essa studia un particolare tipo di comportamento espressivo, la scrittura,
e su di esso fonda le inferenze relative ai tratti di personalità e
la previsione dei comportamenti futuri. I saggi grafici possono dunque
essere considerati analoghi alle risposte individuali a test di
personalità standardizzati.
Come per qualsiasi strumento di misura, è fondamentale che i dati
raccolti siano attendibili e validi
Il concetto di attendibilità fa riferimento al grado di accuratezza e
di precisione di una procedura di misurazione; uno strumento è
attendibile quando i punteggi ottenuti da un gruppo di soggetti sono
coerenti, stabili nel tempo e costanti dopo molte somministrazioni, in
assenza di cambiamenti evidenti, quali variazioni psicologiche e fisiche
degli individui sottoposti a misurazione, o dell'ambiente in cui essa ha
luogo.
Il concetto di validità invece fa riferimento al grado in cui uno
strumento misura effettivamente quello che dovrebbe misurare.
Più specificamente, si tratta di un giudizio basato sull'appropriatezza
delle inferenze e delle conclusioni che si possono effettuare a partire
dai punteggi ottenuti attraverso lo strumento di misura utilizzato. Il
concetto di validità è di importanza fondamentale nella misurazione:
nella ricerca psicologica il primo quesito da porsi, quando si misura
qualcosa, riguarda l'attendibilità di ciò che si misura; il quesito
successivo, ancora più importante, consiste nel chiedersi se si sta
misurando effettivamente quello che si voleva misurare. Si potrebbe
infatti avere una misura perfettamente attendibile ma completamente
priva di validità.
Si distinguono due diversi aspetti relativi al concetto di
attendibilità grafologica: l'attendibilità dei segni grafici e
l'attendibilità delle inferenze grafologiche.
E' necessario innanzitutto stabilire se la scrittura di un individuo è
costante nel tempo e coerente nelle diverse situazioni. Sulla stabilità
e la coerenza dei segni grafici poggia la validità delle perizie e
delle analisi forensi della scrittura realizzate per indagare l'autenticità
di documenti ed eventuali falsificazioni. In ambito peritale la
materia grafologica riguarda unicamente la metodologia di ricerca
degli elementi grafici necessaria per effettuare il confronto e la
verifica, per poi fornire un referto, e non lo studio della personalità
del soggetto sottoposto ad indagine attraverso la sua scrittura. La
verifica peritale in campo grafologico è dunque un'attività tecnica
e scientifica realizzata da un esperto che, a seconda dei casi,
accerta l'identità o la non identità di un soggetto sulla base della
propria scrittura, oppure l'identità o la non identità di un
soggetto nell'autore sconosciuto di una scrittura anonima.
Alcuni studi presenti in letteratura (Rafaeli e Drory, 1983; Sovick,
Arntzen e Thygesen, 1986) hanno dimostrato che la scrittura può
essere facilmente alterata attraverso l'esercizio e la pratica, e che
variabili individuali, sociali o caratteristiche demografiche
possono influenzare la coerenza e la stabilità della grafia di un
individuo.
L'insieme delle ricerche realizzate comunque consente di affermare
che complessivamente la scrittura di un individuo è ragionevolmente
stabile nel tempo: i coefficienti di attendibilità rilevati variano
tra i valori di .77 e .90, e indicano chiaramente che la scrittura
di una persona può essere identificata in modo abbastanza preciso
sulla base dei segni grafici.
L'attendibilità delle inferenze grafologiche fa riferimento alla coerenza
e alla stabilità nel tempo delle interpretazioni e dei giudizi formulati
dai grafologi a partire dall'analisi della scrittura degli individui.
Le analisi grafologiche infatti non si basano soltanto sull'attribuzione
di punteggi oggettivi ai diversi segni grafici, ma anche su giudizi
soggettivi relativi alla scrittura. Questi giudizi possono essere del
tipo Si/No, indicare cioè se un particolare segno grafico è presente o
assente, o possono consistere in valutazioni quantitative graduali
della grandezza, dell'intensità,… di specifici segni. Una fonte di errore
nella valutazione grafologica può essere dunque costituita da chi
attribuisce i punteggi: ad esempio la persona che giudica può essere
incoerente nell'assegnare i punteggi, o giudici diversi possono
assegnare punteggi diversi al medesimo segno grafico. Tali problemi
i attendibilità intra-giudice ed inter-giudice riguardano non solo
l'analisi della scrittura, ma tutte le procedure di valutazione in
cui non è possibile una misura oggettiva (tecniche proiettive).
L'attendibilità intra-giudice nell'analisi della scrittura fa riferimento
alla coerenza con cui un grafologo fornisce le stesse interpretazioni
dello stesso campione di scrittura in momenti diversi. Un metodo utilizzato
per verificare l'attendibilità intra-giudice delle inferenze
grafologiche consiste nel raccogliere dei campioni di scrittura dagli
stessi soggetti in momenti diversi; ogni campione di scrittura deve poi
essere valutato in cieco (senza cioè conoscere il nome dello scrivente) da
uno stesso grafologo, sulla base di alcuni criteri formali e infine si
devono calcolare le correlazioni tra le diverse distribuzioni dei
punteggi attribuiti ai campioni di scrittura di ciascun soggetto
(procedura test-retest). Poiché l'analisi della scrittura può implicare
giudizi soggettivi dettagliati sui segni grafologici, può accadere che vi
siano delle differenze individuali nel giudizio, che
inevitabilmente contribuiscono ad aumentare l'errore di misurazione:
ciò si traduce in un'attendibilità test-retest più bassa rispetto a
quella ottenuta attraverso un test oggettivo, risultato comune a tutte
le situazioni di valutazione in cui i punteggi si fondano su
giudizi soggettivi.
Un altro metodo utilizzato per misurare l'attendibilità dei segni
grafici consiste nel raccogliere molteplici campioni di scrittura da
un singolo soggetto in una determinata occasione, nel valutare in cieco
tali campioni, quindi nel calcolare la correlazione tra le distribuzioni
dei punteggi attribuiti da uno stesso grafologo ai diversi campioni
di scrittura prodotti dal singolo soggetto. Si ottiene in questo modo
un indice della coerenza interna della scrittura di un soggetto.
In letteratura sono poche le ricerche che hanno considerato e
verificato l'attendibilità intra-giudice delle inferenze grafologiche;
i risultati ottenuti comunque sostengono l'attendibilità dei giudizi
formulati sulla base dell'analisi della scrittura. Neter e Ben Shaker
(1989), nella loro rassegna delle ricerche svolte, riportano coefficienti
di attendibilità compresi tra .78 e .88 (max r=1).
L'attendibilità inter-giudice consiste nel grado in cui giudici diversi
danno le stesse valutazioni degli stessi campioni di scrittura.
L'attendibilità inter-giudice è stata studiata in modo più esteso
e approfondito dell'attendibilità intra-giudice e i risultati ottenuti
sono in questo caso decisamente discordanti. Furnham e Gunter (1987)
hanno rilevato un coefficiente di attendibilità inter-giudice pari a .89;
tale coefficiente è stato ottenuto calcolando la correlazione tra
le valutazione espresse da due grafologi sulle 13 variabili
considerate (inclinazione, ampiezza, pressione,…). Oosthuizen (1990)
ha rilevato un coefficiente di attendibilità inter-giudice altrettanto
elevato (.89) correlando le valutazioni di due grafologi. Rafaeli e
Klimoski (1983) invece, in uno studio sulla capacità di prevedere il
successo professionale di venditori attraverso l'analisi della scrittura,
hanno ottenuto un coefficiente medio di .45. Keinan, Barak e Ramati
(1984) hanno rilevato un coefficiente di attendibilità molto basso,
compreso tra .20 e .37.
I risultati di questi studi dunque suggeriscono che spesso i
grafologi forniscono valutazioni ed interpretazioni diverse di
un medesimo campione di scrittura. Come si può spiegare una tale
variabilità nell'intensità dei coefficienti di attendibilità ottenuti?
Sono stati individuati vari fattori che sembrano influenzare
l'attendibilità dei giudizi grafologici e che devono pertanto essere
tenuti sotto controllo.
Uno di questi è il sesso del grafologo e dello scrivente. Un'ampia
letteratura ha analizzato le differenze sessuali in relazione alle
abilità analitiche e ai giudizi di attribuzione. Molte ricerche relative
al processo di intervista hanno documentato l'esistenza di un'interazione
tra processi cognitivi e la variabile sesso. Arvey e Campion (1982) ad
esempio, nella loro rassegna degli studi condotti sull'intervista di
selezione, rilevano come gli intervistatori uomini tendano tipicamente
a dare agli intervistati uomini valutazioni più elevate di quelle date
alle donne, mentre le donne non sembrano discriminare in questo modo.
Inoltre, nel processo di selezione, la variabile sesso sembra incidere
in modo rilevante per alcune mansioni piuttosto che altre, in funzione
dei requisiti specifici richiesti, o anche degli stereotipi sessuali
che possono eventualmente contraddistinguerla. Si è visto ad esempio
che per le professioni tecnico/scientifiche gli uomini possono
ottenere valutazioni migliori delle donne perché sono considerate
tipicamente delle professioni "maschili". Dinamiche simili a quelle
citate potrebbero essere all'opera nel processo di valutazione grafologica;
si pensi ad esempio che il grafologo è sempre a conoscenza del sesso
dello scrivente (per sua esplicita richiesta). Si può quindi supporre che
il sesso dello scrivente, del grafologo e la loro interazione
possano influenzare le valutazione grafologiche.
Un'altra variabile di disturbo che è importante considerare è l'esperienza
del grafologo. La familiarità con l'utilizzo specifico della grafologia
come strumento di valutazione, e non solo con i principi teorici generali
della disciplina, potrebbe influenzare le inferenze prodotte dai
diversi giudici. Rafaeli e Drory (1988) citano uno studio condotto da
Rafaeli e Klimoski (1983) in cui non si era rilevata alcuna differenza
tra le previsioni formulate da grafologi professionisti e studenti senza
alcuna conoscenza di tipo grafologico; tale risultato potrebbe
essere ricondotto, secondo gli autori, alla scarsa esperienza che i
grafologi coinvolti nello studio avevano nel processo di selezione e
decisione di impiego.
Tuttavia le ricerche che hanno analizzato l'effetto
dell'esperienza dell'intervistatore sulla validità dei giudizi formulati
in seguito al processo di intervista sembrano suggerire, nel loro insieme,
che tale variabile non influenza in modo rilevante l'accuratezza
delle valutazioni, al punto che la conduzione anche quotidiana di
interviste di selezione non pare comportare un incremento considerevole
nella validità e nella precisione dei giudizi. Ciò che sembra rilevante
invece è l'addestramento all'intervista: è stato dimostrato che uno
specifico training può eliminare alcuni tra i più comuni errori di
valutazione. L'addestramento specifico ed adeguato del grafologo
all'utilizzo della tecnica potrebbe dunque essere una variabile rilevante
in grado di influenzare l'accuratezza dei giudizi.
Fluckinger, Tripp e Weinberg (1961), nella loro rassegna relativa ai
primi studi sulla grafologia, individuano un'altra caratteristica che
sembra influenzare le inferenze del grafologo: l'esperienza nelle arti
visive. I grafologi che presentano un profondo interesse e hanno una
buona conoscenza delle arti visive sembrano essere più accurati e precisi
degli altri.
Infine, un'altra importante questione riguarda i diversi metodi di
analisi della scrittura esistenti: molti studi non specificano chiaramente
se i grafologi coinvolti nella ricerca utilizzano lo stesso metodo e neppure
a quale metodo (o metodi) si fa riferimento. Una questione che non è
stata affrontata in modo ampio e approfondito dalla letteratura è se
la grafologia sia una disciplina complessa ma coerente per l'analisi
della personalità, fondata cioè su delle leggi universali che
uniformano l'interpretazione della scrittura, eliminando incertezze e
contrasti tra le diverse teorie, o piuttosto un termine generale che
nasconde l'esistenza di diversi metodi di valutazione. Ovviamente la
mancanza di chiarezza terminologica e concettuale contribuisce ad abbassare
i coefficienti di attendibilità.
Esistono diverse possibilità per riuscire a ridurre l'errore
statistico associato alle differenze nelle valutazioni tra i giudici.
Ad esempio fornire nomi e descrizioni specifiche delle
caratteristiche importanti da valutare: se si deve valutare il livello
di ansia di un individuo su una scala a 5 punti, si può ottenere un
elevato accordo inter-giudice se i comportamenti principali relativi
ad ognuno dei 5 punti della scala sono chiaramente descritti, e se i
giudici sono addestrati a raggiungere elevati livelli di accordo
utilizzando questi criteri.
Un altro modo per incrementare l'accordo inter-giudice è quello di
assicurarsi che i grafologi coinvolti nella ricerca utilizzino lo
stesso metodo di interpretazione e valutazione della scrittura.
E'opportuno inoltre rilevare i campioni di scrittura in
condizioni standardizzate, tenere cioè sotto controllo ogni fattore
che possa interferire con la prestazione dei soggetti (compreso il
foglio e la penna con cui scrivere).
A differenza dell'attendibilità dei segni grafici, le inferenze
psicologiche fondate sull'analisi della scrittura, relative alla
struttura di personalità e all'insieme di attitudini e aspirazioni
individuali associati ai diversi segni grafici, sono dunque meno
attendibili, a causa dell'errore introdotto dalla variabilità
intra-giudice ed inter-giudice.
Diviene pertanto necessario non solo tenere sotto controllo tutte le
variabili di disturbo che possono in qualche modo influenzare le
valutazioni fornite dai grafologi, ma anche mettere a punto nuove
ricerche volte a individuare e chiarire come tali variabili possano
incidere sul processo di analisi della scrittura e di giudizio.
Veronica Furlan psicologo
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