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Analisi
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Vittorio Bottego, Eroe nazionale
  
di Clara Maffei

Ho sempre stimato un esploratore: Vittorio Bottego, esercitava su di me lo stesso fascino degli eroi. Lo immaginavo come un antico Indiana Jones: in testa il tipico casco coloniale e tra le mani una carta geografica, sfinito da ogni sorta di difficoltà ma sempre con la situazione in pugno.

Ma non bisogna inseguire i miti della giovinezza perché gli eroi spesso scompaiono sotto nuovi giudizi storici. Discusso, amato o respinto, col tempo anche i giudizi su Bottego sono divenuti contraddittori: chi ancor oggi esalta le sue gesta e il suo eroismo, e chi, alla luce dei fatti, lo condanna per il tanto sangue sparso durante le sue scorrerie.

Ringrazio la Prof.ssa Maria Grazia Mezzadri, Direttore Scientifico del Museo di Storia Naturale Di Parma per la disponibilità e l'impegno nel farmi avere un campionario di lettere di Bottego.

Lettere che si riferiscono ad anni diversi, scritte dai luoghi più disparati e scomodi, compresi gli accampamenti in Africa.





16 febbraio 1890: lettera inviata da Massaua ai genitori


La grafia rivela una personalità competitiva ed irascibile, con atteggiamenti bruschi e decisi, con impulsi forti e spesso incontrollati. La personalità di un uomo turbolento, ambizioso, attratto dalle novità e sostenuto dal costante fervore di chi sa che può vincere gli ostacoli.

Aggettivi che forse non sono sufficienti a delineare un esploratore che fu definito "Eroe purissimo, coraggioso fino alla morte"

La personalità di Bottego potrebbe del resto rappresentare tutte le caratteristiche dell'Eroe: certamente il forte istinto d'affermazione inteso come bisogno di superare gli ostacoli ed esercitare potere. Bisogno espresso dall'ostinazione e dal coraggio con cui accetta la sfida, accetta il rischio, pronto a battersi per ogni causa che ritiene giusta. Convinto delle sue idee e dei suoi punti di vista, non disposto affatto a mollare, capace di conoscere le sue deficienze ma non di riconoscerle, il verbo arrendersi non era certamente contemplato nel suo vocabolario. Coraggio che sconfina però con la temerarietà, con l'audacia di chi, nelle situazioni critiche, facilmente perde la calma e conseguentemente la lucidità, e ricorre sotto l'impulso del momento ad una strategia d'improvvisazione. Potrebbe anche andargli bene, ma allora, anziché tenere conto del pericolo, si affida alla fortuna.

Nel coraggio scivola anche l'orgoglio che vuole il plauso per la sfida, lo sforzo, lo stimolo a superare una difficoltà o una paura. L'orgoglio di chi mira alla vittoria, L'orgoglio che si prova quando si è stati coraggiosi, quando si è fatto qualcosa che si ritiene socialmente utile. L'orgoglio che ti fa sentire superiore e che spinge a fare sempre di più, sempre meglio.

Ed ecco, in secondo luogo, l'entusiasmo o meglio il fervore. Volitivo di carattere, dotato di un ottimo livello di energia, disposto a ritentare se la prima volta non è andata bene, Vittorio Bottego si butta nelle iniziative in cui crede con impeto, intensità, slancio.

Senza dubbio l'aggressività, o meglio quell'irritabilità sicuramente utile e positiva per la voglia di affermarsi, di superare le difficoltà, di scoprire.

Ma nella aggressività rientra anche la collera perché, con i nervi sempre tesi, basta un niente per farlo scattare. Parole che lo colpiscono, comportamenti che l'emozionano o l'offendono, reali o credute ingiustizie, sono per lui fonte di indignazione, di sdegno. Una indignazione con cui scarica la sua abituale tensione emotiva e che si manifesta con reazioni irruente e scortesi, toni autoritari, toni duri.

Quanto all'ammirazione, Bottego aveva davvero un ascendente incomparabile?

Non c'è dubbio che Bottego può con facilità essere un trascinatore che affascina e conquista. Può, infatti, avvincere gli animi con la sua ostentata sicurezza e far presa con parole pronunciate con tale passione e veemenza che chi ascolta, facilmente si sentirà eccitato, coinvolto, indignato e arrabbiato.

Come si vede sono molte le caratteristiche di Vittorio Bottego che ci fanno dire che la sua fama nasce da un complesso di azioni audaci che, sostenute dalla ambizione e dalla tenacia, si presentano come eroismo più o meno autentico e reale.

D'altronde si sa che quando un'impresa che incute timore è coronata dal successo chi la compie diventa autore di un gesto leggendario. E, in un 'epoca in cui continente nero affascinava e incuteva timore, gli esploratori, guardati con ammirazione, esercitavano lo stesso fascino degli eroi.