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Attendibilità della grafologia

di Veronica Furlan

 

Grafservice continuando nella politica di fornire contributi di varia natura che possono interessare i grafologi, ha deciso di pubblicare il seguente articolo di una psicologa di Padova.
Questa professionista ha fatto una ricognizione di tutte le ricerche, prevalentemente nordamericane, realizzate per convalidare la grafologia.
Da questo lavoro risulta che tutte queste ricerche sono state condotte e portate a termine da psicologi con contributi a vario titolo di grafologi. (nelle ricerche non è specificato il grado di professionalità, le conoscenze e le scuole di appartenenza di detti grafologi)
I risultati nel complesso non sono lusinghieri.
Come si vede da questo lavoro sono gli psicologi che hanno ideato, condotto e finalizzato le ricerche, mentre i grafologi ne sono stati praticamente "attori passivi".

Pubblichiamo questo articolo sperando che possa stimolare nei grafologi altrettante ricerche che possano contribuire al raggiungimento della validazione della grafologia.

 

La grafologia costituisce uno strumento di misura molto complesso e sofisticato, elaborato e finalizzato ad ottenere una molteplicità di informazioni relative alla personalità umana.
Essa studia un particolare tipo di comportamento espressivo, la scrittura, e su di esso fonda le inferenze relative ai tratti di personalità e la previsione dei comportamenti futuri. I saggi grafici possono dunque essere considerati analoghi alle risposte individuali a test di personalità standardizzati.
Come per qualsiasi strumento di misura, è fondamentale che i dati raccolti siano attendibili e validi
Il concetto di attendibilità fa riferimento al grado di accuratezza e di precisione di una procedura di misurazione; uno strumento è attendibile quando i punteggi ottenuti da un gruppo di soggetti sono coerenti, stabili nel tempo e costanti dopo molte somministrazioni, in assenza di cambiamenti evidenti, quali variazioni psicologiche e fisiche degli individui sottoposti a misurazione, o dell'ambiente in cui essa ha luogo.
Il concetto di validità invece fa riferimento al grado in cui uno strumento misura effettivamente quello che dovrebbe misurare. Più specificamente, si tratta di un giudizio basato sull'appropriatezza delle inferenze e delle conclusioni che si possono effettuare a partire dai punteggi ottenuti attraverso lo strumento di misura utilizzato. Il concetto di validità è di importanza fondamentale nella misurazione: nella ricerca psicologica il primo quesito da porsi, quando si misura qualcosa, riguarda l'attendibilità di ciò che si misura; il quesito successivo, ancora più importante, consiste nel chiedersi se si sta misurando effettivamente quello che si voleva misurare. Si potrebbe infatti avere una misura perfettamente attendibile ma completamente priva di validità.
Si distinguono due diversi aspetti relativi al concetto di attendibilità grafologica: l'attendibilità dei segni grafici e l'attendibilità delle inferenze grafologiche.
E' necessario innanzitutto stabilire se la scrittura di un individuo è costante nel tempo e coerente nelle diverse situazioni. Sulla stabilità e la coerenza dei segni grafici poggia la validità delle perizie e delle analisi forensi della scrittura realizzate per indagare l'autenticità di documenti ed eventuali falsificazioni. In ambito peritale la materia grafologica riguarda unicamente la metodologia di ricerca degli elementi grafici necessaria per effettuare il confronto e la verifica, per poi fornire un referto, e non lo studio della personalità del soggetto sottoposto ad indagine attraverso la sua scrittura. La verifica peritale in campo grafologico è dunque un'attività tecnica e scientifica realizzata da un esperto che, a seconda dei casi, accerta l'identità o la non identità di un soggetto sulla base della propria scrittura, oppure l'identità o la non identità di un soggetto nell'autore sconosciuto di una scrittura anonima.
Alcuni studi presenti in letteratura (Rafaeli e Drory, 1983; Sovick, Arntzen e Thygesen, 1986) hanno dimostrato che la scrittura può essere facilmente alterata attraverso l'esercizio e la pratica, e che variabili individuali, sociali o caratteristiche demografiche possono influenzare la coerenza e la stabilità della grafia di un individuo.
L'insieme delle ricerche realizzate comunque consente di affermare che complessivamente la scrittura di un individuo è ragionevolmente stabile nel tempo: i coefficienti di attendibilità rilevati variano tra i valori di .77 e .90, e indicano chiaramente che la scrittura di una persona può essere identificata in modo abbastanza preciso sulla base dei segni grafici.
L'attendibilità delle inferenze grafologiche fa riferimento alla coerenza e alla stabilità nel tempo delle interpretazioni e dei giudizi formulati dai grafologi a partire dall'analisi della scrittura degli individui. Le analisi grafologiche infatti non si basano soltanto sull'attribuzione di punteggi oggettivi ai diversi segni grafici, ma anche su giudizi soggettivi relativi alla scrittura. Questi giudizi possono essere del tipo Si/No, indicare cioè se un particolare segno grafico è presente o assente, o possono consistere in valutazioni quantitative graduali della grandezza, dell'intensità,… di specifici segni. Una fonte di errore nella valutazione grafologica può essere dunque costituita da chi attribuisce i punteggi: ad esempio la persona che giudica può essere incoerente nell'assegnare i punteggi, o giudici diversi possono assegnare punteggi diversi al medesimo segno grafico. Tali problemi i attendibilità intra-giudice ed inter-giudice riguardano non solo l'analisi della scrittura, ma tutte le procedure di valutazione in cui non è possibile una misura oggettiva (tecniche proiettive).

L'attendibilità intra-giudice nell'analisi della scrittura fa riferimento alla coerenza con cui un grafologo fornisce le stesse interpretazioni dello stesso campione di scrittura in momenti diversi. Un metodo utilizzato per verificare l'attendibilità intra-giudice delle inferenze grafologiche consiste nel raccogliere dei campioni di scrittura dagli stessi soggetti in momenti diversi; ogni campione di scrittura deve poi essere valutato in cieco (senza cioè conoscere il nome dello scrivente) da uno stesso grafologo, sulla base di alcuni criteri formali e infine si devono calcolare le correlazioni tra le diverse distribuzioni dei punteggi attribuiti ai campioni di scrittura di ciascun soggetto (procedura test-retest). Poiché l'analisi della scrittura può implicare giudizi soggettivi dettagliati sui segni grafologici, può accadere che vi siano delle differenze individuali nel giudizio, che inevitabilmente contribuiscono ad aumentare l'errore di misurazione: ciò si traduce in un'attendibilità test-retest più bassa rispetto a quella ottenuta attraverso un test oggettivo, risultato comune a tutte le situazioni di valutazione in cui i punteggi si fondano su giudizi soggettivi.
Un altro metodo utilizzato per misurare l'attendibilità dei segni grafici consiste nel raccogliere molteplici campioni di scrittura da un singolo soggetto in una determinata occasione, nel valutare in cieco tali campioni, quindi nel calcolare la correlazione tra le distribuzioni dei punteggi attribuiti da uno stesso grafologo ai diversi campioni di scrittura prodotti dal singolo soggetto. Si ottiene in questo modo un indice della coerenza interna della scrittura di un soggetto.
In letteratura sono poche le ricerche che hanno considerato e verificato l'attendibilità intra-giudice delle inferenze grafologiche; i risultati ottenuti comunque sostengono l'attendibilità dei giudizi formulati sulla base dell'analisi della scrittura. Neter e Ben Shaker (1989), nella loro rassegna delle ricerche svolte, riportano coefficienti di attendibilità compresi tra .78 e .88 (max r=1).
L'attendibilità inter-giudice consiste nel grado in cui giudici diversi danno le stesse valutazioni degli stessi campioni di scrittura. L'attendibilità inter-giudice è stata studiata in modo più esteso e approfondito dell'attendibilità intra-giudice e i risultati ottenuti sono in questo caso decisamente discordanti. Furnham e Gunter (1987) hanno rilevato un coefficiente di attendibilità inter-giudice pari a .89; tale coefficiente è stato ottenuto calcolando la correlazione tra le valutazione espresse da due grafologi sulle 13 variabili considerate (inclinazione, ampiezza, pressione,…). Oosthuizen (1990) ha rilevato un coefficiente di attendibilità inter-giudice altrettanto elevato (.89) correlando le valutazioni di due grafologi. Rafaeli e Klimoski (1983) invece, in uno studio sulla capacità di prevedere il successo professionale di venditori attraverso l'analisi della scrittura, hanno ottenuto un coefficiente medio di .45. Keinan, Barak e Ramati (1984) hanno rilevato un coefficiente di attendibilità molto basso, compreso tra .20 e .37.
I risultati di questi studi dunque suggeriscono che spesso i grafologi forniscono valutazioni ed interpretazioni diverse di un medesimo campione di scrittura. Come si può spiegare una tale variabilità nell'intensità dei coefficienti di attendibilità ottenuti?
Sono stati individuati vari fattori che sembrano influenzare l'attendibilità dei giudizi grafologici e che devono pertanto essere tenuti sotto controllo.
Uno di questi è il sesso del grafologo e dello scrivente. Un'ampia letteratura ha analizzato le differenze sessuali in relazione alle abilità analitiche e ai giudizi di attribuzione. Molte ricerche relative al processo di intervista hanno documentato l'esistenza di un'interazione tra processi cognitivi e la variabile sesso. Arvey e Campion (1982) ad esempio, nella loro rassegna degli studi condotti sull'intervista di selezione, rilevano come gli intervistatori uomini tendano tipicamente a dare agli intervistati uomini valutazioni più elevate di quelle date alle donne, mentre le donne non sembrano discriminare in questo modo. Inoltre, nel processo di selezione, la variabile sesso sembra incidere in modo rilevante per alcune mansioni piuttosto che altre, in funzione dei requisiti specifici richiesti, o anche degli stereotipi sessuali che possono eventualmente contraddistinguerla. Si è visto ad esempio che per le professioni tecnico/scientifiche gli uomini possono ottenere valutazioni migliori delle donne perché sono considerate tipicamente delle professioni "maschili". Dinamiche simili a quelle citate potrebbero essere all'opera nel processo di valutazione grafologica; si pensi ad esempio che il grafologo è sempre a conoscenza del sesso dello scrivente (per sua esplicita richiesta). Si può quindi supporre che il sesso dello scrivente, del grafologo e la loro interazione possano influenzare le valutazione grafologiche.
Un'altra variabile di disturbo che è importante considerare è l'esperienza del grafologo. La familiarità con l'utilizzo specifico della grafologia come strumento di valutazione, e non solo con i principi teorici generali della disciplina, potrebbe influenzare le inferenze prodotte dai diversi giudici. Rafaeli e Drory (1988) citano uno studio condotto da Rafaeli e Klimoski (1983) in cui non si era rilevata alcuna differenza tra le previsioni formulate da grafologi professionisti e studenti senza alcuna conoscenza di tipo grafologico; tale risultato potrebbe essere ricondotto, secondo gli autori, alla scarsa esperienza che i grafologi coinvolti nello studio avevano nel processo di selezione e decisione di impiego.
Tuttavia le ricerche che hanno analizzato l'effetto dell'esperienza dell'intervistatore sulla validità dei giudizi formulati in seguito al processo di intervista sembrano suggerire, nel loro insieme, che tale variabile non influenza in modo rilevante l'accuratezza delle valutazioni, al punto che la conduzione anche quotidiana di interviste di selezione non pare comportare un incremento considerevole nella validità e nella precisione dei giudizi. Ciò che sembra rilevante invece è l'addestramento all'intervista: è stato dimostrato che uno specifico training può eliminare alcuni tra i più comuni errori di valutazione. L'addestramento specifico ed adeguato del grafologo all'utilizzo della tecnica potrebbe dunque essere una variabile rilevante in grado di influenzare l'accuratezza dei giudizi.
Fluckinger, Tripp e Weinberg (1961), nella loro rassegna relativa ai primi studi sulla grafologia, individuano un'altra caratteristica che sembra influenzare le inferenze del grafologo: l'esperienza nelle arti visive. I grafologi che presentano un profondo interesse e hanno una buona conoscenza delle arti visive sembrano essere più accurati e precisi degli altri.
Infine, un'altra importante questione riguarda i diversi metodi di analisi della scrittura esistenti: molti studi non specificano chiaramente se i grafologi coinvolti nella ricerca utilizzano lo stesso metodo e neppure a quale metodo (o metodi) si fa riferimento. Una questione che non è stata affrontata in modo ampio e approfondito dalla letteratura è se la grafologia sia una disciplina complessa ma coerente per l'analisi della personalità, fondata cioè su delle leggi universali che uniformano l'interpretazione della scrittura, eliminando incertezze e contrasti tra le diverse teorie, o piuttosto un termine generale che nasconde l'esistenza di diversi metodi di valutazione. Ovviamente la mancanza di chiarezza terminologica e concettuale contribuisce ad abbassare i coefficienti di attendibilità.
Esistono diverse possibilità per riuscire a ridurre l'errore statistico associato alle differenze nelle valutazioni tra i giudici. Ad esempio fornire nomi e descrizioni specifiche delle caratteristiche importanti da valutare: se si deve valutare il livello di ansia di un individuo su una scala a 5 punti, si può ottenere un elevato accordo inter-giudice se i comportamenti principali relativi ad ognuno dei 5 punti della scala sono chiaramente descritti, e se i giudici sono addestrati a raggiungere elevati livelli di accordo utilizzando questi criteri.
Un altro modo per incrementare l'accordo inter-giudice è quello di assicurarsi che i grafologi coinvolti nella ricerca utilizzino lo stesso metodo di interpretazione e valutazione della scrittura. E'opportuno inoltre rilevare i campioni di scrittura in condizioni standardizzate, tenere cioè sotto controllo ogni fattore che possa interferire con la prestazione dei soggetti (compreso il foglio e la penna con cui scrivere).
A differenza dell'attendibilità dei segni grafici, le inferenze psicologiche fondate sull'analisi della scrittura, relative alla struttura di personalità e all'insieme di attitudini e aspirazioni individuali associati ai diversi segni grafici, sono dunque meno attendibili, a causa dell'errore introdotto dalla variabilità intra-giudice ed inter-giudice.
Diviene pertanto necessario non solo tenere sotto controllo tutte le variabili di disturbo che possono in qualche modo influenzare le valutazioni fornite dai grafologi, ma anche mettere a punto nuove ricerche volte a individuare e chiarire come tali variabili possano incidere sul processo di analisi della scrittura e di giudizio.

 

Veronica Furlan psicologo