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Queste note sono dettate da una riflessione che è ben visibile a tutti
i grafologi: le analisi vengono condotte, dai grafologi, senza una
preventiva, efficace, misurazione.
Il grafologo che mostra la necessità di rilevare i segni associati ad
una manoscrittura è trattato come un novellino. Il "bravo" grafologo
osserva la manoscrittura a volo di "piccione", coglie a "volo" tutti i
segni significativi e in pochi minuti è pronto a redigere
un'analisi grafologica.
(nota 1)
Fraintendendo il pensiero di Moretti la fase di "misurazione" o meglio
di rilevazione, quantificazione e qualificazione dei segni è tralasciata,
così, dalla maggior parte dei grafologi.
In verità alcune volte il Moretti suggerisce che la grafologia "non è
schiava della matematica" e che "non bisogna andare all'eccesso
colla matematica" pur rimanendo per quanto può (la grafologia) rigorosa
nelle misure ed aggiunge, ancora, "non sii rigorosamente matematico,
perché allora ti allontanerai dalla malleabilità della psicologia".
A ben vedere Moretti ha chiaro che i criteri di misura da Lui forniti
per quanto rigorosi possono dare solo misure ordinate su "scale ordinali"
e pertanto su dette misurazioni, che chiama sempre correttamente
"graduazioni" o "grado", non possono essere eseguite la maggior parte
delle operazioni matematiche.
Ma , allora, la fase di misurazione è veramente secondaria e tale da
poter essere trascurata o, peggio ancora, essere sostituita dall'intuito
del grafologo?
È questa fase un passaggio, meramente meccanico, in cui si associa un
certo numero ad un qualsiasi segno grafologico, fornendo così una
misura?
Ma cosa è una misura?
Possiamo dire che una misura fornisce un numero ben determinato che
rappresenta il livello della presenza della caratteristica misurata: a
questo numero si giunge attraverso operazioni compiute mediante uno
strumento di misura. Strumento che non deve essere necessariamente inteso
come un mezzo meccanico ma può essere inteso come una serie di criteri
di misura, possibilmente rigorosi, come è, o dovrebbe essere, in
grafologia. Tale misurazione è necessaria sia per gerarchizzare
correttamente i vari segni presenti sia per farne utili combinazioni o
sintesi, e quindi individuare la struttura della personalità dello
scrivente.
Da quanto sopra esposto, misurare, in grafologia, significa mettere ordine
nel disordine, significa semplificare e rendere più efficiente il
processo ideativo, significa poter effettuare previsioni più corrette.
Misurare i comuni segni grafologici secondo categorie definite e distinte,
ma collegate tra loro da principi organizzatori non è un processo
automatico; esso è condizionato sia dalla preparazione che dagli scopi
del singolo grafologo ed inoltre dalla capacità di gestione degli
input presenti nella grafia.
Consapevolmente o inconsapevolmente ogni segno che entra in gioco in
una determinata scrittura viene inserito in una categoria già esistente
che ne mutua alcune caratteristiche. Se un segno grafologico non
appare classificabile immediatamente, vengono prese in esame, in
successione, ulteriori categorie e vengono inseriti segni
grafologici successivamente rilevati e con caratteri analoghi.
Può mutare, e di fatto cambia continuamente, il criterio di misurazione o
il principio organizzatore, ma non può mutare l'esigenza primaria di
misurare.
Il principio organizzatore di una misurazione può cambiare in funzione
sia della scrittura da analizzare sia, soprattutto, delle
finalità dell'analisi.
In effetti quest'ultimo elemento appare quasi sempre dominante in quanto
un ordinamento in categorie deve servire essenzialmente come guida per
la stesura dell'analisi in modo che essa possa rispondere ai suoi
obbiettivi. Pertanto la classificazione - per temperamenti, per tratti
di personalità, ecc. - viene effettuata per permettere affermazioni
più precise, per raggiungere più rapidamente ed efficientemente risultati
il più possibile esaurienti ed efficaci.
In definitiva solo apparentemente un processo di misurazione di una
scrittura fornisce risultati "quantitativi"; in realtà detti risultati
devono essere considerati "qualitativi" pertanto "conoscitivi" della
persona stessa.
In altre parole possiamo dire che il modo di redigere un'analisi
grafologica deve distinguersi formalmente dal modo di rilevare i
segni grafologici. La rilevazione dei segni deve appropriarsi degli
specifici significati emergenti da quella scrittura, deve analizzare
le differenti forme di rapporto tra gli stessi e deve, infine,
rintracciarne eventuali legami interni. Solo dopo che è stato eseguito
questo lavoro l'analisi può essere redatta in modo conveniente.
nota 1:
Secondo Skinner è l’uccello che,
in volo, vede meglio i piccoli particolari.
Articolo pubblicato su: Notiziario dell'A.N.C.G. (Associazione
Nazionale Consulenti Grafologi), gennaio-aprile 2002
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