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Analisi
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Misurare
come presupposto dell'operare in grafologia

di Maurizio Placidi

 

Queste note sono dettate da una riflessione che è ben visibile a tutti i grafologi: le analisi vengono condotte, dai grafologi, senza una preventiva, efficace, misurazione.
Il grafologo che mostra la necessità di rilevare i segni associati ad una manoscrittura è trattato come un novellino. Il "bravo" grafologo osserva la manoscrittura a volo di "piccione", coglie a "volo" tutti i segni significativi e in pochi minuti è pronto a redigere un'analisi grafologica. (nota 1)
Fraintendendo il pensiero di Moretti la fase di "misurazione" o meglio di rilevazione, quantificazione e qualificazione dei segni è tralasciata, così, dalla maggior parte dei grafologi.
In verità alcune volte il Moretti suggerisce che la grafologia "non è schiava della matematica" e che "non bisogna andare all'eccesso colla matematica" pur rimanendo per quanto può (la grafologia) rigorosa nelle misure ed aggiunge, ancora, "non sii rigorosamente matematico, perché allora ti allontanerai dalla malleabilità della psicologia".
A ben vedere Moretti ha chiaro che i criteri di misura da Lui forniti per quanto rigorosi possono dare solo misure ordinate su "scale ordinali" e pertanto su dette misurazioni, che chiama sempre correttamente "graduazioni" o "grado", non possono essere eseguite la maggior parte delle operazioni matematiche.
Ma , allora, la fase di misurazione è veramente secondaria e tale da poter essere trascurata o, peggio ancora, essere sostituita dall'intuito del grafologo?
È questa fase un passaggio, meramente meccanico, in cui si associa un certo numero ad un qualsiasi segno grafologico, fornendo così una misura?

Ma cosa è una misura?
Possiamo dire che una misura fornisce un numero ben determinato che rappresenta il livello della presenza della caratteristica misurata: a questo numero si giunge attraverso operazioni compiute mediante uno strumento di misura. Strumento che non deve essere necessariamente inteso come un mezzo meccanico ma può essere inteso come una serie di criteri di misura, possibilmente rigorosi, come è, o dovrebbe essere, in grafologia. Tale misurazione è necessaria sia per gerarchizzare correttamente i vari segni presenti sia per farne utili combinazioni o sintesi, e quindi individuare la struttura della personalità dello scrivente.
Da quanto sopra esposto, misurare, in grafologia, significa mettere ordine nel disordine, significa semplificare e rendere più efficiente il processo ideativo, significa poter effettuare previsioni più corrette. Misurare i comuni segni grafologici secondo categorie definite e distinte, ma collegate tra loro da principi organizzatori non è un processo automatico; esso è condizionato sia dalla preparazione che dagli scopi del singolo grafologo ed inoltre dalla capacità di gestione degli input presenti nella grafia.
Consapevolmente o inconsapevolmente ogni segno che entra in gioco in una determinata scrittura viene inserito in una categoria già esistente che ne mutua alcune caratteristiche. Se un segno grafologico non appare classificabile immediatamente, vengono prese in esame, in successione, ulteriori categorie e vengono inseriti segni grafologici successivamente rilevati e con caratteri analoghi.
Può mutare, e di fatto cambia continuamente, il criterio di misurazione o il principio organizzatore, ma non può mutare l'esigenza primaria di misurare.
Il principio organizzatore di una misurazione può cambiare in funzione sia della scrittura da analizzare sia, soprattutto, delle finalità dell'analisi.
In effetti quest'ultimo elemento appare quasi sempre dominante in quanto un ordinamento in categorie deve servire essenzialmente come guida per la stesura dell'analisi in modo che essa possa rispondere ai suoi obbiettivi. Pertanto la classificazione - per temperamenti, per tratti di personalità, ecc. - viene effettuata per permettere affermazioni più precise, per raggiungere più rapidamente ed efficientemente risultati il più possibile esaurienti ed efficaci.
In definitiva solo apparentemente un processo di misurazione di una scrittura fornisce risultati "quantitativi"; in realtà detti risultati devono essere considerati "qualitativi" pertanto "conoscitivi" della persona stessa.
In altre parole possiamo dire che il modo di redigere un'analisi grafologica deve distinguersi formalmente dal modo di rilevare i segni grafologici. La rilevazione dei segni deve appropriarsi degli specifici significati emergenti da quella scrittura, deve analizzare le differenti forme di rapporto tra gli stessi e deve, infine, rintracciarne eventuali legami interni. Solo dopo che è stato eseguito questo lavoro l'analisi può essere redatta in modo conveniente.

 

nota 1: Secondo Skinner è l’uccello che, in volo, vede meglio i piccoli particolari.

 

Articolo pubblicato su: Notiziario dell'A.N.C.G. (Associazione Nazionale Consulenti Grafologi), gennaio-aprile 2002